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I Compani e "Il Bidone" di Petrella chiudono Novara Jazz 2011

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Perseguitate dal maltempo, le ultime due giornate di Novara Jazz 2011 si sono svolte in situazioni logistiche diverse da quelle previste. Nonostante i contrattempi e le conseguenti difficoltà organizzative esse hanno comunque permesso di ascoltare dell'ottima musica.

I Compani, ben nota formazione olandese pilotata dal suo fondatore e animatore, il sassofonista Bo van de Graaf, sul palco allestito in Piazza della Repubblica avrebbero dovuto proporre la loro rivisitazione della colonna sonora di "Ultimo Tango a Parigi" con la proiezione di significativi spezzoni del film di Bernardo Bertolucci alle spalle dei musicisti. Un violento temporale nel tardo pomeriggio ha costretto gli organizzatori a ripiegare al chiuso dell'ampia Sala Borsa, dove l'impossibilità di proiettare il film e di predisporre un'ampificazione adeguata ha spinto la compagine ad una parziale modifica del programma annunciato, interpretando, in acustico, un repertorio composito.

Dal punto di vista sonoro ne è risultato un concerto equilibrato, leggibile e godibilissimo nella sua dimensione quasi cameristica; tuttavia gli organizzatori si sono impegnati ad ospitare nuovamente l'anno prossimo lo spettacolo, completo di proiezione e amplificazione.

Il repertorio ha dunque veleggiato dal Nino Rota di "Le tentazioni del Dottor Antonio" (da "Boccaccio 70," film a episodi di registi vari), brano d'apertura del concerto, a "Tiramisù" di van de Graaf, proposto come bis dal trio sax, piano, bandoneon e tratto dal CD Mangiare!. Nella parte centrale il concerto ha comunque inserito una selezione significativa di temi da Last Tango in Paris, compreso un tango a firma di Loek Dikker e incluso nell'arrangiamento di quella colonna sonora da lui concepito per i Compani.

A legare il tutto, costituendo la prerogativa più convincente di questa musica, sono intervenuti appunto gli arrangiamenti ormai perfettamente acquisiti dall'ensemble. Essi hanno frastagliato le situazioni, accostando collettivi ferrei a un calibrato quartetto d'archi, spunti meno ortodossi e più ludici (per esempio quello alla sega da parte della violoncellista Jacqueline Hamelink) a scatenati dialoghi fra sax e tromba o fra violino e piano... Si è passati da insiemi pomposi a improvvisazioni vibranti; momenti dalla verve trascinante e d'impronta dadaista si sono decantati repentinamente in toni languidamente malinconici.

Tutti bravissimi i singoli musicisti del nonetto, innanzi tutto nell'attenersi ai ruoli di volta in volta assegnati loro dagli arrangiamenti. Oltre al sassofonista-leader, dalla pronuncia vigorosa e screziata, come solisti è il caso di citare il crepitante e fantasioso trombettista Jeroen Doomernik, il guizzante primo violino Rik Sturtewagen e il puntiglioso pianista Christoph Mac-Carty.

La sera conclusiva del festival, spostata per precauzione al chiuso, questa volta nella gremitissima sala del Conservatorio Cantelli, ha presentato il nuovo progetto "Il Bidone" di Gianluca Petrella, basato esclusivamente su brani di Nino Rota (tratti anche da film non felliniani), del quale quest'anno ricorre il centenario della nascita. Anche in questo caso gli arrangiamenti hanno avuto un peso fondamentale, prevedendo ora passaggi obbligati, ora collettivi formicolanti, o ancora frazionando il settetto in dinamici duetti, trii, quartetti... Rispetto al concerto dei Compani hanno però giocato un ruolo importante l'amplificazione e l'elettronica; si sono verificati inoltre un flusso narrativo più continuo e soprattutto una densità sonora più concitata e grumosa. Unici momenti più rilassati, quasi di preparazione a successive progressioni d'ineludibile concretezza, sono stati alcuni interventi pianistici di Giovanni Guidi, decantati e lirici, o altri del cantante John De Leo, capace di drammatizzate ma non gratuite esasperazioni vocali.

La front line affiancava allo strepitoso leader, sempre efficace nella sua umorale pronuncia, il bravo Beppe Scardino, che al baritono sembra diventare sempre più agile e articolato, nella sonorità come nel fraseggio. La pulsazione ritmica era retta dalle solide spalle del contrabbassista Joe Rehmer, chicagoano ma ora residente a Foligno, e di un autorevolissimo Cristiano Calcagnile alla batteria. Gli accorgimenti elettronici di Andrea Sartori hanno costituito un elemento insinuante ma appartato, emerso in primo piano solo in alcuni frangenti.

Questa seconda apparizione dell'omaggio a Rota da parte di Petrella (la prima era avvenuta quattro settimane prima al Vicenza Jazz Festival) ha funzionato perfettamente, senza mostrare un istante di cedimento. Le tipiche composizioni di Rota, mai rivisitate in modo calligrafico e rispettoso, piuttosto tradotte e trasfigurate interamente nel mondo espressivo di Petrella, da un lato hanno costituito un input stimolante e congeniale, dall'altro hanno vissuto una seconda vita. Probabilmente questo lavoro si rivela il più maturo, motivato e trascinante fra tutti quelli per larghe formazioni pilotati fino ad oggi dal trombonista barese.

A mezzogiorno dello stesso 4 giugno, la corte di Casa Bossi - edificio ottocentesco progettato dall'Antonelli, ma oggi fatiscente e obiettivo di un'impegnativa operazione di restauro - ha ospitato un sorprendente set del Tao Drums, vale a dire il duo da poco costituito dai batteristi Carlo Garof e Cristiano Calcagnile, entrambi fra l'altro accomunati dall'interesse per le arti marziali. Il loro sodalizio, rivelatosi assolutamente congeniale e affiatato, ha perseguito nei vari brani improvvisati strutture ritmiche e gamme timbriche ben delineate, agendo su un armamentario di metalli e legni, oltre che sulle pelli del drum set. Si è così materializzato un incontro-scontro di palpabile tensione e di coinvolgente comunicativa, anche visiva.

Foto di Marco Scotti (le prime due) e Roberto Cifarelli (la terza).

Ulteriori immagini di questa rassegna sono disponibili nella galleria fotografica dedicata al concerto del Gianluca Petrella I-Jazz Ensemble.

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