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Antonello Salis
Teatro Olmi - Latiano31.01.2009
Teatro pieno e facce che si scrutavano tra di loro, tra il divertito e lo stralunato, per l'unico concerto jazz inserito nel cartellone dedicato alla musica classica promosso dall'associazione "Aurora Terra di Puglia". Sul palco uno dei musicisti più inventivi in circolazione, tecnicamente ferrato, che a buon diritto oggi può scrollarsi di dosso quel timbro da musicista "naif" che lo ha accompagnato per anni.
Salis si è presentato sul palco in cardigan, scarpe da ginnastica e con l'immancabile bandana (ed è già un miracolo che non sia arrivato in bermuda e infradito). Perché lui è così, poco importa se il luogo dove andrà ad esibirsi è una sala da concerto con le poltrone di velluto o una piazza. A lui interessa comunicare al pubblico tutta la sua urgenza espressiva. Salis è informale. Come lo è la sua musica, materia iconoclasta da plasmare sotto le dita.
Si inizia con una lunga suite per pianoforte solo in cui c'è di tutto: da Cecil Taylor a Mingus, dalle arie d'opera alla canzone popolare, da Broadway al Rock (e chissà quant'altro, visto che il pianista di Villamar si diverte a far emergere dal magma dei suoni lacerti di melodie). Salis gioca sulla pronuncia virtuosistica, sul timbro feroce, sui suoni artati della corde, percosse da bottiglie e appendiabiti. E' un fiume in piena, un musicista checome ha spiegato lui stesso in alcune intervistevive ogni concerto come se fosse l'ultimo. A stargli dietro si fatica un po.'
Quando passa alla fisarmonica l'atmosfera cambia sensibilmente, anche per la fisicità dello strumento che non permette estenuanti cavalcate sulla tastiera. C'è più spazio per le aperture solari e rasseneranti, la fisarmonica evoca inevitabilmente suoni lontani, che profumano di campi di grano, di feste sull'aia, di tavole imbandite a vino e formaggio fresco. Non manca il gioco, come quando bofonchia parole sconnesse nel microfono o gorgheggia dopo aver bevuto un bicchiere d'acqua.
Bis come da copione, non dopo aver ringraziato il pubblico per la "resistenza dimostrata".
Foto (di repertorio) di Claudio Casanova
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