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Gianluigi Trovesi & Orchestra Filarmonica Mousiké
Teatro Metastasio - Prano - 27.02.2006
È da qualche tempo che Gianluigi Trovesi lavora ad un progetto sulla musica operistica, che già aveva affrontato con Rava una decina d'anni orsono e che qua e là faceva capolino nei suoi eclettici lavori, nei quali il jazz sempre si fonde con le suggestioni più diverse. Ma qui l'opera viene affrontata assieme all'orchestra filarmonica Mousiké di Gazzaniga (BG), ovvero una "banda" di fiati, ai quali si aggiungono percussioni, un violoncello e la direzione di Stefano Acquaviva. Di questo progetto avevamo avuto modo di ascoltare una registrazione dal vivo, molto affascinate, alla quale si è mantenuta vicina anche la rappresentazione andata in scena al Teatro Metastasio di Prato, con il titolo "L'Italia all'opera (lirica)", in conclusione della ormai tradizionale rassegna "Metastasio in Jazz", curata da Stefano Zenni.
Il progetto è solo apparentemente semplice: riarrangiare splendide musiche della tradizione operistica, da Monteverdi a Puccini, da Pergolesi a Verdi, affidandole ad un organico di oltre quaranta elementi. In realtà, visti l'organico quasi esclusivamente di fiati e la presenza di una personalità brillante e polimorfe come Trovesi, è facile intuire come la semplicità si muti in sofisticata rielaborazione.
Così, la "Tosca" si incrocia non solo con l'"Orfeo", ma anche con le improvvisazioni e gli inserti jazzistici di Trovesi; "La serva padrona" subisce, dopo l'esposizione orchestrale del tema, un'improvvisazione libera prima al sax contralto e poi al clarinetto, che permette all'orchestra di cambiare il ritmo e di arrivare sorprendentemente a profumare di Caraibi; il "Figaro" dal "Barbiere di Siviglia" fa scontrare l'orchestra con il violoncello distorto di Marco Remondini, in un gioco grottesco e surreale; una "Carmen" piuttosto stravolta finisce con lo sfociare in un brano balcanico; e via intrecciando, con spirito ludico e dissacrante, musiche a musiche, epoche ad epoche.
I puristi - sia dell'opera che del jazz - forse storceranno la bocca; ma in questo modo vecchie (e belle) melodie trovano nuova vita, si esaltano in alcuni loro aspetti che l'ascolto ripetuto ha consunto, e si arricchiscono del fascino di una voce solista - quella di Trovesi - che non finisce di affascinare, con le sue gag, la sua espressività, il suo splendido colore. E i musicisti della banda, perlopiù dilettanti, come avviene in altre esperienze per alcuni aspetti analoghe (vedi su tutte "Banda Improvvisa") e come era evidente sul palco, si divertono un mondo. Né più e né meno del pubblico in sala.
Foto di Claudio Casanova
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