Matteo Pastorino: nome nuovo del clarinetto

Matteo Pastorino: nome nuovo del clarinetto
Libero Farnè BY

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..."un clarinettista deciso e inventivo del quale risentiremo parlare." Con queste parole nell'agosto 2008 concludevo la mia recensione di Time in Sassari su questa rivista. Il clarinettista era Matteo Pastorino, allora diciannovenne, e in quell'occasione si esibiva all'interno dell'ottetto Viento Rojo, che raccoglieva i giovani più promettenti fra quelli che avevano frequentato i corsi di Nuoro Jazz.

Da allora non mi era più capitato di avere notizie di Pastorino fino a quando, nel giugno di quest'anno, l'ho ritrovato fra i dieci finalisti del Premio Massimo Urbani di Camerino. In questa competizione al clarinettista è stato assegnato il Premio della Critica dalla giuria formata da Giuseppe Segala e Fabio Ciminiera, oltre che dal sottoscritto. Personalmente ritengo che si trattasse del concorrente più maturo e personale, e il CD che ho poi avuto l'occasione di ascoltare me ne ha dato la conferma. Queste sono le ragioni che mi hanno spinto ad acquisire da lui informazioni di prima mano.

Nato il 5 maggio 1989 a Ozieri, dove i suoi genitori per motivi di lavoro si erano trasferiti l'anno prima dalla provincia di Salerno, Pastorino è sempre rimasto molto legato a questa terra. "Credo che la Sardegna -afferma a tale proposito -in un certo senso t'insegni ad apprezzare la semplicità e la purezza delle cose e allo stesso tempo la tenacia e la perseveranza nel raggiungere i tuoi obbiettivi. Nonostante sia partito a diciannove anni, torno con piacere in Sardegna molto spesso."

La prima influenza musicale l'ha ricevuta in famiglia, soprattutto dal padre, che, diplomato in contrabbasso classico, ha sempre anche cantato e suonato la chitarra e il piano, dedicandosi per vent'anni al piano-bar. "Mio padre mi ha trasmesso l'amore e il rispetto per la musica e per l'essere musicista. Sono cresciuto in una casa dove c'era musica a tutte le ore, da Pino Daniele a Gustav Mahler, dai Pink Floyd a Stan Getz. Non sono mai stato obbligato a suonare uno strumento in particolare; ne ho provati alcuni, ma fin da bambino avevo una forte attrazione per gli strumenti a fiato: poi ho provato un clarinetto e un grande amore è nato. Quando ho cominciato a suonare jazz, mio padre ha ripreso il contrabbasso e abbiamo suonato, e ancora suoniamo, tanto insieme."

Dopo quattro anni di pratica da autodidatta, assistito dal padre, ha iniziato a frequentare corsi di jazz, prima in Italia poi in Francia, ricevendo insegnamenti e stimoli fondamentali. "Con Nuoro Jazz -ricorda il nostro giovane interlocutore -che ha rappresentato il mio primo contatto con la pedagogia del jazz, c'è stato un forte rapporto d'affetto: l'incontro con Massimo Carboni, Corrado Guarino, Tino Tracanna e tutta l'équipe mi ha segnato tanto. Siena Jazz è una realtà incredibile che abbiamo in Italia: nel 2010 ho avuto la fortuna di studiare una settimana con Chris Potter, Aaron Goldberg e Clarence Penn, un'esperienza incredibile."

Nel 2009, finito il liceo, la scelta coraggiosa e determinante di trasferirsi a Parigi, verso cui sentiva una forte attrazione sin da bambino, potendo contare inizialmente sull'aiuto di Bartolomeo Barenghi, un amico chitarrista con cui aveva suonato in Italia e che già abitava nella capitale francese. A Parigi Pastorino ha frequentato due diversi conservatori per tre anni, rimanendo influenzato soprattutto da Emil Spanyi, pianista e insegnante di armonia. "In Francia ho trovato un approccio razionale, a differenza di quello italiano, più istintivo, o di quello americano, più pragmatico."

Più in generale l'atmosfera culturale che si respira a Parigi ha contribuito alla crescita del giovane jazzista, che di ciò è ben consapevole. "Parigi è una città che ha ospitato nei secoli le più influenti correnti artistiche, dalla pittura alla musica. La stessa cosa si è verificata per il jazz, visto che nella metà del secolo scorso la prima tappa dei jazzisti americani in Europa era Parigi. È una città che conserva un grande rispetto e considerazione per l'arte e la cultura.
La scena jazz è molto attiva e sempre molto curiosa su quello che succede altrove, soprattutto a New York. Ci sono tanti ottimi musicisti, di tutte le generazioni e "vocazioni" diverse, con cui ti puoi confrontare e creare; hai la possibilità di vedere in concerto i migliori musicisti internazionali di jazz, ma anche di qualunque altro genere musicale.
Poi certo c'è il rovescio della medaglia: Parigi comunque è una grande città, a volte un po' dura, dove non è facilissimo trovare e crearsi il proprio posto perché ci sono davvero tanti musicisti, ma vale la pena in tutti i casi provarci e perseverare."

Negli anni parigini Pastorino ha preso a collaborare con musicisti di varie provenienze: Mauro Gargano, Joachim Govin, Francesco Bearzatti, Joe Sanders, Guillame De Chassy, Ignacio Plaza, Jean Baptiste Pinet, Matthieu Roffé, Bertrand Beruard, e tanti altri. Fra i CD in cui egli compare come sideman si può segnalare la partecipazione al CD Les Montgolfières del pianista Nicola Andrioli edito da Dodicilune, che propone una ricerca molto vicina a certa musica contemporanea, con esiti ora asciutti e concentrati ora più ridondanti.

Ma contemporaneamente non poteva mancare l'attrazione nei confronti della realtà jazzistica americana. "Da un po' di tempo passo un mese all'anno a New York, dove ho l'opportunità di incontrare musicisti diversi, suonare con loro e vedere tanti concerti. È sempre un'esperienza incredibilmente intensa ed educativa per me: per questa musica nessuna città può insegnarti quanto NYC. Ma dato che credo che la musica non nasca dalla musica stessa, gli insegnamenti che mi hanno maggiormente influenzato sono arrivati da persone e da situazioni che non necessariamente avevano a che fare con la musica in senso stretto."

Fra i grandi, riconosciuti clarinettisti del passato e del presente Pastorino considera suoi modelli ideali Jimmy Giuffre, del quale apprezza la sonorità, e il Tony Scott degli anni Quaranta-Cinquanta. Inoltre ama molto Barney Bigard e Jimmy Hamilton, clarinettisti dell'orchestra di Ellington, e fra gli esponenti più moderni Eddie Daniels. Degli italiani rivela di aver ascoltato molto Gabriele Mirabassi, anche se l'approccio strumentale del clarinettista umbro non traspare nella sua pronuncia. Dichiara inoltre di ascoltare soprattutto trombettisti e sassofonisti.

Sta di fatto che negli ultimi cinque anni Pastorino ha raggiunto una personale sintesi espressiva e una piena maturità stilistica, come viene confermato dal suo primo CD da leader autoprodotto: V, inciso nell'aprile 2013, e dedicato al fratello Vittorio, scomparso quattro anni fa a sedici anni per una leucemia. Il clarinettista pilota un quartetto completato dai francesi Matthieu Roffé al piano, Bertrand Beruard al contrabbasso e Jean-Baptiste Pinet alla batteria. Risultano senza dubbio apprezzabili l'interplay e la fusione che regnano all'interno del gruppo e l'apporto dei partner, fra i quali si distingue il pianista, autore di tre dei nove brani.
Ma quello che emerge in evidenza sono soprattutto la consapevole organizzazione strutturale dei brani, la compenetrazione fra composizione e sviluppi improvvisativi. Spicca inoltre la bella voce strumentale del leader, caratterizzata da un sound ora nebbioso ora spigoloso, e da un fraseggio complesso capace di transitare da esposizioni meditate a progressioni in cui il controllo logico non esclude impennate animose e slanci visionari.

Dopo aver pubblicato il suo primo, notevole, CD da leader ed essersi affermato nel 2015 al Premio Massimo Urbani di Camerino, quali sono i progetti dell'emergente jazzista e quali gli impegni discografici e concertistici nell'immediato futuro? "Mi piacerebbe tanto ricucire i rapporti e poter organizzare più cose in Italia, visto che sono molto legato al mio Paese. Inoltre, trovo che in Italia ci siano davvero dei musicisti incredibili. Sto poi preparando un secondo disco con il mio quartetto: lo registreremo nei primi mesi del 2016, dopo un tour che sto organizzando e che toccherà Francia, Belgio, Spagna e Italia. Quest'estate suonerò un po' in giro per la Sardegna con diversi musicisti locali, mentre con il quartetto francese del disco parteciperò il 23 agosto al festival Nuoro Jazz."

A ben vedere la formazione di Pastorino, radicata in Sardegna ma maturata grazie a corsi ed esperienze in Italia, Francia e Stati Uniti, il raggiungimento di un personale mondo espressivo, nonché le sue ambizioni e il suo schieramento in un panorama jazzistico internazionale in continuo fermento e molto competitivo, sono aspetti comuni a tanti altri giovani emergenti di casa nostra. Soprattutto si tratta di condizioni paradigmatiche di un atteggiamento creativo aperto, curioso e propositivo: condizioni indispensabili per poter puntare verso prove artistiche sempre più sostanziose e convincenti, tali da conferire una maggiore continuità e coerenza all'attività professionale.

Foto
Marco Tamburrini.

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