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Scott Kinsey Group
Piacenza Jazz Festival
Teatro President - Piacenza - 26.02.2006
Al di là di etichette e classificazioni, di generi e di stili, di decibel e di strumentazioni, possiamo parlare in maniera semplicistica, ma chiara, di buona musica e di cattiva musica, di freschezza di idee e originalità di pensiero come di routine e di clonazione musicale.
Ebbene lo Scott Kinsey Group, operando in una dimensione decisamente ai margini di quella galassia indefinita e nebulosa che si chiama jazz, ha offerto una chiara dimostrazione di come sollecitazioni disparate e universi sonori eterogenei possano confluire in una espressione musicale, che magari indigesta al jazzofilo incallito, rivela appieno la propria carica di energia, di vitalità, di divertimento e, perché no, di buon gusto.
Se da una parte Scott Henderson, con i suoi assoli di chitarra fulminanti e pirotecnici, e Gary Novak con un drumming poderoso e implacabile, costituiscono lo zoccolo duro e più canonico della formazione, dall’altra il basso elettrico morbido e pastoso di Matthew Garrison e le liquide tastiere di Scott Kinsey fungono da sofisticati e inventivi contraltari melodici. Quello che ne risulta è un’onda d’urto sonora di grande efficacia e pienamente sotto controllo, lontana anni luce da certa fusion patinata, e ricca di spunti interessanti.
Come l’uso discreto ma incisivo di campionamenti e distorsori vocali che ora richiamano sonorità urbane ora evocano fantastiche e immaginarie terre lontane, come l’anima del blues che viene tolta da facili banalizzazioni per essere immersa in accattivanti ritmiche reggae o abbandonata in libere e selvagge improvvisazioni. Ma soprattutto come i geniali impulsi sonori che partono da quella sorta di centrale operativa che è la postazione di Kinsey: tastiere, sintetizzatori, computer e marchingegni elettronici si trasformano nelle sapienti mani del tastierista di Owosso in strumenti appassiona(n)ti che rivelano insospettabili aperture armoniche, creano impasti timbrici inusuali, irradiano minuscole cellule melodiche in perenne movimento.
È insomma musica dinamica, attraversata da continui sussulti, sorretta da una felice vena compositiva e piacevolmente contagiosa.
Foto di Danilo Codazzi [altre immagini da questo concerto sono disponibili nella galleria immagini]
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