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Claudio Cojaniz - Francesco Bearzatti Duo
Due tra i musicisti più apprezzati dal pubblico del Pinocchio, il pianista Claudio Cojaniz ed il sassofonista e clarinettista Francesco Bearzatti, sono stavolta saliti assieme sul palco del jazz club fiorentino, per mettere in scena uno splendido concerto, vitale e ricco di improvvisazione.
Incentrato su una serie di brani di Monk, punto di riferimento di Cojaniz (clicca qui per leggere la recensione del suo ultimo CD, Never Forever), il concerto ha proposto anche alcuni brani originali dello stesso pianista, tratti dal repertorio della NION (Not In Our Name) Orchestra, da lui diretta e della quale fa parte lo stesso Bearzatti (assieme a musicisti come Cuong Vu, Giancarlo Schiaffini e Zeno De Rossi). In particolare, splendido un brano di sapore sudafricano (con chiare citazioni da Chris McGregor e Harry Miller), che non ha perso fascino neppure nella riduzione strumentale al duo, grazie alla maestria ritmico-percussiva di Cojaniz e al serrato fraseggio di Bearzatti.
Quest’ultimo, posto nella delicata ma esaltante situazione musicale dialogica, ha mostrato tutte le sue notevoli qualità: appunto un fraseggio sfaccettato e raffinato, creatività improvvisativa, intensità espressiva, grande attenzione e capacità di interagire “istantaneamente” con il partner. Grazie a ciò, la nota capacità di Cojaniz di ricondurre ogni relazione ristretta (duo o trio) ad una situazione paritetica ha fatto sì che quel che avveniva sul palco fosse sempre inatteso e da seguire palmo a palmo, alla scoperta delle nuove “mosse” dei due musicisti.
Considerevoli, da parte di Bearzatti, anche un paio di momenti in solitudine - uno in particolare nel corso del quale ha suonato, a là Roland Kirk, contemporaneamente sax tenore e clarinetto (sebbene, quest’ultimo, parzialmente smontato) - e un duetto ludico con il pianista con il solo bocchino del clarinetto, modulato con i palmi delle mani.
Conclusione con un bis totalmente improvvisato, dove il tema è stato trovato nel corso dell’esecuzione e attraverso una serie di reciproche “provocazioni” sonore.
Un bel concerto, sostanziato non solo da qualità musicali, ma anche da un bel rapporto di stima e affetto personale tra i due protagonisti, sempre indispensabile perché anche la parte artistica decolli. Un duo che dovrebbe seriamente pensare a testimoniare su disco le proprie performance, decisamente al di sopra della media di quanto si ascolta di solito.
Foto di Claudio Casanova (F.Bearzatti)
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