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Daniele Sepe & Galactic Syndacate ad H/EARTHbeat

Daniele Sepe & Galactic Syndacate ad H/EARTHbeat

Courtesy Andrea Rega

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Daniele Sepe & Galactic Syndacate
Sicurcaiv
H/EARTHbeat
Grassina (FI)
8 novembre 2025

A Firenze dopo diverso tempo di assenza, Daniele Sepe s'è presentato al Sicurcaiv di Grassina, appena fuori del capoluogo toscano, per la rassegna H/EARTHbeat di Music Pool, alla testa del settetto Galactic Syndacate, denominazione che omaggiava la storica formazione di Joe Zawinul, al quale idealmente quella di Sepe si ispira. Il titolo del concerto era invece Spiritus Mundi, lo stesso di uno storico (e splendido) album del sassofonista napoletano, risalente esattamente a trent'anni fa, al quale il programma della serata in certa misura si rifaceva.

La scaletta prevedeva infatti una varietà di "musica dal mondo," come ha detto Sepe dal palco e come avveniva nell'album di tanti anni fa, selezionata con criteri che vanno dalla bellezza alla festosità, dall'impegno sociale dei testi al loro valore storico. Rispetto agli arrangiamenti di allora c'era comunque una maggiore presenza di rock, anche se ben selezionato, come testimoniato dall'introduzione con un pezzo di Frank Zappa —al quale Sepe non molti anni fa dedicò Direction Zappa , ospite Hamid Drake —e dal bis con uno degli Area.

Del resto, l'impianto della formazione rimandava come detto a Zawinul, per cui le tastiere di Paolo Zamuner, la chitarra elettrica di Alessandro Morlando e il basso elettrico di Gianluca Capurro non potevano non creare un certo tipo di atmosfera, cui era organica la batteria di Massimo Del Pezzo. Ma su quell'atmosfera andavano a inserirsi brani di tutt'altro genere, come per esempio la celeberrima "Padrone mio" di Matteo Salvatore, che proprio Sepe ha tanto contribuito a far conoscere, e che qui era però proposta con un incredibile arrangiamento blues... Nulla di male, anzi, molto di bene: in fondo, quel brano è a tutti gli effetti l'emblema del "blues del nostro sud," anche se originariamente cantato su scale diverse da quelle del blues statunitense; accostare esplicitamente le due tradizioni è una gran bella operazione, resa perfettamente, poi, dalla voce del cantante napoletano Sabba.

L'elettrificazione rock degli arrangiamenti ha poi mutato le atmosfere dei brani napoletani o dei tradizionali siciliani che, come da repertorio storico, non sono mancati; ha avvicinato alla No Smoking Orchestra, mitica band del regista serbo Emir Kusturica, quelle di tradizione balcanica; ha dato tutt'altro piglio a un classico della canzone politica come "Partire partirò" o al tradizionale griko salentino "Rirolalla." Con una spezia decisiva in più, però: le fantastiche percussioni di Antonello Iannotta, che conservavano un indissolubile legame con i ritmi della cultura popolare.

In mezzo a tutto questo, i protagonisti erano Sepe e Sabba. Quest'ultimo interpretando ottimamente le canzoni, con voce potente e nitida, ma anche una notevole presenza scenica; il leader improvvisando sui temi con piglio a là Gato Barbieri —altro musicista al quale non molti anni fa ha dedicato un album, The Cat with the Hat —, senza troppi artifici tecnici, rimanendo sempre lirico ed espressivo, ma riuscendo a essere ogni volta trascinante; entrambi, duettando e passandosi ripetutamente la guida, nei momenti in cui i brani si impennavano.

Un bello spettacolo, nel quale non potevano mancare i momenti di critica sociale e politica, anche se sono lontani i tempi di "Also Sprach Berluskastra" o "Invocazione," probabilmente perché lontano è, tra la gente, lo spirito di reazione e rivolta di quegli anni. Ciononostante, la conclusione sulle note di "Luglio agosto settembre nero" degli Area ha visto il pubblico cantare e commuoversi, e ha anche mostrato una magia della musica suonata e vissuta con la passione che hanno musicisti come Sepe: due bambine, invitate a salire sul palco perché guardassero da vicino gli strumenti suonare, si sono invece impadronite di due tamburelli e li hanno suonati per tutto il pezzo con una partecipazione e un ritmo da musiciste navigate.

Viva la musica del mondo, viva Daniele Sepe che ce la ripropone in modo sempre diverso!

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