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Testa-Fresu-Cipelli: omaggio a Leo Ferrè

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Teatro Sociale - Soresina - 21.02.2009

Un fascio di luce soffusa che trafigge il palcoscenico, gli accordi sapienti ed evocativi del pianoforte di Cipelli, la voce roca e vissuta di Gianmaria Testa e... il pensiero corre a quel fumoso bistrot belga dove tutto ebbe inizio.

Ne è passata di acqua sotto i ponti da quando il pianista Roberto Cipelli (co-fondatore del Paolo Fresu Quintet), raccogliendo a Liegi la testimonianza e le emozioni di un amico intimo di Ferrè, decise che la figura del poeta e chansonnier francese poteva trovare una nuova chiave di lettura attraverso la sensibilità interpretativa di un gruppo di jazzisti di valore.

E ne è passato di tempo da quel torrido agosto del 2003 a Berchidda quando, davanti a duemila persone, Cipelli, il suo ESP Trio, GianMaria Testa, il padrone di casa Paolo Fresu e l'incontenibile ospite Paolo Rossi, fecero debuttare il progetto Ferré. Un debutto tra luci ed ombre. L'idea è interessante, i musicisti sono all'altezza, ma Paolo Rossi domina oltremisura la scena, il programma è un poco sfilacciato e lo spirito di Ferrè fatica ad emergere pienamente.

Ne è passato di tempo, e non invano. Perché a Soresina, nel delizioso Teatro Sociale, il Progetto Ferrè sembra aver chiuso il cerchio, raggiungendo maturità espressiva ed un quasi perfetto equilibrio tra le varie anime che compongono lo spettacolo.

Le parole ed il pensiero di Ferrè si sublimano magnificamente nella voce e nell'atteggiamento scenico di Gianmaria Testa, che ha gradualmente limato gli eccessi interpretavi degli inizi per giungere ad una essenzialità carica di pathos e ricca di suggestioni evocative.

La musica non è più una veste calata sui testi, ma proprio da una parola, da una pronuncia, da un accento, da una sospensione coglie sollecitazioni e impulsi per creare un affresco sonoro plausibile benché assai variegato. Non sorprende quindi che accanto ad un canonico blues, conviva lo swing della Parigi anni Cinquanta o che una canzone popolare piemontese lasci spazio alla libera improvvisazione, o che una delicatissima rilettura dei classici di Tenco segua del tutto naturalmente una ballad dal sapore folk.

Non sempre l'intero ensemble suona al gran completo. Vi è quasi un gioco ad incastro tra i vari musicisti che entrano ed escono dal palcoscenico come i tanti personaggi che popolano le visioni di Ferrè. Ed ogni volta, che sia il duo pianoforte-tromba, la chitarra solitaria o il classico trio, si crea una magica combinazione di suoni e di parole che affascina l'ascoltatore.

A rendere assolutamente credibile ed emotivamente palpabile una tale commistione di stili e influenze sono il grande senso dell'orchestrazione di Cipelli e la bravura dei solisti. Il pianista cremonese ha una grande esperienza nell'arte dell'accompagnamento al canto (i lavori con Sheila Jordan sono lì a testimoniarlo), e sa quindi gestire con intelligenza interventi solistici e momenti di insieme, mantenendo il controllo delle dinamiche esecutive e rendendo armonioso il succedersi dello spettacolo.

Un Fresu particolarmente ispirato è passato con disinvoltura da sonorità melanconiche alla Chet Baker, ad aggressivi riff quasi jazz rock attraverso minime manipolazioni elettroniche, da algide suggestioni nordiche a torridi fraseggi blues. Mentre Attilio Zanchi al contrabbasso e Philippe Garcia alla batteria hanno assicurato un supporto ritmico elastico, discreto e fantasioso.

Foto (di repertorio) di Danilo Codazzi (Cipelli) e Claudio Casanova (Fresu).


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