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Le Acustiche 6

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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La Palma, Roma, Marzo 2006

L'appuntamento annuale con Le Acustiche si e' rinnovato anche per il 2006. La rassegna chitarristica romana organizzata dalla scuola di musica CIAC in collaborazione con la rivista Chitarre, giunta alla sesta edizione, si è svolta tra Marzo e Aprile nei locali del Club La Palma, che già l'aveva ospitata lo scorso anno. [Per un resoconto delle precedenti edizioni della rassegna clicca qui [2001], qui [2002], qui [2003], qui [2004], e qui [2005]]

Il primo concerto ha visto esibirsi Antonio Forcione, già presente in un paio delle passate edizioni, accompagnato in questa occasione dal percussionista brasiliano Adriano Adewale. In scaletta quasi tutti quei brani del suo repertorio che danno il giusto risalto al suo personale stile chitarristico, servito da una tecnica strumentale che spazia dal tapping alla Michael Hedges in "Touch Wood" alle pennate velocissime di John McLaughlin in "Alhambra", e testimoniano l'eclettismo musicale di Forcione, capace di alternare brani originali di ispirazione spagnola o africana con cover di Stevie Wonder o Marvin Gaye. Le sue radici mediterranee sono sempre presenti, particolarmente in evidenza nei brani più melodici come "Tears of Joy" e "Night Passage", che si contrappongono a quelli più tecnici.

La presenza di Adewale sottolinea particolarmente le componenti ritmiche più world e jazz della musica del chitarrista, evidente in composizioni come "African Dawn" o "Alhambra".

Finale con "Acoustic Revenge", brano che rappresenta solitamente per Forcione il veicolo ideale per mettere in mostra la sua capacità di fare spettacolo con la chitarra (chi ha assistito ai suoi concerti sa cosa significa), coadiuvato in questa occasione dal percussionista con il quale si lancia in uno scatenato duetto.

Il concerto successivo ha avuto per protagonista l'Acoustic Trio di Giovanni Palombo, Francesco Lo Cascio e Feliciano Zacchia, che presentavano il loro nuovo CD Folk Frontiera, appena pubblicato. Ospite in alcuni brani il clarinettista Gabriele Coen, che ha preso il posto di Gabriele Mirabassi, presente sul CD ma impossibilitato a prendere parte al concerto a causa di altri impegni. La formazione di Palombo, attiva già da alcuni anni, ha raggiunto un equilibrio ideale tra i suoi tre componenti, ed è soprattutto nella dimensione live che se ne ha la misura precisa, osservando come i tre si alternano negli assoli e negli accompagnamenti, integrandosi e sostenendosi vicendevolmente in modo assolutamente paritario. Coen si inserisce mirabilmente in questa struttura, senza alterarne gli equilibri, anzi arricchendola con il suo contributo strumentale in brani come "Folk Frontiera", "Invocazione e Danza" e "Il Passo del Gatto", un chorinho che dà modo a tutti i musicisti di scatenarsi a turno in una serie di trascinanti assoli, purtroppo non presente nel CD. Non mancano alcuni brani di sola chitarra come "M'aggio bevuto o'suonno", "Promessa d'amore" e "La mano" a ricordarci le doti chitarristiche di Palombo. Ma il suo merito maggiore è quello di essere riuscito come compositore a far convivere felicemente nella sua musica tante influenze diverse, e aver saputo amalgamare in maniera efficace i contributi strumentali dei suoi compagni, dando una prova di maturità artistica sempre più convincente.

L'ultima serata in programma era dedicata a un chitarrista americano, Tim Sparks, accompagnato da Greg Cohen al contrabbasso e Cyro Batista alle percussioni. Partito dal ragtime e dal fingerpicking puro, Sparks ha progressivamente arricchito la sua musica di connotazioni etniche, sviluppando un particolare interesse per l'area balcanica e dell'est europeo, sfociato nel klezmer e nell'approdo alla corte del sassofonista e compositore d'avanguardia John Zorn e dei suoi progetti a nome Masada; proprio la sua etichetta. la Tzadik, ha pubblicato i lavori più recenti di Sparks, oltre a fornirgli i due musicisti che lo affiancano anche in questo tour. Il repertorio è in gran parte quello della tradizione ebraica che ha inciso in trio nei suoi ultimi lavori, Tanz e At the Rebbe's Table. La musica klezmer affonda le sue radici nell'Europa dell'Est, mescolandosi alla tradizione gitana (uno dei suoi massimi esponenti del Novecento è stato il clarinettista Naftule Brandwein, del quale Sparks esegue "Araber Tanz", "Fun Tashlach" e "Turk in Amerika"), ma si è sparsa un po' in tutto il mondo sulla scia della Diaspora ebraica; non mancano brani di ispirazione spagnola ("Morenica", "Tres Hermanicas"), bosniaca ("La Jave Espana") e addirittura brasiliana ("Eu So Quero Um Xodo"). Due brani proposti fanno parte del repertorio Masada ("Kodashim" e "Kanah", di Zorn), mentre a metà concerto Sparks in solitudine porge un tributo ai padri della musica afroamericana (e allo stesso tempo alle proprie radici chitarristiche) con il trittico "Maple Leaf Rag" di Joplin, "Original Jelly Roll Blues" di Jelly Roll Morton, e "Mississippi Blues" di Willie Brown. Il chitarrista riesce a destreggiarsi mirabilmente in mezzo a tutte queste influenze, grazie a una padronanza della tecnica strumentale di tutto rispetto; mentre l'accompagnamento della coppia ritmica formata da Cohen, preciso e potente, e Batista, dinamico e fantasioso, circondato da percussioni di tutti i tipi cui si alterna senza sosta, permette al chitarrista una maggiore libertà nelle improvvisazioni solistiche, dove rivela la sua natura di jazzista non sempre evidente dagli album.

Un altro ottimo concerto, che ha chiuso in bellezza l'edizione 2006 di questa importante rassegna, ancora una volta di alto livello.

Foto di Mario Calvitti


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