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Lanza / Franceschini / Hosokawa / Ghisi / Stockhausen - Divertimento Ensemble

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Mauro Lanza - Sol

Matteo Franceschini - Legenda

Toshio Hosokawa - Drawing

Daniele Ghisi - Le carte di Pòlya Karlheinz Stockhausen - Adieu Palazzina Liberty - Milano - 13.01.2008

Superato il giro di boa del trentesimo anno di attività, festeggiato in novembre a Palazzo Reale, dopo la partecipazione a MiTO e alla Biennale di Venezia, il Divertimento Ensemble torna a esibirsi in Rondò, la sua stagione concertistica, arricchita di ben sette concerti in più rispetto alla scorsa edizione e di una nuova importante iniziativa, gli Incontri Internazionali per giovani compositori “Franco Donatoni”.

Dopo l’apertura alla Villa Reale di Monza - allietata dal consueto “contrappunto enogastronomico” - la serata milanese riunisce lavori delle ultime generazioni di autori italiani (due dei quali, Matteo Franceschini e Daniele Ghisi, partecipano all’incontro di presentazione del concerto) a opere di musicisti dal consolidato prestigio sulla scena internazionale. Tra questi spicca il nome di Karlheinz Stockhausen, scomparso improvvisamente, com’è noto, in dicembre: l’esecuzione di diverse sue composizioni nel corso della stagione, pensata per festeggiare l’ottantesimo compleanno, diventa un affettuoso omaggio alla sua memoria.

“Adieu”, il primo brano stockhauseniano in programma per Rondò, pensato nel 1966 come commiato all’organista Wolfgang Meyer (prematuramente deceduto a 29 anni), partecipa di questa sorte, trasformandosi in saluto al suo stesso autore.

Disposto a semicerchio intorno al direttore Sandro Gorli, un quintetto di fiati, formato da flauto, oboe, corno, fagotto e clarinetto, disegna linee sonore continue, che, cadenzate da una frase interrotta, fluttuano tra gli strumenti e nello spazio con sottili variazioni timbriche: si crea un clima statico e quieto, in cui Stockhausen (da poco rientrato da un viaggio in Giappone che lo avrebbe per sempre influenzato) sublima la morte come in un rituale zen.

Non è casuale, forse, che al compositore tedesco si affianchi un autore orientale come Toshio Hosokawa, che in “Drawing" esprime la sua visione cosmica, trascendente, della musica, il cui elemento costitutivo, il suono, viene considerato nella sua relazione con lo spazio ricco di potenzialità e sviluppi che lo accoglie e lo libera, come una creatura protetta dall’utero che, successivamente, la porta alla luce. Stasi, tensione, e risoluzione pacificate sono le tappe di un continuum che si sviluppa con grande fluidità, emergendo e dissolvendosi come uin sogno tra i tenui fruscii dei fiati.

I tre italiani in programma, Matteo Franceschini, Mauro Lanza e Daniele Ghisi (rispettivamente classe 1975, 1979 e 1984) danno prova di impressionante maturità nei brani proposti, confermando il “fiuto” di Sandro Gorli verso talenti nuovi (o relativamente nuovi, dal momento che i primi due sono già piuttosto noti a livello internazionale), ma dal grande spessore. “Sol”, di Lanza, e “Legenda”, di Franceschini, sono partiture commissionate dalla Biennale di Venezia 2007. La prima composizione, dedicata alla memoria del grande artista concettuale Sol LeWitt, nasce da esili filamenti sonori, che creano una stratificazione cullante, appena screziata dall’armonica a bocca, quel tanto che occorre a conferire al tutto una dimensione straniante e vagamente ludica. La mimesi fra la tastera giocattolo e il glocknespiel mette in risalto la meccanicità che sottende questa ossessione infantile, ribadita, per essere quindi interrotta bruscamente, dagli accordi pianistici ribattuti nel finale. “Legenda” si incentra sulle tecniche esecutive sviluppate sul violino da varie tradizioni popolari e ricontestualizzate dall'autore nell’ambito di un folklore universale, senza citazioni esplicite, ma con qualche stilema affiorante qua e là.

Lorenzo Gorli affronta da par suo i glissandi e i ritmi irregolari affidati al suo ruolo solista, evidenziando l’ampia gamma timbrica di cui è capace lo strumento, laddove il complesso echeggia, e talvolta stravolge, frammenti del suo discorso musicali, in un rapporto di contrapposizione netta, differente dalla continuità tra la viola e l’ensemble su cui si basava “Sequel”, lavoro presentato a Rondò l’anno scorso.

Daniele Ghisi - già allievo di Stefano Gervasoni e Alberto Colla, nonché ospite della Fondazione Royaumont nel 2006 - trae ispirazione dalla sua passione per la matematica (nella fattispecie dalla combinatoria dell’ungherese György Polya), intrecciando frequenze e ritmi in un gioco di continua permutazione. Grazie a una salda quanto fervida immaginazione compositiva, l’autore evita il rischio che la direzionalità del brano venga, sul piano percettivo, inaridita a mero risultato dell’algoritmo di calcolo, o, viceversa, sopraffatta dall’accumulazione caotica degli elementi.

Tramite un’accurata selezione dei materiali, i colori sono sempre vividi e l’ascolto non si smarrisce nella complessità degli eventi sonori, ma anzi ne può seguire, avvinto da eleganti suggestioni timbriche, la progressiva rarefazione.

Ottima la prova dell’ensemble, e ottimi i tre giovani italiani, per i quali si sono aperte (Franceschini, dal 2006, e Lanza, dal 1998) o si apriranno tra breve (Ghisi) le porte dell’IRCAM, sulla scia di tanti connazionali che hanno frequentato negli ultimi anni questa istituzione, come Paola Calderone, Daniele Bravi, Stefano Bulfon, Elvio Cipollone, Lara Morciano, Lorenzo Pagliei, tra gli altri.

Visita il sito del Divertimento Ensemble


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