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RAI Nuova Musica 2006 - Prima Parte

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI Ensemble Geometrie Variabili dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai Complesso da camera dell'Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai

Auditorium Rai - Torino - 10.03.06-20.03.06

Per il terzo anno consecutivo l'Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI propone al pubblico in sala e a quello radiofonico un'ampia selezione di quella che il cartellone riporta, con sobrietà, sotto la denominazione Nuova Musica.

Non che non affiori il sospetto di un certo "cerebralismo", per giunta anacronistico: il luogo comune vuole che, al solo menzionare la Neue Musik, tornino alla mente gli accigliati (ma saranno stati tutti, e sempre, così?) maîtres à penser impegnati degli anni '50, l'epoca "aurea" dei Ferienkursen di Darmastadt, in cui venivano posti i fondamenti di un linguaggio musicale radicalmente nuovo.

Certo non mancano, in programma, i Boulez e gli Stockhausen, e neppure i Pousseur, con lavori che ormai appartengono alla storia o che aggiornano un vocabolario sonoro consolidato.

Ma Rai Nuova Musica non è solo questo…

Procediamo con ordine.

Un fondamentale antefatto - di cui bisogna parlare, perché pur non inserendosi nella rassegna, ne condivide lo spirito rapsodico, indagatore, trasversale - è il concerto per T1 Torino Triennale Tremusei del 4 marzo, interamente dedicato a quello che è, forse, il compositore italiano vivente che gode di maggiore notorietà (specie all'estero, ma non è proprio questa l'occasione di polemizzare, dato che l'Orchestra RAI commissiona ed esegue spesso i suoi brani).

Tre brani di Salvatore Sciarrino, giusto una settimana prima dell'inizio di RAI Nuova Musica, diretti da Tito Ceccherini - sempre più interprete "di riferimento" dell'autore - mostrano quanto libera dai dogmi e altamente evocatrice possa essere la musica che si scrive oggi.

Dalle Variazioni (con un interprete ideale quale il violoncellista Francesco Dillon), risalenti agli anni '70, ai Fuochi oltre la ragione sino al più recente Il Suono e il tacere risalta la personalità di un linguaggio indistinguibile modulato al di là degli schematismi, immaginifico, in grado di aprire la nostra percezione ai suoni inauditi, casuali, esili.

Il violoncello ricorda a Sciarrino l'intensità sonora di un grillo, e l'orchestra pare un vociare di insetti, ora tutti insieme, ora in piccoli gruppi, variamente combinati.

Il frinire sottile di queste creature musicali ci rammenta la creazione istintiva, leggera e vitalissima a un tempo, degli improvvisatori più aggiornati, le intuizioni di tanti maestri della sound art e del field recording.

Tale è l'attenzione ai particolari più minuti del suono, non ingabbiato da rigide maglie formali, da indurre il sospetto che ci sia una sorta di osmosi, un intangibile trait d'union che pare connettere il mondo di Sciarrino a quello - per fare alcuni nomi esemplari quanto misconosciuti all'accademia - di Martine Altenburger (il cui violoncello letteralmente si libra agile come un lepidottero) o di Radu Malfatti, o ancora di Burkhard Stangl; per tacere, sull'altro versante, di Eric La Casa, David Dunn, Chris Watson, Albert Mayr.

La rassegna vera e propria ha sinora offerto alcune conferme (con Lachenmann e Dufourt su tutti, oltre al già citato Sciarrino), senza però proporre novità di particolare rilievo. Nella monumentale partitura di Ausklang - oggetto di una recente rivisitazione - Massimiliano Damerini, per il quale il brano fu scritto tra il 1984 e il 1985, dà prova non solo di una accurata lettura del testo, ma anche di un'eccellente veduta d'insieme, in un continuo scambio di urti e risonanze con l'orchestra: il carattere scabro e spigoloso, tipico delle pagine di Helmut Lachenmann, si apre a un respiro che, pur lontano dalla "cantabilità", lascia trasparire - anche se dietro uno specchio il più delle volte deformante - le vestigia della tradizione: forse tra i più alti esiti di ciò che il tedesco ha chiamato strutturalismo dialettico, di un poetica, cioè che si pone - sia pure problematicamente - in dialogo con le strutture e le forme preesistenti.

Applaudito con calore il direttore Peter Rundel, semplicemente impeccabile, anche nell'interpretazione del brano elettroacustico Etymo II di Luca Francesconi (in prima esecuzione assoluta), e di una duttilità non comune: chi non ne ricorda, tra l'altro, le divertenti interpretazioni zappiane con l'Ensemble Modern?

Un'altra guida d'eccezione, la canadese Lorraine Vaillancourt, dirige il complesso da camera dell'Orchestra, in un concerto dove spicca la raffinatezza di due brevi brani di Jonathan Harvey, tanto più preziosi perché non ancora incisi.

Hidden Voice è una sorta di metafora del viaggio spirituale verso l'interiorità: protagonista è la melodia nostalgica che si distende tra gli archi sordinati, avvolta dalla ritualità dei legni e delle campane tubolari.

Moving Trees, con i suoi cinque minuti e poco più, è veramente un piccolo gioiello, con i giochi di luce rifratta da un'arpa, una chitarra, una celesta, un ottavino e percussioni metalliche. Ci si augura che il tempo di Harvey sia giunto (tornato?) anche a Torino, dove non lo si eseguiva da almeno un decennio!

Apprezzabili i tentativi di inserire elementi ritmici delle musiche africane da parte di Patrizio Esposito, mentre non sembra particolarmente originale l'inserimento di spunti est-europei in The Minstrel's Dance di Isidora Zebeljan.

Il clima luttuoso che pervade il Frammento per Laura di Gilberto Cappelli è talmente saturo di tensione da perdere slancio piuttosto rapidamente.

L'Orchestra torna a ranghi completi sotto la guida di Ceccherini, con un programma di qualità alterna.

Mentre nel lavoro di Minas Borboudakis le telluriche percussioni del pur bravissimo Peter Sadlo sovrastano per lunghi tratti gli altri strumenti, rendendoli quasi inudibili, convincono di più i lavori di Giovanni Verrando e Salvatore Sciarrino. Il compositore ligure ricerca la fusione/mimesi tra il materiale acustico (di cui fanno parte fogli di giornale da strofinare, coperchi di pentole e un ampio set percussivo) ed elettronico (generato da una tastiera con campionatore, da una chitarra e da un basso elettrico): non sempre il gioco funziona e, complice forse un'esecuzione non del tutto persuasa dello spirito del brano, riesce alla fin fine artificioso.

Artificioso non è invece Shadow of Time di Sciarrino, anche se il succedersi di fruscii, mugolii, echi, e soffi rischia di risolversi in un campionario di stilemi già più volte sentiti.

L'invenzione melodica dell'americano Michael Daugherty, che affida a Francesco D'Orazio la parte del violino solista in Fire and Blood - ispirato alle pitture murali di Diego Rivera dedicate all'industria automobilistica di Detroit - per quanto suoni piacevole e brillante, non riesce a comunicare molto più che un manierismo privo di originalità.

Uno sforzo di originalità che ci si attendeva - senza sortire esito, purtroppo, per il ricorso a soluzioni neo-tonali piuttosto risapute - anche da Gilberto Bosco, Fabrizio de Rossi Re e Daniele Bertotto, il cui Violet Pages ha, nondimeno, consentito a Simone Briatore di esibire le sue indiscusse qualità di violista.

Gran finale con l'Origine du Monde, ispirato a Hugues Dufourt dalla "scandalosa" tela di Courbet.

In questo brano la pianista romeno-francese Ancuza Aprodu interagisce con l'Ensemble Geometrie Variabili secondo differenti gradi di intensità e densità.

L'accumulo e il rilascio della tensione sono calibrati dal compositore lionese con una maestria rara, così come altamente suggestivo è il trattamento del timbro, che - secondo la prassi "spettralista" diventa tutt'uno con l'armonia - circolando dalla tastiera alle percussioni e di qui al complesso orchestrale, per ritornare con cicli irregolari al pianoforte.

Davvero sembra materializzarsi all'ascolto il respiro di un organismo vivente, audace e sensuale quanto la tela del pittore di Ornans.

Dopo l'attenzione dedicata (finalmente!) a Gérard Grisey nel corso dell'edizione passata, RAI Nuova Musica ha reso così un giusto omaggio a un altro importante esponente di quella corrente battezzata con il nome di musica spettrale dallo stesso Dufourt: è, quindi, con curiosità che si attende l'esecuzione, in novembre, del brano che gli è stato commissionato dall'Orchestra.

Visita la pagina web di Rai Nuova Musica.


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