Home » Articoli » Live Review » Christian McBride & Inside Straight
Christian McBride & Inside Straight
Casa del Jazz - Roma - 13.07.2009
La crisi ha colpito duramente la musica a Roma: il lavoro è scarso per i musicisti, il denaro pubblico abbandona la cultura, le idee degli organizzatori sono ancora meno brillanti del solito. Mai l'estate romana aveva offerto così poco, ma per fortuna resiste la Casa del Jazz e col festival Summertime offre alcuni concerti di assoluto interesse, resi ancora più attraenti dal desolato panorama circostante.
Inside Straight, il nuovo quintetto di Christian McBride, costituisce un progetto molto solido, vicino nella basi concettuali alla scuola Blue Note anni Sessanta, che con la sua sintesi continua a fornire stimoli creativi alle nuove generazioni di musicisti. La capacità di fondere hard bop, modale, soul e free, si è rivelata fondamentale per il futuro del jazz, allontanandolo da adesioni dogmatiche a un qualche stile-religione e mantenendo forte il continuum con le istanze linguistiche basilari di questa musica.
Il quintetto di McBride è arrivato a Roma in conclusione del suo tour europeo, un elemento positivo in più a vantaggio del pubblico romano che ne ha potuto apprezzare la coesione e il brillante interplay. L'organico differisce in parte da quello che ha registrato l'ottimo Kind of Brown per la Mack Records: al posto di Eric Reed e Carl Allen, abbiamo trovato Peter Martin al piano e Ulysses Owens Jr. alla batteria.
Il primo, seppur poco noto, vanta collaborazioni con musicisti come Wynton Marsalis e Dianne Reeves, è un pianista dalla ricca vena bluesy, pronto a rispondere a ogni stimolo che arrivi dal solista di turno, con una mano sinistra spesso tyneriana e un forte senso architettonico dell'assolo, peraltro condiviso dai suoi colleghi.
Parlando di Owens, siamo sicuri che si affermerà presto nella rosa dei migliori batteristi jazz per l'estro dinamico e la brillante sintesi fra Tony Williams, Elvin Jones e Art Blakey. Suo un assolo in "Theme for Kareem," costruito quasi per intero sul solo rullante, che ha meritato applausi a scena aperta e ricordato gli studi di Max Roach su singoli elementi della batteria.
Steve Wilson, al contralto e al soprano ricurvo, in assolo mostra uno studio rigoroso della logica coltraniana, fra arpeggi e pattern sviluppati con rigore matematico, senza nulla togliere alla forza emotiva e al blues feeling. Ha convinto anche nell'esposizione dei temi, per lo spessore di pronunce e dinamiche: "Used 'Ta Could" nella sua insidiosa semplicità (note lunghe con sforzando, terzine discendenti su scala blues) ha trovato in lui tutte le sfumature necessarie a introdurre uno dei brani più coinvolgenti del concerto, culminato in un assolo di basso magistrale su ritmo funky ternario.
Al vibrafono Warren Wolf Jr. il solista più misurato, poco estroverso ma agile e dal suono bello e limpido, ha creato spazi di riflessione e contrasto timbrico, suonando in modo spesso trasversale alla pulsazione di base. Curiosa la scelta di impiegarlo nei temi e in assolo, lasciando tutto il lavoro di accompagnamento armonico al pianoforte.
Riguardo McBride, la sua musica interpreta suggerimenti del passato in modo del tutto personale e attuale: la vena compositiva è fresca, i temi incisivi, le soluzioni ritmiche, mai cerebrali, creano percorsi intriganti per il solista e coinvolgenti per il pubblico. Al contrabbasso ha suono splendido e tecnica mirabile, quasi una sintesi del walking di Ray Brown con l'agilità di Niels Pedersen. Nei groove funky, nello swing più veloce e in assolo spiccano sempre il profondo senso ritmico e la scelta magistrale delle note. L'omaggio a Ellington con "Sophisticated Lady" lo ha visto interpretare il tema dando al suo strumento l'elasticità della voce umana, anche nei passaggi più trascendentali.
Non possiamo tediarvi con la descrizione di ogni brano eseguito, ma vale la pena ricordare "Stick & Move," omaggio alla boxe costituito da un tema brevissimo e veloce, quasi un folgorante monkiano frammento di bop che ha aperto le porte a una brillante chase fra contralto e vibrafono.
Un'ultima osservazione circa la forza comunicativa di McBride: rivolgendosi al pubblico, scherzando sul palco con in colleghi, interagendo sul piano verbale con i solisti (ad es. un "what?" rivolto a Wilson durante un assolo blues) ha mostrato a tanti italiani come per fare grande jazz non serva recitare la parte del poeta introverso o del filosofo meditabondo.
Foto di Marcella Savini.
Ulteriori immagini di questo concerto sono disponibili nella galleria immagini.
Tags
PREVIOUS / NEXT
Become a Sustaining Member
Since 1995, All About Jazz has championed jazz as an art form and supported the musicians who create it. Over three decades, it has grown into one of the world's leading jazz resources, serving hundreds of thousands of readers, musicians, presenters and industry professionals each month.
Help Build the Future of All About Jazz
Your support helps us continue building All About Jazz for the next generation—expanding our editorial coverage, preserving jazz history, developing new community features and creating better ways to discover the music and the people behind it.
Become a sustaining member for as little as $20 per year and you'll immediately enjoy an ad-free experience along with access to subscriber features and future articles for a full year.
Together, we're not simply sustaining All About Jazz—we're building its future. Thank you for being part of the journey.




