Home » Articoli » Live Review » Mol Jazz Festival Budapest

Mol Jazz Festival Budapest

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

View read count
di Jos De Mol

Budapest - Ungheria - 09-13.09.2009

Giunto alla sua settima edizione, il Mol Jazz Festival è tradizionalmente uno degli appuntamenti più interessanti del panorama jazz europeo. Cinque giorni di concerti organizzati dal Budapest Music Center nel nono distretto (Pest) della capitale magiara, dal 9 al 13 settembre. Molte le perle del festival, con qualche grande delusione.

Non ha convinto granchè il set del quintetto del contrabbassista Lars Danielsson, che ha inaugurato la rassegna al Palazzo delle Arti. A sua parziale discolpa, la defezione improvvisa del notevole percussionista Zohar Fresco che non ha fatto in tempo a raggiungere Budapest per il concerto. Impalpabile la formula proposta con l'ex EST Ostrom, per un quartetto sotto tono ed incapace di colpi d'ala.

In chiaroscuro il pur notevole vocalist belga David Linx: non troppo incisivo alla guida di un quartetto con voce-piano-basso e batteria. Più intrigante nell'avventuroso incontro vocale con il collega ungherese Winand Gabor, il cui timbro richiama quello di Tim Hardin.

Sugli scudi la band tedesca Erdmann 3000, che ha fatto di una condotta minimalistica la sua peculiare cifra distintiva. Il loro è un avvincente percorso ricco di tensione, costruito su deliziosi cambi di ritmo ed atmosfera particolarmente apprezzati dal pubblico. Quattro grandi giovani musicisti (il batterista Samuel Roher, il bassista Johannes Fink, il chitarrista Frank Mobus ed il tenor-sassofonista Daniel Erdmann) che lasceranno un segno profondo sul jazz di domani.

Originale, ricca di humour, profonda e poetica la proposta del September Quartet, guidato dal sassofonista danese Lotte Anker. Notevole ed anticonvenzionale il drumming di Kresten Osgood, che incorpora nel suo armamentario strumentale fazzoletti di carta e tubi d'acciaio. Egli sembra dare una risposta affermativa al quesito di Frank Zappa "l'umorismo appartiene alla musica?" Anker possiede un sound corposo sia al sax soprano che tenore, mentre il contrabbassista Nils Davidsen è un musicista raffinato ed altamente reattivo nei giochi improvvisati costruiti dai compagni di viaggio. Lo stesso dicasi per il pianista Simon Toldam, nel colorare il suono di gruppo.

Musica oltre le categorie. È la formula più pertinente per connotare la proposta del gruppo lituano The Saga Quartet, dove il jazz più canonico è integrato da rock e musica contemporanea. Spicca soprattutto l'affascinante sax di Liudas Mockunas, dall'alto di tecniche multifoniche utilizzate senza mire virtuosistiche. Coltrane e Shorter sono i riferimenti stilistici esplorati con successo dal quartetto del sassofonista Emile Parisien, dove emerge il contrabbassista Ivan Gelugne.

In evidenza le radici folcroriche magiare nel quintetto di Mihaly Dresch, sintetizzate dal violino di Marton Bakal. Ma a lasciare il segno ed attrarre l'attenzione del recensore è stato il flauto del leader.

Al Dome era di scena Han Bennink, alla testa di un trio formato dal pianista danese Simon Toldam ed il sassofonista belga Joackim Badenhortst. Il recensore ha avuto modo di ascoltare solo i due brani finali del concerto e francamente non crede di essersi perso granchè. Esiguo il pubblico accorso a seguire sia questo concerto che il set del trombettista Gabor Lukas, intessuto di jazz, funk e rock degli anni '60.

Grande lirismo, sound di gruppo e tanta improvvisazione nel duo Rita Marcotulli-Bebo Ferra, con una ciliegina finale sulla torta: la presenza del padre del jazz ungherese Bela Lakatos, per completare un concerto delizioso coronato da una calorosissima standing ovation del numeroso pubblico.

Degna chiusura del festiva, la bella esibizione del MKMB Quartet dove riluce il genio del pianista Joackim Kuhn. Una formazione dagli equilibri perfetti, dove i musicisti condividono pariteticamente ruoli e spazi. In gran spolvero Kuhn con i suoi voli multidirezionali, ben assecondati dall'abilità improvvisativa dei compagni di viaggio. Ancora una volta una standing ovation per uno dei picchi espressivi del festival, insieme alla Marcotulli e gli Erdmann 3000.

Speriamo che Laszlo Goz, Tamas Bognar, Kornel Zipernovszky e tutto il team del festival possano continuare a proporre altre edizioni.

Traduzione di Maurizio Zerbo.

Foto di Balint Hrotko.

Tags


PREVIOUS / NEXT




Become a Sustaining Member

Get the Jazz Near You newsletter

Since 1995, All About Jazz has championed jazz as an art form and supported the musicians who create it. Over three decades, it has grown into one of the world's leading jazz resources, serving hundreds of thousands of readers, musicians, presenters and industry professionals each month.

Help Build the Future of All About Jazz

Your support helps us continue building All About Jazz for the next generation—expanding our editorial coverage, preserving jazz history, developing new community features and creating better ways to discover the music and the people behind it.

Become a sustaining member for as little as $20 per year and you'll immediately enjoy an ad-free experience along with access to subscriber features and future articles for a full year.

Together, we're not simply sustaining All About Jazz—we're building its future. Thank you for being part of the journey.

More

Jazz article: Hyphen Dash At Satory-Saal
Jazz article: Marcus Miller At Miner Auditorium
Jazz article: Adam O'Farrill's ELEPHANT at BOP STOP

Popular

Chicche dall'archivio

Jazz article: Riccardo Marogna e il Questionario di Proust
Jazz article: Igor Butman: dalla Russia con Jazz.
Jazz article: Jamie Saft Solo Piano a Firenze

Get more of a good thing!

Our weekly newsletters highlight our top stories, top album reviews, website news, free songs, radio & podcast shows, news, and upcoming jazz events near you.