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Fiemme Ski Jazz – XI Edizione

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Val di Fiemme - 29.02.-16.03.2008

Arrivato ormai all'undicesima edizione, il Fiemme Ski Jazz si muove tra gradite conferme ed alcune novità.

Tra le conferme, la riuscitissima formula che porta musicisti di rilievo internazionale nelle sale da concerto, e proposte meno conosciute o più leggere (blues, R'n'B, funk) in altre location quali le baite, i rifugi, i pub, le scuole, in un'alternanza di vecchie conoscenze del festival (ad esempio il Porcino Organic di Helga Plankensteiner, il trio di Andrea Pozza) ed alcuni nomi nuovi (il Gipsy Quartet, il nuovo enfant prodige del jazz italiano Alessandro Lanzoni, il progetto “Hoy Como Ayer” di Franca Masu).

Ottima novità di quest'anno, invece, la stretta collaborazione, speriamo destinata a diventare piena integrazione, con il Dolomiti Ski Jazz. Collaborazione che ha permesso di espandere geograficamente e temporalmente la rassegna: oltre due settimane di musica, su un territorio che è uscito dai confini della Val di Fiemme per estendersi in Val di Fassa e giungere sino a San Martino di Castrozza.

Pur nella collaborazione, le due rassegne hanno comunque conservato alcune loro specificità. Più legato alla tradizione il Fiemme Ski Jazz, che ha proposto come eventi principali il trio di Eddie Gomez ed il quintetto di Cedar Walton (qui con i nostri Piero Odorici e Roberto Rossi). Più aperto alle nuove tendenze il Dolomiti Ski Jazz, che ha proposto uno degli astri nascenti del jazz internazionale come il contrabbassista israeliano Omer Avital, uno dei nomi nuovi della chitarra come il giovane texano Mike Moreno, e lo strepitoso quartetto di Nasheet Waits (oltre al leader, Logan Richardson al sax alto, Jason Moran al pianoforte, Taurus Mateen al contrabbasso), protagonista a nostro avviso del concerto più interessante della rassegna. Forte di un nucleo ben consolidato (sostanzialmente il trio Bandwagon di Jason Moran cui si aggiunge il sax di Richardson) il quartetto ha proposto un jazz dal linguaggio al tempo stesso metropolitano ed inserito nella tradizione. Le composizioni presentate (ad eccezione di Miss Parker di Jacky Byard) sono tutte a firma di Jason Moran e Tarus Mateen, e quindi la direzione di Waits si esplicita prevalentemente nella spiccata attenzione agli aspetti ritmici. Un concerto davvero di ottimo livello, seguito purtroppo soltanto da una quarantina di spettatori.

Analoghe considerazioni (sia pure su un gradino qualitativo inferiore) si possono fare per il concerto di Mike Moreno, che con il suo nuovo quartetto (Sam Yahel al pianoforte, Doug Weiss al contrabbasso e Tyshawn Sorey alla batteria) ha presentato brani tratti dal suo ultimo album, in uscita tra qualche settimana per la Criss Cross. Moreno ha una scrittura interessante, soprattutto quando si allontana dagli stilemi chitarristici. Il quartetto lo supporta molto bene e Tyshawn Sorey tiene sempre viva l'attenzione scomponendo il tempo e spostando gli accenti con grande creatività. Anche qui, però, solo poche persone in sala, e questo nonostante il concerto fosse stato preceduto dalla proiezione di “Amore sulla Neve”. Film realizzato da persone del luogo (Margherita Detomas e Massimo Tomasi), musicato dal vivo da artisti ben noti in valle come Enrico Tommasini, Helga Plankensteiner e Michael Loesch, e che quindi avrebbe dovuto esercitare una certa attrattiva sulla audience locale, non foss'altro per pura curiosità.

Una delle aree su cui gli organizzatori dovranno lavorare in futuro è dunque quella del coinvolgimento, ai concerti serali, di un pubblico più ampio. Stiamo pensando, ad esempio, ai numerosi turisti stranieri presenti nella valle, e “grandi assenti” ai concerti in teatro. Dobbiamo comunque rilevare, a onor del vero, che i maggiori problemi di affluenza si sono avuti a Moena e Canazei, località che hanno ospitato per la prima volta i concerti serali, e che non hanno quindi ancora sviluppato la consuetudine al festival jazz.

Questi problemi di affluenza non si pongono, per ovvie ragioni, per i concerti che si tengono nelle baite sulle piste da sci. Al contrario, nonostante un contenuto musicale spesso leggero ed orientato al puro intrattenimento, ci sembra che siano proprio questi eventi - sempre molto graditi - il vero punto di forza della rassegna.

Un'altra area in cui il festival può migliorare è quello della selezione dei nomi proposti. Gli organizzatori fanno già un ottimo lavoro, ed in fondo ogni festival ha un suo nucleo di musicisti “ricorrenti”, che nel corso degli anni vengono riproposti. Nel caso del Fiemme Ski Jazz, tuttavia, abbiamo riscontrato che alcuni musicisti hanno partecipato a tutte le ultime edizioni del festival. E sia detto, questo, senza nessun giudizio sul valore artistico dei singoli. Andrea Pozza, ad esempio, ci sembra “sacrificato” nelle jam session e meriterebbe forse uno spazio maggiore. E però crediamo sarebbe buona norma stabilire che se un musicista ha partecipato ad un'edizione del festival non possa partecipare all'edizione immediatamente successiva, a meno che il progetto proposto non sia radicalmente nuovo. Così come crediamo sarebbe buona norma che il direttore artistico del festival non assegnasse tropo spazio a se stesso ed ai progetti che lo vedono protagonista. Non ci scandalizziamo. E' prassi diffusa, anche in festival molto più blasonati (uno per tutti, Berchidda). Però sarebbe meglio evitare.

Foto di Antonio Baiano

Altre immagini di questo festival sono disponibili nelle gallerie dedicate ai concerti di Nasheet Waits e Mike Moreno

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