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Nicolas Collins featuring the hacking workshop band
Sala concerti del Conservatorio - Cuneo - 27 gennaio 2008
Il 2008 inizia, come si suol dire, con il “botto”, per la Scuola di Musica e Nuove e Tecnologie del Conservatorio di Cuneo. Grazie allo spirito d’iniziativa dello staff guidato da Stefano Bassanese, è protagonista non soltanto di un suggestivo concerto, ma anche di un workshop di tre giorni, uno dei musicisti elettronici più noti a livello mondiale. Si tratta di Nicolas Collins, già Visiting Artistic Director del prestigioso centro di ricerca olandese STEIM, attualmente editor in chief del Leonardo Music Journal e insegnante presso la Scuola dell’ Art Institute of Chicago, attivo da anni come compositore e performer al fianco di personaggi come Peter Cusack, John Zorn, Elliott Sharp, Jim O'Rourke, Ben Neill, Kato Hideki, Shelley Hirsch e molti altri.
Ai partecipanti - provenienti da diverse parti d’Italia, da Genova come da Napoli - è stata offerta un’imperdibile occasione per carpire dall’americano, in presa diretta, alcuni trucchi della sua “specialità”, ossia l’arte dello “hardware hacking”, che parte dallo “scassinaggio” di giocattoli, radioline, altoparlanti, lettori CD, per assemblare un’inusuale strumentazione elettroacustica fai-da-te, come oscillatori o microfoni a contatto, ovvero per liberare le potenzialità sonore di circuiti (apparentemente) fuori-uso.
L’ultimo giorno del workshop, una pacifica domenica invernale, la stanza antistante la sala concerti ci accoglie, buia: qui, illuminando con lampade due lunghi tavoli “anatomici”, una dozzina di folli sperimentatori, efficacemente guidati da Collins, si divertono, con cellule fotoelettriche e interfacce gestuali di rapida e semplice fabbricazione, a rianimare o a infondere nuova vita a singolari creature sonore, i cui vagiti gracchiano, fischiano, rumoreggiano in una delirante, gioiosa eterofonia.
Tocca quindi al maestro, introdotto da Veniero Rizzardi - che nei giorni successivi avrebbe ospitato Collins a Padova presso il Centro d’Arte degli Studenti Universitari - illustrare gli esiti della propria ricerca sonora. In “The Talking Cure” la tastiera del Yamaha Disklavier, partendo dall’inflessione e dai fonemi del parlato, offre in tempo reale l'accompagnamento musicale a un ironico spoken word improvvisato, che spazia da divertenti aneddoti personali sino a John Cage e David Tudor (con il quale Collins ha collaborato per diversi anni), i due pionieri più noti della musica aleatoria e generativa.
Sulla scorta dell’indagine sviluppata dal secondo intorno ai fenomeni sonori prodotti autonomamente da circuiti realizzati in maniera artigianale, il newyorkese chiama uno ad uno sul palco, ad armeggiare con cavi e pinzette, sei aspiranti “hardware hackers”, nel tentativo di riportare alla vita (e al suono), in un crescendo di larsen e stridori di ogni tipo, una scheda recuperata da una centralina dismessa di France Telecom. Nel più raccolto finale (forse un requiem?) Collins utilizza il laptop in maniera decisamente creativa - cosa che non sempre accade nelle occasioni dal vivo - sia per manipolare, attraverso un raffinato gioco di stratificazioni, il feedback raccolto dalla sala (e qui vien fuori l’allievo di Alvin Lucier, tra i primi ad approfondire le risonanze e le proprietà acustiche dello spazio), sia per controllare il fraseggio, ora più franto, ora più compiuto, con cui il Disklavier punteggia il continuum sonoro.
Davvero un ottimo risultato quello messo a segno dal Dipartimento di Musica Elettronica di Cuneo, preparatorio ad altri eventi didattici e artistici di grande richiamo, quali Elettroshop - una serie di incontri monografici rivolti a chiunque sia interessato all’uso delle nuove tecnologie - e un workshop di Elliott Sharp, che già si annuncia imperdibile.
Visita il sito del Dipartimento di Musica e Nuove Tecnologie del Conservatorio di Cuneo
Visita il sito di Nicolas Collins
Foto di Ermes Rosina
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