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Jazzdor
Jazzdor, il festival tenuto a Strasburgo e città limitrofe, è arrivato alla venticinquesima edizione. Anche quest'anno la rassegna si è svolta su entrambe le sponde del Reno, il fiume che divide Francia e Germania, e ha dato ampio rilievo alla collaborazione fra i musicisti dei due paesi.
Fra le tante stars presenti c'era anche diversi italiani grazie al quintetto di Enrico Rava insieme a Gianluca Petrella e al fisarmonista Luciano Biondini che ha suonato con Michel Godard alla tuba e Lukas Niggli alla batteria.
Ad Offenburg si sono esibiti Joachim Kuhn in solo, che ha offerto un concerto con atmosfere romantiche in cui ha esplorato il lato occidentale della musica per il suo strumento. A seguire un duo, quello del giovane pianista Dan Tepfer insieme al veterano Lee Konitz. È una formula che il sassofonista contralto ha già sperimentato con tanti grandi nomi, Martial Solal, Allan Broadbent, Franco D'Andrea... Come ci si poteva aspettare, i due hanno rielaborato con arguzia la tradizione degli standard, rivista con una classe esecutiva ed una grande abilità di ricombinazione delle strutture armoniche, nelle quali cui il suono sottile e cristallino di Konitz ha incantato.
Il giorno dopo un incontro insolito: quello del trombettista tedesco Till Bronner con il trio di Eric Legnini al piano ed al Fender Rhodes, Thomas Bramerie al contrabbasso e Franck Agulhon alla batteria. Bronner è un personaggio piuttosto famoso in patria, tanto che è in televisione nella giuria della versione tedesca di X Factor. Le sue numerose incisioni per la Verve nell'ambito di uno smooth jazz molto curato si sono vendute in quantità da classifica pop. Nonostante ciò, dopo essersi scusato per il ritardo causato da un inconveniente al ristorante, insieme a Legnini ha dato corpo ad una musica molto lontana da quella che presenta di solito al suo pubblico. Legnini si è dimostrato molto abile a creare atmosfere accese con il suo Rhodes e quando è passato allo strumento acustico non ha lesinato tempi veloci, ben accompagnato dalla ritmica. A momenti, presi dalla foga, sono sembrati simili ai gruppi di Charles Tolliver degli anni `70. Fuori da qualunque aspettativa di produzione discografica patinata, i quattro si sono divertiti, e con loro il pubblico, a suonare del jazz "verace".
A chiudere la rassegna il solito grande nome, questa volta Chucho Valdez e la sua orchesta cubana. Agli inesauribili Philippe Ochem e Marlyse Ackermann non resta che augurare come sempre: Keep On Jazzin!
Foto di Raoul Lieberkater (Kuhn) e Tasic Dragan (Bronner)
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