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Bill Frisell, l'infaticabile

Mario Calvitti By

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Ho 66 anni e ogni giorno c'è qualcosa di nuovo... Ogni giorno è come un mondo completamente nuovo
Tra gli artisti che negli ultimi decenni hanno maggiormente contribuito a rinnovare il ruolo della chitarra nella musica jazz (ma non solo) spicca sicuramente il nome di Bill Frisell. Fin dal suo primo apparire sulla scena internazionale alla fine degli anni '70 ha dimostrato grande originalità e una spiccata individualità, con il timbro del suo strumento immediatamente riconoscibile nei più svariati contesti musicali.

La ricerca musicale di Frisell si è concentrata sul recupero e lo studio della grande tradizione della canzone americana in tutte le sue declinazioni, a partire dal blues e dal country per giungere alle espressioni più moderne di Bob Dylan e Madonna, passando attraverso il classicismo di Ives e Copland e i songbook di Gershwin e Berlin. Recentemente si è dedicato anche alla riscoperta della musica degli anni della sua giovinezza, pubblicando un paio di album nei quali porge omaggio agli anni '60.

Sempre estremamente attivo su più fronti (la sua sterminata discografia conta già oltre 300 titoli, incluse numerose collaborazioni di tutti i tipi), Frisell sembra essere uno dei protagonisti di questo 2017. A Marzo c'è stata ad Austin, Texas, la prima mondiale del film "Bill Frisell: a Portrait," un ritratto dell'uomo e del musicista dedicatogli dalla regista Australiana Emma Franz, seguito pochi mesi dopo dalla prima europea in quel di Bologna. A Maggio è uscito un nuovo album in duo con il contrabbassista Thomas Morgan Small Town , il primo a suo nome per la ECM dopo tanti anni. Lungo tutto l'anno ha un'intensa attività concertistica, che in Luglio lo ha portato anche in Italia col suo trio insieme al bassista Tony Scherr e al batterista Kenny Wollesen.

In occasione del concerto di Bologna per la prima tappa del tour europeo col suo trio abbiamo incontrato il chitarrista per una chiacchierata sulle sue recenti attività.

All About Jazz: Parliamo innanzi tutto del tuo ultimo album in duo con Thomas Morgan, Small Town . Segna il tuo ritorno alla ECM, l'etichetta con cui hai esordito. Come mai questo ritorno dopo tanti anni?

Bill Frisell: Credo di non aver mai veramente lasciato la ECM. Ne sono sempre stato parte attraverso progetti di altri musicisti, e anche il duo con Thomas Morgan è una collaborazione. Confesso che mi sento sempre a disagio con la parte più legata al business... tutte queste cose come i contratti che dovresti rispettare, perché io sono ancora sotto contratto con la Okeh Records/Sony, ma Wulf Müller che lavora per la Sony è molto amico di Manfred Eicher, così sono stato contento che abbiano potuto parlarsi e mettersi d'accordo "Se Bill ora fa questo, poi noi faremo quest'altro." Una volta tanto chi si interessa di affari non ha posto ostacoli alla musica. Per questa registrazione con Thomas Müller e Eicher si sono parlati e tutto è andato a posto, tutti amici, è normale parlarsi tra esseri umani. Questa interferenza del business con la musica rappresenta uno degli aspetti più frustranti per me. A volte gli impresari mi dicono "Non puoi suonare in questa città la prossima settimana perché ci hai già suonato la settimana scorsa," una cosa che non ha niente a che fare con la musica.

AAJ: Avevi già suonato in duo con Thomas in precedenza?

BF: Oh sì, avevamo già suonato un anno prima in duo al Village Vanguard, credo sia stato allora che Sarah Humphries (che lavora per la ECM) ci ha sentito, e si era entusiasmata all'idea di una registrazione.

AAJ: Quindi di chi è stata l'idea per questo album?

BF: L'ha proposta la ECM. Thomas ha lavorato molto con loro, e Thomas e io abbiamo suonato molto insieme... non ricordo quand'è stata la prima volta che l'ho incontrato, ma fu molti anni fa tramite Joey Baron. Poi gradualmente abbiamo suonato sempre più spesso... Mi sembra che questo legame con Thomas sia incredibilmente libero, posso suonare qualunque cosa, e sembra che lui sia sempre connesso con quello che io suono.

AAJ: Hai altri progetti con la ECM?

BF: Abbiamo registrato due serate, e quindi c'è altra musica che spero esca in un secondo volume. Tra qualche settimana conto di registrare di nuovo con Andrew Cyrille, sempre per la ECM, non vedo l'ora. In seguito, farò un nuovo album a mio nome per la Okeh.
Con la ECM è stata una associazione veramente lunga, credo che la prima volta che incontrai Manfred fosse il 1978, così sono passati... -è possibile? -quasi 40 anni! È una cosa che continua, abbiamo tempi differenti, succedono diverse cose, ci sono alti e bassi, ma è sempre una parte della mia vita. Del resto tanta gente con cui lavoro o ho lavorato proviene dalla famiglia ECM. Come Lee Townsend, che è il mio manager e produce molti dei miei dischi, l'ho incontrato in ECM; o Bob Hurwitz, che lavora per la Nonesuch, prima lavorava per l'ECM; Thomas Stowsend, il fondatore della Saudades Tourneen, l'agenzia che organizza i miei tour, ha cominciato anche lui con la ECM; e pure Hans Wendl, che cura le edizioni della mia musica, era in ECM. Lo stesso Wulf Müller che è con la Okeh Records/Sony era... non ricordo esattamente, ma aveva a che fare con la distribuzione della ECM. Così è tutto collegato, è stupefacente in verità, come i tralci di una vite...

AAJ: Il tuo concerto di stasera è un evento speciale, con la proiezione del film di Bill Morrison "The Great Flood," un documentario sull'alluvione del Mississippi nel 1927.

BF: Sì, è l'unica data in tutto il tour in cui accompagniamo il film con la nostra musica. Stasera è la prima volta che lo suoniamo in trio, visto che normalmente c'è anche Ron Miles alla tromba. Spero che vada bene, sarà un po' differente, è una novità per noi.

AAJ: La tua musica ha sempre avuto una forte componente visiva, molti dei tuoi progetti sono legati a immagini fisse o in movimento. Come ti avvicini alla composizione della musica per un progetto come questo?

BF: È difficile da spiegare, le immagini mi hanno sempre ispirato... Non è che io veda immagini quando suono, ma ne ho la sensazione, non una cosa letterale, ne sento l'energia. È un po' come quando, da ragazzino, disegnavo figure, fumetti o cose del genere, per me è la stessa cosa, quando faccio musica essa proviene dalla stessa fonte. Credo che sia lo stesso per ogni artista e musicista, poeta e scrittore, viene tutto dalla stessa sorgente. L'opportunità di fare qualcosa come questo film è stata una incredibile esperienza di apprendimento. Non sono solo le immagini, ho letto libri e imparato. Il film narra la storia dell'alluvione del fiume Mississippi nel 1927, un evento simile a quanto successo a New Orleans con l'uragano Katrina. Questa cosa enorme, orribile, che è accaduta, e l'effetto che ha avuto su tutta la gente, ha cambiato l'intera storia degli Stati Uniti. La gente fu costretta ad andarsene, ha cambiato la musica, ha cambiato tutto. Quando ho scritto la musica eravamo in viaggio lungo il Mississippi, fino a New Orleans, insieme al gruppo e a Bill Morrison. Abbiamo suonato a New Orleans e in varie città, stavo pensando a un sacco di cose mentre lo facevamo...
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