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The New Thing Quartet
Bisaccia è un piccolo comune dell'altopiano irpino. Lontano dai grossi centri - Avellino dista 70 km - sta cercando da un po' di tempo di uscire da un certo isolamento culturale, attraverso una serie di iniziative che gli diano visibilità. In questo contesto si inserisce il concerto organizzato dall'attuale amministrazione che ha visto protagonista - in una saletta dello splendido castello federiciano - il New Thing Quartet, ossia John Tchicai (alto e clarinetto basso), Pasquale Innarella (tenore e soprano), Silvia Bolognesi (contrabbasso), Ettore Fioravanti (batteria).
Il quartetto proveniva da Roma (dove ha tenuto un concerto presso la Scuola di Musica Popolare di Testaccio), quindi già rodato. Come prometteva il titolo, il suo era un omaggio alla New Thing, estremamente colto, essenziale ed elegante. Una musica densa
di riferimenti (Ayler, Trane, Shepp, il New York Art Quartet, di cui Tchicai è stato pedina essenziale) e senza sbavature. Fioravanti si è confermato (ma ce n'era poi bisogno? Certamente no) uno dei migliori batteristi europei, una vera macchina del ritmo, precisa e implacabile; la Bolognesi fantasiosa più che mai, con un walking bass scuro e corpulento. Innarella ha abbandonato da tempo l'avanguardia più spinta (niente più corno, nastri magnetici ed elettronica per intenderci) per buttarsi a capofitto nel recupero del Free storico e del post Free: i suoi soli sono lucidi, torrenziali a volte: si sente che quando suona ha nella mente Ayler e Shepp. Tchicai, a 76 anni, è in gran forma e sembra vivere una seconda giovinezza. Ha recuperato il contralto in luogo del sax tenore e nel cambio, a nostro avviso, la musica ci ha guadagnato in espressività. Il climax si è raggiunto durante una lunga improvvisazione per soprano e clarinetto basso, un'estasi incantatoria di una manciata di minuti, scandita - interrotta quasi - dalle bordate di Fioravanti. Un estratto del concerto (seguito da un numeroso pubblico giovanile) dovrebbe far parte di un disco. Acustica permettendo, dato che, purtoppo, non era delle migliori.
Foto: Sandro Tecce.
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