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Paroxysmal Postural Vertigo
Musica ad altissima intensità dinamica, quella del Paroxysmal Postural Vertigo, quartetto capitanato dal chitarrista Walter Beltrami e ricco di stelle come Francesco Bearzatti al sax tenore e clarinetto, Stomu Takeishi al basso elettrico e un micidiale Jim Black alla batteria. E peccato davvero che, per una coincidenza aerea mancata, il gruppo non fosse nella sua formazione completa - quella che ha registrato per Auand l'omonimo CD - che si allarga a quintetto includendo anche il violoncellista Vincent Courtois, che sarebbe stato interessante vedere all'opera di fronte al vero e proprio "muro di suono" innalzato dagli altri membri del gruppo.
I brani in programma nella serata (cosi come la direzione) erano tutti di Beltrami e seguivano la traccia del disco. Scrittura complessa, la sua, ricca di cesure, cambi di passo, frammentazione della formazione in duetti e trii. Black, strepitoso, vi gioca un ruolo essenziale, con il suo beat intenso e poliforme che detta, o sottolinea, ogni variazione, ma soprattutto trasporta l'ascoltatore quasi sollevandolo dalla sedia.
Accanto agli stacchi, abbondano riff minimali dal sapore ipnotico, condotti da Bearzatti - come suo solito potente e agile, pulito ed espressivo - o dalla fulminante chitarra del leader, ma anche indescrivibili assolo di Takeishi - il cui stile al basso è unico e straordinariamente godibile anche visivamente - e dionisiache fasi di gruppo dal volume impressionante. Il tutto con visibile e contagioso coinvolgimento dei corpi.
Certo, il volume della performance, specie in un raccolto club come il Pinocchio, non era facile da sostenere, ma al tempo stesso era adatto a lasciarsi andare ad una sorta di trance orgiastica, cadenzata solo dagli improvvisi (e altrettanto potenti) stacchi.
Musica dunque ad alta intensità anche emotiva, quella del Paroxysmal Postural Vertigo. Apparsa forse solo appena troppo uniforme, probabilmente - anche a confronto con il disco - proprio a causa di una variabile come quella di uno strumento come il violoncello e di un musicista come Courtois. Che almeno un po' non poteva non farsi rimpiangere.
Foto di Alessandra Freguja.
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