Camille Bertault allo Spazio Alfieri di Firenze

Neri Pollastri BY

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Spazio Alfieri
Firenze
28.4.2018

Brillantissima cantante francese poco più che trentenne, Camille Bertault è stata celebrata un po' in tutto il mondo dopo l'uscita, due anni fa, del suo album d'esordio En vie, ma era diventata famosa ancor prima per i suoi video online nei quali reinterpretava vocalmente brani di John Coltrane, tra i quali quel «Giant Steps» che, opportunamente tradotto, dà il titolo all'ultimo lavoro —Pas de géant —che la cantante presentava nel tour che ha toccato anche alcune città italiane, tra le quali Firenze.

Bertault si è presentata con una formazione rischiosa, accompagnata solo dal piano (elettrico) di Fady Farah e dal contrabbasso di Christophe Mink, quindi senza una rete molto robusta cui poggiarsi per la presentazione di un repertorio, il suo, estremamente variegato e composito: classici del jazz (tra i quali «Là où tu vas», interpretazione proprio di «Giant Steps» sulla quale è costruita una propria rielaborazione originale, e «Very early» di Bill Evans), tradizionali della canzone francese («Comment te dire adieu» di Serge Gainsbourg, cantata alla fine degli anni Sessanta da Françoise Hardy) e molte composizioni originali, alcune delle quali ispirate alla musica brasiliana («Casa de Jade») e perfino alla musica classica («Arbre ravéologique» e, soprattutto, «Goldberg», costruita a partire da un'interpretazione vocale del tema dell'opera bachiana).

Tutte scelte piuttosto pericolose, dunque, ma che fin dall'inizio la giovane francese ha chiaramente mostrato di non temere, anzi, di affrontare a fronte alta e piglio divertito, mettendo in campo, accanto alle doti vocali —vocalizzi, spesso accompagnati da percussioni al petto, e un'abilità interpretativa dei testi tanto autorevole, quanto personale —anche una grande capacità di muoversi sul palcoscenico, cercando soluzioni estrose e mantenendo un forte contatto diretto con il pubblico.

In tutto questo, va detto, eccellente il supporto dei suoi compagni, con Farah che ha cancellato le perplessità riguardo alla scelta di un piano elettrico riuscendo a inserire assoli di eccellente fattura e con l'estroso Mink che ha assecondato la cantante anche dal punto di vista della gestione funambolica del palcoscenico, sia esibendosi in assoli eccellenti ed elaborati —con uso d'archetto e percussioni sul corpo del contrabbasso —sia eseguendo piccoli balletti o presentandosi sul palco a un certo punto con un bicchiere di vino in mano...

Uno spettacolo, quindi, che teneva insieme jazz —musica che tutti e tre i protagonisti hanno mostrato chiaramente di avere nelle loro corde —pop e intrattenimento musicale di alto livello, e che per questo è stato apprezzato dal numeroso pubblico tra le fila del quale non erano troppo numerosi gli habitué del jazz.

Un'unica piccola pecca da segnalare: l'impianto audio non è sembrato perfettamente all'altezza del tipo di spettacolo, lasciando che i toni bassi degli strumenti coprissero troppo spesso la voce della Bertault, della quale si perdeva quantomeno il testo. Comunque un peccato, vista il modo raffinato in cui la cantante francese costruisce le proprie performance.

Foto (di repertorio) di Serge Brunou.

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