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Uri Caine Trio Alla Sala Vanni di Firenze

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Uri Caine Trio
SuperJazz
Sala Vanni
Firenze
18.10.2016

Per la prima data della serie Superjazz alla Sala Vanni di Firenze di scena il nuovo trio di Uri Caine, con Mark Helias al contrabbasso e Clarence Penn alla batteria. La formazione ha da poco pubblicato il disco Calibrated Thickness del quale ha solo in parte seguito le tracce nel corso della serata fiorentina, e non solo perché in alcune tracce di quel lavoro figurava anche la cornetta di Kirk Knuffke.

La performance offerta dal trio è stata infatti piuttosto diversa per temi e atmosfere da quella registrata sul CD, avvicinandosi maggiormente a quel che il pianista presenta nelle sue esibizioni in solitudine: elaboratissime tessiture cangianti, spesso in forma di suite che raccolgono suggestioni diverse e le rielaborano in modo sofisticato -talvolta persino troppo... -facendole scomparire e riapparire all'interno di passaggi blues e stride, a citazioni colte e -in questo caso -al dialogo tra i tre musicisti.

Un lavoro estremamente virtuosistico, del quale Caine è maestro e che ha visto eccellere anche Helias, confermatosi strumentista di gran classe, ben aldilà di una fama di cui gode solo tra gli appassionati. Ma anche una forma espressiva sempre a rischio di scivolamento in parte nel kitsch, in parte -soprattutto -nella fredda ridondanza. Un rischio, quest'ultimo, che il pianista non è riuscito stavolta a evitare del tutto.

Pur nella sua ricchezza, la musica infatti non è riuscita a coinvolgere pienamente tutto il pubblico ampiamente presente all'evento, in parte proprio per la sua ripetitività: il trattamento dei brani, nella sua eclettica caleidoscopicità, è pian piano parso essere sempre lo stesso, così da non far più capire se i brani cambiassero o meno, se vi fossero concreti mutamenti di scena aldilà delle scoppiettanti invenzioni. E ciò anche perché, a differenza di quanto gli accade in piano solo, in trio Caine tende a mettere in gioco soprattutto la velocità esecutiva alla tastiera e determinati stilemi tratti (ancorché rivisti e corretti) dal repertorio mainstream, lasciando poco spazio a episodi più lirici (nel disco svetta per esempio "He Said She") o a passaggi ispirati alle sue esplorazioni della musica classica.

Ne è così venuta fuori una serata tecnicamente apprezzabile, ma a tratti un po' soporifera, con picchi d'eccellenza -immancabili con musicisti di questa caratura -ma globalmente un po' deludente. Un rischio che fa parte del mestiere di chi, come Caine, tutto può fare fuorché presentare il "compitino." Per l'ascoltatore curioso, comunque, meglio questo che una banale ripetizione di cose già note, come troppo spesso accade con effetti, quelli sì, totalmente ammorbanti.

Foto (di repertorio): Roberto Ricci

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