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Arvo Pärt - Roma
La rassegna di concerti dedicati ad Arvo Pärt dal Parco della Musica di Roma nel mese di Gennaio è stato probabilmente l'omaggio più ricco e completo tra quelli finora tributati nel nostro paese al compositore estone. Non solo per il programma, che proponeva vari esempi della sua produzione con anche alcune prime esecuzioni, ma soprattutto per la presenza dello stesso artista, e di due dei musicisti che gli sono stati al fianco per diversi anni diventando così gli interpreti ufficiali della sua opera, ovvero Tonu Kaljuste e Paul Hillier. Degno di nota anche l'allestimento nel foyer di una mostra fotografica di ritratti del compositore eseguiti lungo l'arco di quasi vent'anni e in varie situazioni da Roberto Masotti, per molti anni uomo-immagine ECM e amico personale del musicista.
Le tre serate all'Auditorium erano dedicate ciascuna ad un particolare aspetto della scrittura di Pärt: cameristica, sinfonica e vocale. Il primo concerto ha visto impegnati i musicisti del PMCE (Parco della Musica Contemporanea Ensemble) con Tonu Kaljuste direttore e Arianna Savall voce solista in un programma di composizioni da camera. Ha aperto 'Summa,' nella versione per quartetto d'archi anomalo (violino, due viole e violoncello), qui presa a un tempo forse troppo veloce, seguita da 'L'Abbé Agathon,' composizione recente per quattro viole, quattro violoncelli e soprano non ancora incisa su disco, una parabola musicata ben resa dalla bella voce di Arianna Savall. Era poi la volta di 'Spiegel im Spiegel,' in una inedita versione per flauto e pianoforte. La breve 'Scala Cromatica,' per violino, violoncello e pianoforte introduceva il 'Mozart-Adagio' per la stessa formazione.
La composizione è un adattamento dell'Adagio dalla Sonata K.280 per pianoforte di Mozart, ed è dedicata da Pärt allo scomparso violinista Oleg Kagan, grande interprete mozartiano. Seguiva poi 'Es sang vor langen Jahren,' per violino, viola e contralto, ancora con la voce della Savall, che ha interpretato anche la conclusiva '2 Wiegenlieder' in una nuova versione per quattro viole, quattro violoncelli e soprano dall'originale per pianoforte e voce. Ma il brano più sorprendente della serata è stato il penultimo, 'Fratres,' forse la composizione più nota di Pärt; sicuramente quella che ha avuto più riletture. Quella presentata in questa occasione, in prima esecuzione italiana, era una nuovissima versione per quattro percussionisti, capace di distinguersi da tutte le altre pur rispettando la partitura originale. In questa particolare trascrizione il minimalismo di Pärt incontra quello di Steve Reich, richiamando sue composizioni come 'Drumming,' 'Six Marimbas' e 'Music for Mallet Instruments' in un riuscito incontro tra due mondi apparentemente lontanissimi.
Il secondo concerto era quello dedicato alle composizioni sinfoniche, con Tonu Kaljuste chiamato a dirigere Orchestra e Coro dell'Accademia Nazionale di S. Cecilia. Il piatto forte della serata era naturalmente costituito dalla prima esecuzione italiana della Sinfonia n. 4 "Los Angeles," presentata in prima mondiale un anno fa. E' la prima Sinfonia composta da Pärt da quando ha adottato la nuova tecnica di composizione in stile "tintinnabuli". Le prime due sinfonie risalgono infatti agli anni '60, quelli del serialismo, mentre la terza, pubblicata nel 1971, appartiene al periodo di transizione che avrebbe portato all'adozione completa della nuova tecnica compositiva nel 1976. Scritta per orchestra d'archi con l'aggiunta di arpa, timpani e percussioni, in tre movimenti, la sinfonia è dedicata a Mikhail Khodorkovskij, ex patron della compagnia petrolifera Yukos che sta scontando una condanna in Siberia per frode fiscale, ma in realtà vittima della persecuzione politica di Vladimir Putin. L'opera presenta una stratificazione molto densa, in linea con altri recenti lavori di Pärt come 'La Sindone,' che si sviluppa in modo lento e solenne attraverso tre movimenti, giocando sulla dinamica e sull'alternanza di pause e momenti più ritmati. In precedenza, nella prima parte del concerto sono state eseguite alcune delle opere più significative del compositore; iniziata con 'Pilgrims' Song (Wallfahrtslied)' per coro e orchestra d'archi, una composizione costruita sul contrasto tra la staticità della parte vocale, basata sul testo del Salmo 121 e cantata su una sola nota, e il movimento dinamico della parte strumentale, è proseguita poi con 'Orient & Occident' per orchestra d'archi, curioso esperimento di avvicinamento a sonorità indiane; quindi una 'Passacaglia' per violino, vibrafono e orchestra d'archi (originariamente scritta nel 2003 per violino e pianoforte), e lo struggente 'Cantus in Memory of Benjamin Britten,' per orchestra d'archi e campana tubolare, composto nel 1977. Il concerto si concludeva poi con 'Da Pacem Domine,' presentato nella nuova versione per coro e orchestra d'archi, mentre la partitura originale, scritta nel 2004 per commemorare le vittime degli attentati di Madrid dell'11 Marzo, era per coro a quattro voci a cappella.
L'ultimo dei tre concerti all'Auditorium era incentrato sulle composizioni vocali di Pärt, affidate all'interpretazione di un ensemble d'eccezione, il Theatre of Voices fondato da Paul Hillier, che ha collaborato a lungo a stretto contatto con il compositore estone, dapprima con lo Hilliard Ensemble e poi con il gruppo attuale. Il programma, definito dallo stesso compositore, prevedeva l'esecuzione della nuova versione della sua 'Missa Sillabica,' intercalata da esempi della polifonia sacra delle origini, di autori come Perotin, Guillaume de Machaut e Guillaume Dufay. L'accostamento permetteva di confrontare direttamente la musica di Pärt con quelli che sono considerati i principali ispiratori del suo stile, facendo risaltare le affinità e soprattutto le profonde differenze nella gestione delle voci; se è vero che i materiali musicali utilizzati sono in buona parte analoghi, la particolarità e rigorosità delle regole di scrittura osservate dal compositore portano a risultati completamente differenti da quelli della polifonia tradizionale. La nuova versione della 'Missa Sillabica' (è stato il primo componimento di Pärt basato su un testo) sostituisce l'accompagnamento strumentale dell'organo con quello di un quartetto d'archi, le cui voci si intrecciano strettamente con quelle del quartetto vocale. Nel concerto trovava posto anche un'altra esecuzione del 'Wallfhartslied,' che si faceva apprezzare anche con l'organico ridotto rispetto a quella presentata due sere prima da coro e orchestra, per concludere infine con lo 'Stabat Mater,' uno dei lavori più importanti di Pärt, dallo svolgimento molto intenso e drammatico nonostante la scarna strumentazione impiegata (tre archi e tre voci). Impeccabile l'esecuzione del Theatre of Voices, che si conferma come uno dei gruppi di riferimento per quanto riguarda la musica vocale, sia tradizionale che moderna, grazie all'impegno dei solisti e alla attenta direzione di Paul Hillier, tra i massimi specialisti del settore.
A differenza delle prime due serate, in questa occasione il compositore non era presente in sala, per via del concomitante impegno a Bologna di cui riferiamo altrove, ma ciò non ha diminuito l'importanza dell'evento (termine quanto mai abusato, ma decisamente calzante in questa circostanza), che si chiude dunque con un bilancio più che positivo, anche in termini di partecipazione del pubblico, grazie soprattutto alla ricchezza della proposta musicale, adeguatamente sostenuta da interpreti dimostratisi all'altezza.
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