Home » Articoli » Live Review » Pat Metheny e Dave Holland stelle al Voll-Damm Barcelona...
Pat Metheny e Dave Holland stelle al Voll-Damm Barcelona Jazz Festival
Palau de la Música Catalana, Auditorium del Conservatori del Liceu; Luz de Gas - Barcellona (Spagna) - 22-26.11.2011
Probabilmente nessun jazz festival europeo può oggi competere con quello di Barcellona per quantità e qualità dell'offerta musicale: anche quest'anno in due mesi di programmazione ha presentato oltre settanta concerti spaziando tra i massimi innovatori contemporanei, stelle di primo piano e artisti emergenti, in un originale equilibrio tra nomi europei e statunitensi.
Una formula vincente dovuta alle scelte del direttore artistico Joan Anton Cararach e all'esemplare gestione della società The Project di Tito Ramoneda che hanno saputo coinvolgere il territorio, possono contare su numerosi sponsor (il principale la birra catalana Voll-Damm) e incontrano i gusti di un pubblico colto e numeroso, che supporta per il 50% il bilancio della manifestazione.
Sono risultati che in Italia neppure Umbria Jazz può eguagliare. Anche in questa 43° edizione la rassegna ha mantenuto la sua integrità senza dover cedere a compromessi con musiche e artisti commerciali: il nome più vicino al pop è stato quello del nostro Paolo Conte, che il primo dicembre ha chiuso il cartellone.
Subito dopo la settimana (7-14 novembre) dedicata al gemellaggio con Umbria Jazz, il festival ha presentato tra gli altri Marcin Wasilewski, Michel Camilo, Madeleine Peyroux, Ken Vandermark e l'Orquestra Buena Vista Social Club con Omara Portuondo.
Dal 22 al 26 novembre altre stelle hanno animato gli splendidi spazi della rassegna e ne parliamo ora.
Il momento più esaltante è stato quello dell'incontro avvenuto il 25 novembre tra Dave Holland e il chitarrista flamenco Pepe Habichuela al Palau de la Música Catalana.
La relazione tra i due artisti dura da quattro anni ed è imminente una nuova registrazione. Nel concerto s'è ascoltato qualche tema nuovo ma gran parte del repertorio veniva dal disco Hands, pubblicato nel 2010 dalla Emarcy. Anche la formazione strumentale era la stessa, eccetto l'assenza del chitarrista Carlos Carmona e la sostituzione del percussionista Israel Porrina con Bandolero.
Un anomalo quintetto sia dal punto di vista del jazz che del flamenco, con Holland ben piantato al centro del palco tra due chitarre e due percussioni. Dopo decenni d'incontri tra i due generi musicali Holland e Habichuela scrivono un capitolo originale, giocato sui ritmi esaltanti del flamenco, con interventi solistici mozzafiato. Questi ultimi non sono stati sfoggio di prodezze tecniche ma occasione per esprimere un profondo feeling ed hanno coinvolto profondamente il pubblico.
Di fronte a un teatro di oltre mille spettatori paganti, il concerto s'è protratto oltre due ore in una indovinata combinazione di brani eseguiti in solo e in duo dai leader, più altri in collettivo.
Accanto al flamenco hanno fatto capolino molti accenni afro-cubani a partire dalla citazione di "Manteca" in uno dei primi brani eseguiti, "Joyride" di Holland. Tra i momenti più appassionanti ricordiamo il duo Holland - Habichuela dedicato a Camarón de la Isla, "The Whirling Dervish" un vero pezzo di bravura e la rumba "El Ritmo Me Lleva".
Il giorno precedente il concerto Dave Holland ha tenuto una master class al Conservatori del Liceu, apprezzata convergenza tra il festival e la prestigiosa istituzione didattica cittadina. Di fronte a qualche centinaio di studenti ha parlato in gran parte della sua carriera, evidenziando la sua profonda dedizione alla musica. Il ricordo di come affrontò la scrittura con Miles Davis all'età di 22 anni e l'incisione di dischi come Filles de Kilimanjaro e Bitches Brew, è stato un esempio illuminante per ogni giovane musicista presente.
L'altro grande protagonista ascoltato in quei giorni è stato Pat Metheny, intervenuto il 24 con il bassista Larry Grenadier e il batterista Bill Stewart nell'ampio spazio dell'Auditori, tutto esaurito.
Pur apprezzatissima dal pubblico, l'esibizione ha evidenziato qualche ombra per l'eccessivo virtuosismo del chitarrista, che ha spinto troppo su questo versante nella prima parte in duo con Grenadier. Dopo l'iniziale "Unrequited," anche il delicato "Bright Size Life" sono stati occasione di frenetiche cavalcate a tempo sostenuto con fraseggi a raffica. La logica è un po' cambiata a partire da "Always & Forever" e "Question and Answer," che hanno conservato il loro delicato profilo con un Metheny finalmente ricercato e poetico.
Altri momenti intensi sono stati l'esecuzione di "Find Me in Your Dreams" con il leader da solo allo strumento acustico ed il successivo "The Good Life". Il set è terminato sulle ali della nostalgia col beatlesiano "And I Love Her," aggiunto nel solitario bis di fronte al caliente pubblico.
Nei giorni precedenti un altro trio, dalle caratteristiche espressive molto diverse, ha ricevuto apprezzamenti nell'intima atmosfera del club Luz de Gas. Ci riferiamo al concerto del 22 novembre con Tigran Hamasyan al piano, Sam Minaie al contrabbasso e Nate Wood alla batteria. Il giovane pianista armeno è una delle figure emergenti del jazz internazionale ed ha offerto un ottimo concerto, per vari aspetti sorprendente: gran parte del repertorio veniva dal suo ultimo disco in solo A Fable ma le esecuzioni hanno unito momenti cameristici ad altri marcatamente espressionisti, ricchi di groove e tensione ritmica. Un accostamento di quadri musicali dai contorni spesso netti ma efficace.
Nello stile di Tigran convivono il vigore e la concitazione di McCoy Tyner con la profondità lirica di Jarrett. Lo si è capito dal lungo brano di apertura (la limpida melodia di "The Fable" confluiva in momenti ritmicamente accesi) e dall'esecuzione di "Someday My Prince Will Come," subito dopo.
La relazione nel trio è intensa, in una musica dialetticamente ricca di tensione e lirismo. Il concerto è proseguito con l'ammaliante "The Legend of the Moon" costruito su un pedale di basso e dall'impianto modale e via via con altri brani, sfaccettati nella forma e sviluppati in forma di piccole suite.
Gli ultimi concerti di cui parliamo sono quelli del quartetto di Cesc Miralta, offerto nella bella sala del Conservatori del Liceu e del pianista argentino Emilio Solla ancora al Luz de Gas.
Davvero avvincente il progetto Bien Sur! di quest'ultimo che ha trovato una personale coniugazione tra i linguaggi del jazz e del tango senza aderire ai modelli di Piazzolla o di Gato Barbieri. Il quintetto comprendeva il sassofonista Chris Cheek, Juanjo Mosalini al bandoneon, Edward Perez al contrabbasso e David Xirgu alla batteria.
Una musica dagli equilibri sottili, la loro, ma dalle suggestioni intense che ha evidenziato la maturità e la profonda coesione del gruppo. Gli intensi assoli di Cheek e Solla trovavano continua rispondenza nella cangiante articolazione ritmica e nell'intenso flavour del bandoneon di Mosalini.
Il sassofonista iberico ha presentato il progetto Gaudí, invisible forms con il quartetto che ha realizzato l'omonimo disco: Txema Riera al piano, Paco Weht al contrabbasso e Ramon Prats alla batteria. Ogni brano era dedicato a una celebre opera del grande architetto e durante l'esecuzione scorrevano sullo schermo le immagini relative: La Pedrera, Palau Güell, Casa Batlló, Sagrada Família eccetera.
Miralta ha mostrato buone doti sia come autore che come interprete, evidenziando gusto per le sottigliezze e un'impronta melodica che ha caratterizzato ogni brano. I partner hanno operato con sicurezza ed equilibrio, contribuendo alla positiva riuscita del concerto.
Foto di Michael Weintrob.
Tags
PREVIOUS / NEXT
Become a Sustaining Member
Since 1995, All About Jazz has championed jazz as an art form and supported the musicians who create it. Over three decades, it has grown into one of the world's leading jazz resources, serving hundreds of thousands of readers, musicians, presenters and industry professionals each month.
Help Build the Future of All About Jazz
Your support helps us continue building All About Jazz for the next generation—expanding our editorial coverage, preserving jazz history, developing new community features and creating better ways to discover the music and the people behind it.
Become a sustaining member for as little as $20 per year and you'll immediately enjoy an ad-free experience along with access to subscriber features and future articles for a full year.
Together, we're not simply sustaining All About Jazz—we're building its future. Thank you for being part of the journey.



