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Julian Lage: Love Hurts

Mario Calvitti By

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A un anno esatto di distanza dal precedente Modern Lore arriva il nuovo lavoro di Julian Lage, ex enfant prodige della chitarra, che a soli 31 anni può già permettersi di festeggiare quest'anno i 20 anni trascorsi dalla sua prima incisione professionale (un duetto con il mandolinista bluegrass David Grisman nell'album Dawg Duets). Nel frattempo non è rimasto con le mani in mano, dal 2017 ha preso parte a diversi progetti insieme ad altri musicisti, curiosamente tutti chitarristi; alcuni sotto l'egida di John Zorn (due CD acustici con il chitarrista classico Gyan Riley, e due elettrici in quartetto con il chitarrista Matt Hollenberg), altri riprendendo alcune collaborazioni precedentemente avviate con i chitarristi Chris Eldridge (in duo) e Nels Cline (in quartetto).

Love Hurts vede ancora Lage in trio come nei due album che l'hanno preceduto, ma con interpreti diversi: al posto di Scott Colley e Kenny Wollesen troviamo infatti rispettivamente Jorge Roeder al basso e Dave King dei The Bad Plus alla batteria. Per questo CD il chitarrista ha scelto un repertorio di cover, con l'unica eccezione della sua composizione ”Lullaby” che aveva già inciso sul suo disco in solo World's Fair del 2015, mostrando l'intenzione di esplorare il territorio della musica americana nel suo complesso come fatto anche dal suo collega Bill Frisell, anche se Lage mantiene un approccio più conservativo.

Il disco si apre con una versione di ”In Heaven”, brano tratto dalla colonna sonora del film "Eraserhead," lungometraggio d'esordio del regista David Lynch, e già cavallo di battaglia di svariati gruppi di rock alternativo come Devo, Bauhaus, Pixies e Tuxedomoon. Lage ne dà una versione struggente, intrisa di blues, con un assolo magistrale per intensità e potenza espressiva, ma è solo il primo dei tanti che riempiono l'album. Si continua in territorio più jazzistico con ”Tomorrow Is the Question” di Ornette Coleman e ”The Windup” di Keith Jarrett, prima di tornare ad atmosfere malinconiche con ”Love Hurts” degli Everly Brothers. Tra i brani rimanenti sono da citare anche ”Trudgin'” di Jimmy Giuffre, ”Crying” di Roy Orbison e il noto standard jazz ”I'm Getting Sentimental Over You”. In tutti, la chitarra di Lage è assoluta protagonista, con un suono quasi sempre pulito e sostenuto da una tecnica formidabile posta al servizio di un'ispirazione creativa negli assoli che si mantiene sempre ad alti livelli.

Il disco è probabilmente il migliore tra quelli incisi finora da Lage sotto proprio nome, e mostra che la crescita artistica del chitarrista non è ancora conclusa. Se tecnicamente non ha più niente da dover dimostrare, dal punto di vista della personalità sta facendo grandi passi avanti, allentando progressivamente i condizionamenti del mainstream che in qualche modo ne limitavano le potenzialità espressive. Qui Lage fa intravedere cosa può fare quando si lascia andare con scioltezza al flusso della musica (e le esperienze a fianco di chitarristi ben più avventurosi di lui come Cline e Hollenberg lo hanno sicuramente aiutato in questo senso). Non sarà un innovatore, ma è sicuramente un ottimo musicista che merita attenzione, e siamo curiosi di seguire gli sviluppi della sua personale evoluzione.

Track Listing: In Heaven; Tomorrow Is the Question; The Windup; Love Hurts; In Circles; Encore (A); Lullaby; Trudgin’; I’m Getting Sentimental Over You; Crying.

Personnel: Julian Lage: guitar; Jorge Roeder: bass; Dave King: drums.

Title: Love Hurts | Year Released: 2019 | Record Label: Mack Avenue Records

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