Home » Articoli » Live Review » Vijay Iyer & Mike Ladd Ensemble
Vijay Iyer & Mike Ladd Ensemble
Teatro Manzoni - Milano - 07.02.2010
Memorabile. Corro il rischio dell'esagerazione, ma non mi viene altro termine per definire il concerto che il Vijay Iyer & Mike Ladd Ensemble ha tenuto in un Teatro Manzoni ancora una volta sold out. Memorabile e seminale. Perché la musica proposta utilizza, è vero, elementi, generi e stili ormai codificati ma li rielabora, li scompone, li assemblea in maniera così innovativa e geniale che la proietta decisamente nel futuro.
"Holding It Down" narra sogni, incubi, tormenti e aspirazioni, raccolti attraverso interviste, dei giovani afroamericani reduci dalle guerre in Iraq e in Afghanistan. Ma inevitabilmente la musica trasforma questi pensieri in qualcosa di universale, che tocca ciascuno di noi. Musica e parole mai come in questo progetto così indispensabili l'una alle altre. Le parole per l'appunto. Quelle spesso urlate, che arrivano dal ghetto, che ti colpiscono come un pugno allo stomaco, caricate di significati dallo slang che Maurice Decaul (vero reduce di guerra) in versione rapper rende così concrete e palpitanti.
O quelle declamate sottoforma di versi sincopati, politicamente graffianti ma presentati con discrezione, quasi in punta di... penna, da Mike Ladd, figura ormai leggendaria del poetry più impegnato e raffinato. O ancora le parole non dette, ma non per questo meno significative, che si sublimano nella straordinaria vocalità di Pamela Z, in grado di contaminare il bel canto con esperimenti elettronici che ne amplificano la valenza comunicativa.
E poi, naturalmente, la musica. Epica nella sua genesi e nella sua realizzazione, complessa nella sua articolazione ma semplice ed emozionante nella fruizione. Vi è grande armonia tra le varie anime che concorrono alla messa in opera di "Holding It Down," ogni elemento è ben caratterizzato e definito ma altrettanto coeso nel mosaico allestito da Iyer e Ladd. E questo grazie anche alle qualità e alla versatilità dei musicisti.
Kassa Overall ha un drumming alquanto originale, nel quale fonde semplicità esecutiva e complessa articolazione ritmica. La chitarra di Liberty Ellman è sorniona, quasi defilata, ma sa graffiare nel momento opportuno. Il violoncello di Okkyung Lee è camaleontico nel ricreare momenti di rigore cameristico così come nel provocare momenti di forte tensione narrativa attraverso dissonanze e distorsioni timbriche. E naturalmente Vijay Iyer. Pianoforte, tastiere e diavolerie elettroniche formano una sorta di cabina di regia dalla quale il talento di origine indiana, invia segnali, coordina i movimenti, distribuisce compiti, armonizzando e arrangiando il tutto con grazia, efficacia, leggerezza e geniali intuizioni.
Vijay Iyer e Mike Ladd vantano un sodalizio umano artistico di lunga data che ha prodotto lavori importanti come In What a Language (2003) e Still Life With Commentator (2006), ma con "Holding It Down" raggiungono un raro equilibrio tra parole e musica, tra scrittura e improvvisazione, licenziando un'opera che è uno spaccato lucido e impietoso dei nostri tempi destinato a lasciare il segno.
Foto di Roberto Cifarelli
Ulteriori immagini di questo concerto sono disponibili nella galleria immagini
Tags
PREVIOUS / NEXT
Become a Sustaining Member
Since 1995, All About Jazz has championed jazz as an art form and supported the musicians who create it. Over three decades, it has grown into one of the world's leading jazz resources, serving hundreds of thousands of readers, musicians, presenters and industry professionals each month.
Help Build the Future of All About Jazz
Your support helps us continue building All About Jazz for the next generation—expanding our editorial coverage, preserving jazz history, developing new community features and creating better ways to discover the music and the people behind it.
Become a sustaining member for as little as $20 per year and you'll immediately enjoy an ad-free experience along with access to subscriber features and future articles for a full year.
Together, we're not simply sustaining All About Jazz—we're building its future. Thank you for being part of the journey.




