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Rumori Mediterranei 2007
Rispondendo all'interrogativo creativo posto dal direttore artistico Paolo Damiani come contenitore concettuale di questa edizione numero 27 di Rumori Mediterranei ossia "Al tempo che farà" (che coincide con il titolo dell'ultima fatica discogragica, presentata in anteprima al festival) si può tranquillamente affermare che, musicalmente parlando, il festival ha goduto di una stabile situazione di alta pressione.
Una dieci giorni concertistica iniziata con l'ottima performance del quintetto di Ornette Coleman in una straripante Arena dello Stretto a Reggio Calabria e proseguita in diversi paesi della Locride per circa una settimana fino al consueto gran finale di Roccella Jonica con quattro giorni intensi, dal 22 al 25 agosto, di concerti ma anche di incontri, laboratori e seminari.
A dare fiato alle trombe, è il caso di dire, è stato il pifferaio magico del jazz italiano, Paolo Fresu, artista sempre più internazionale a cui il festival ha offerto un'intera serata per presentare due suoi progetti, il connubio intimistico con il pianoforte di Uri Caine e il Carla Bley Lost Chords (inoltre la sera precedente a Siderno lo si è potuto ascoltare anche come rodato ospite della Kocani Orchestra).
Nei tre concerti il trombettista di Berchidda è apparso davvero in periodo di grazia, capace di calarsi perfettamente nel ruolo di voce melodica di contesti tanto differenti, senza perdere un grammo della sua cifra stilistica.
Con la Kocani ha prevalso la vena mediterranea e bandistica degli esordi mentre a fianco di Caine lo si è apprezzato per quel lirismo morbido ed etereo (ancora più evidente quando utilizza il flicorno) che a tratti ricorda le ascendenze timbriche di Chet Baker e Clifford Brown mentre con la Bley ai preziosi momenti solistici ha abbinato scambi con il tenore di Andy Sheppard di superba efficacia espressiva.
Il 23 agosto ha visto di scena la "Quasi Band" di Paolo Damiani, sestetto di grande spessore con una front line composta da Louis Sclavis e Javier Girotto. Dei due è apparso più sintonizzato alle atmosfere del gruppo l'argentino, autore di fluide sortite sempre caratterizzate dal suo piglio generoso e "caliente" con Sclavis pertinente nell'insieme ma un tantino sottotono solisticamente.
Gli scenari disegnati da Damiani si sono articolati da momenti visionari e aperti ad improvvisi catalizzazioni melodiche, dove prendeva corpo la bella voce della Torto (come in "Quello che non voglio" brano scritto da Stefano Benni per Fabrizio De Andrè). A far da anello di congiunzione dei cambiamenti di clima espressivo il poliedrico pianoforte della Marcotulli e l'esperto violoncello-nocchiero di Damiani.
In seconda serata il quartetto di Joe Lovano ha offerto una bella dose di energia jazzistica declinata in un neo-mainstream di gran classe, con la suadente voce strumentale del leader a far da padrone, la bella scoperta della ventitreenne, ma già con piglio da veterana, contrabbassista Esmeralda Spalding ma senza altre particolari sorprese se non quella, a tratti imbarazzante, della simpatica ma fuori contesto voce di Judi Silvano, compagna di Lovano.
Il 24 agosto a fianco della riuscita e "militante" produzione multisensoriale "Avantipop" dei Tête de Bois si è potuta ascoltare anche la PMJO, Parco della Musica Jazz Orchestra, diretta per l'occasione da Maria Schneider.
Nata all'interno della Fondazione Musica per Roma la PMJO è una realtà rara nel panorama, certo poco affollato, delle orchestre stabili italiane, assemblata grazie all'encomiabile lavoro di Maurizio Giammarco, Mario Corvini e Pietro Iodice e formata da ottimi e giovani jazzman dell'ambiente capitolino.
A Roccella la PMJO ha eseguito composizioni e arrangiamenti della Schneider che, pur senza nulla togliere alla sua bravura di band-leader e compositrice, a tratti hanno risentito di una certa uniformità di mood, di una staticità timbrica, come nella suite iniziale.
Certo la PMJO non è l'orchestra di Gil Evans ma, prendendo a prestito una frase di un illustre ospite della terra calabra di oltre duemila anni fa quale Annibale Barca:, "il bravo generale non è quello che ha il migliore esercito ma quello che riesce ad ottenere il meglio dall'esercito che ha".
L'ultima giornata di concerti è iniziata, negli accoglienti spazi dell'Auditorium, con la "Ballata in Sud" di Francesca Archibugi, viaggio-documentario fra Roma e la Locride commissionato dal festival e realizzato in collaborazione con la "Casa del Jazz" di Roma. Un viaggio emozionale sulle possibilità e le speranze di un Sud diverso, accompagnato dalle "immagini sonore" del compatto e ispirato trio di Battista Lena, che per l'occasione ha potuto contare anche sul solare e trascinante solismo di Javier Girotto e Luciano Biondini.
Sul palco centrale, invece, è toccato a Rita Marcotulli aprire la serata con il suo progetto "In Between", sestetto di all-star che, già dagli stili e dalle nazionalità dei compagni di viaggio, ha sottolineato la visione allargata del pianismo della Marcotulli, artista da sempre internazionale come linguaggio e caratura.
A Roccella il sestetto ha veleggiato su orizzonti in continua mutazione sempre d'ineccepibile eleganza, ora su atmosfere nordiche care alla tromba di Molvaer e al contrabasso di Jormin , ora su timbriche ECM e sanguigni sprazzi solistici del tenore di Sheppard, sempre innervate da quella dominante mediterranea della Marcotulli che ha fatto da collante espressivo delle mille componenti del suo complesso mondo interiore.
A far scorrere i titoli di coda di questa 27esima edizione ci hanno pensato i decibel della Shibusa Shirazu, sorta di moderna versione nipponica della Sun Ra Arkestra con una dose ancora maggiore di contaminazioni di generi e stili, formazione caratterizzata da un ribollente magma sonoro (talvolta davvero soverchiante e ossessiva) e trovate sceniche come danzatori butoh, live-painting, cow-girls e varia umanità, che ha fornito uno spaccato a dir poco singolare su come possa essere declinata in forma orchestrale l'avanguardia jazzistica nel paese del Sol Levante.
Fra gli altri appuntamenti pomeridiani segnaliamo l'efficace voce "third stream" di Karin Schimdt, ascoltata in un godibile e variegato recital a Siderno e il bel progetto "Teste quadre" di Aldo Gianolio (noto e acutissimo critico jazz ma che a Roccella si presentava in veste d'ironico autore dell'omonimo romanzo edito da Aliberti), che con la preziosa complicità di Vito, attore dalle mille sfaccettature espressive, e delle sortite improvvisative di un duo d'eccezione come quello formato da Uri Caine e Gianluca Petrella, ha potuto vedere i suoi bizzari e paradossali personaggi vestirsi di inedite sfumature di parole e geniali storie in forma di note.
Foto di Claudio Casanova
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