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Paolo Fresu - Bojan Z
Parma Jazz Frontiere è un festival lontano dalle mode, che presenta una forte progettualità, favorisce le produzione originali, si articola in workshop, seminari ed eventi collaterali. Rassegna fortemente voluta da Roberto Bonati che con ostinazione, tenacia e passione la traghetta da ben quattordici anni tra entusiasmi, apprezzamenti di critica e di pubblico e sempre più pressanti difficoltà finanziarie.
Anche l'edizione di quest'anno si caratterizza per un cartellone articolato che tocca realtà geograficamente e culturalmente assai diverse tra loro ma accomunate da una profonda sensibilità artistica. Non a caso il concerto di apertura vede all'opera due musicisti, Paolo Fresu e Bojan Z, profondamente radicati nella terra d'origine, rispettivamente Sardegna e Serbia, orgogliosi custodi di quelle tradizioni, ma anche cittadini del mondo, pronti ad accogliere stimoli e sollecitazioni diverse.
Quello di Fresu con i pianisti è sempre stato un rapporto privilegiato. A cominciare dal quintetto, la sua formazione più nota, nel quale Roberto Cipelli è indispensabile alter ego alla poetica di Paolo, proseguendo con i dischi del Paf Trio e quindi con il pianismo vulcanico di Antonello Salis, per arrivare al jazz sciamanico di Omar Sosa, al raffinato duo con Uri Caine e quello dai profumi etnici con Bojan Z.
Entrambi i musicisti sul palco sembrano scambiarsi, in un vero e proprio processo di osmosi musicale, le proprie poetiche, le proprie visioni, le proprie peculiarità, influenzandosi vicendevolmente. Il pianismo esuberante, energico, ritmicamente complesso di Bojan si stempera a volte in delicatezze insolite, vira verso melanconie crepuscolari con echi di romanticismo ottocentesco. La poesia e il suono unico modellati dalla tromba di Fresu, le frasi rilassate, i sussurri quasi impercettibili si alternano a scossoni improvvisi, a sovracuti acuminati come schegge, a brevi inserti quasi free carichi di energia e imprevedibilità.
Ciò crea un'alchimia di contrasti che risulta del tutto naturale e che ammalia l'ascoltatore. Così la cantabilità e i tempi dispari della tradizione balcanica si alternano a rilassate melodie mediterranee, blues dall'andamento gospelizzante si succedono a classici del trombettista sardo. Entrambi ricorrono con parsimonia all'elettronica, Bojan Z estraendo dal Fender Rhodes sonorità gravi che sembrano provenire da qualche zona oscura dello spazio, mentre Fresu raddoppia le sue linee melodiche e crea distorsioni con il fido harmonizer e multieffects vintage.
Inutile sottolineare l'entusiasmo di un teatro esaurito, che richiama gran voce i musicisti sul palco per una versione malinconica e commovente del classico "Fellini," firmato Fresu.
Foto di repertorio di Claudio Casanova (Fresu) e Roberto Cifarelli (Bojan Z).
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