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Dave Brubeck: Time OutTakes

Stefano Merighi BY

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Dave Brubeck: Time OutTakes
Time OutTakes è il frutto della scoperta dell'insieme dei nastri giacenti nei vaults della Columbia, riguardanti il celebre album di Dave Brubeck, edito nel 1959.

Come spesso accade per questo genere di operazioni, il supplemento di materiale che esce fuori dallo scavo coincide con versioni alternative dei medesimi brani della collezione definitiva (outtakes), ma anche con pezzi scartati dalla produzione—due in questo caso—oppure con la scoperta che in certi casi è bastata una sola "take" per essere soddisfatti del risultato.

Il CD in questione appare più come un elegante omaggio in occasione del centennale dell'autore (6 dicembre 2020) piuttosto che un tesoro ritrovato. Non sono molte infatti le varianti degne di nota rispetto all'edizione del Time Out ufficiale, specie nella quantità di musica, relativamente esigua.

Ma può essere un'occasione per ripensare alla figura di Dave Brubeck, davvero atipica nel mondo del jazz, per lo meno nei decenni più rilevanti, si direbbe addirittura ingombrante, ma non in senso negativo.

Tra i più abili a comprendere le dinamiche anche industriali che il jazz poteva sviluppare nella coincidente era kennediana, intelligente divulgatore del jazz presso i giovani universitari americani—ruolo che pochi in seguito avrebbero ripensato, ma molto importante—, sincero e integerrimo attivista per la mescolanza etnica nelle formazioni fin dai suoi esordi, Brubeck è stato compositore e strumentista umorale ma assai interessante.

Sia per i tentativi di mettere in comunicazione lo swing con le architetture eurocolte (Milhaud in particolare), sia per un pianismo che, nei momenti migliori, ha proposto ingegnose forzature della fraseologia consolidata, nonché esperimenti ritmici non banali.

Se si ritorna al suo intervento in "These Foolish Things," che apre il noto Jazz at Oberlin, si coglie una qualità sperimentale, incurante delle buone maniere, che aveva infatti attirato l'attenzione persino del giovane Cecil Taylor.

Ma sono diverse le fasi—compresa l'iniziale e breve avventura dell'Ottetto—in cui Brubeck disorienta con uno stile che fa combaciare una sorta di barocco enfatico e invece un interessante senso asimmetrico di frasi, blocchi accordali, politonalità.

Nella sostanza però, Brubeck passa alla storia per la popolarità di massa raggiunta dagli anni '60 in avanti, per aver fatto filtrare il jazz nel mondo dei rotocalchi (non era certo l'unico comunque...), per aver per la prima volta superato, con "Take Five," il traguardo del milione di copie vendute di un singolo jazz.

Anche perchè in effetti, con l'uscita di Time Out, Brubeck trova con il quartetto con Paul Desmond, Eugene Wright e Joe Morello, la chiave per sintetizzare un suo linguaggio jazzistico, costituito dall'idea dei tempi pluricomposti accostati e intrecciati ad una dizione swing apollinea, levigata, perfettamente chiara nella sua articolazione, presa come emblema per legioni di ascoltatori dell'essenza stessa del jazz "popolare."

Time Out segna uno spartiacque per Brubeck e, piaccia o no, è un disco storicamente significativo.

Seguendo la scaletta con ordine, "Blue Rondo à la Turk," pur con il suo rischio kitsch, si conferma un esperimento riuscito. Sviluppato da una memoria orale rimasta dopo una tournèe in Turchia (e non dal Rondo alla Turca di Mozart, come spesso si è detto), il pezzo risulta ancora fresco e stimolante.

"Strange Meadowlark" diverge dall'edizione conosciuta per un diverso solo di Desmond, che qui cita velocemente la "Bewitched..." di Cole Porter, così come "Take Five" si fa ascoltare senza la celebre scansione di accompagnamento di Morello alla batteria, che invece nell'assolo rimane senza il fondale di piano e contrabbasso.

"Three to Get Ready" e "Cathy's Waltz" non riservano sorprese, mentre mancano "Everybody's Jumpin'" e "Pick Up Sticks," che non avevano versioni alternative.

Inedite invece "I'm in a Dancing Mood" e "Watusi Jam."

Il libretto contiene una introduzione di Douglas Brinkley, la descrizione delle session a cur del produttore Kabir Sehgal e interessanti approfondimenti dei figli di Dave, Chris, Matt, Darius.

Track Listing

Blue Rondo A La Turk; Strange Meadowlark; Take Five; Three To Get Ready; Cathy's Waltz; I'm In A Dancing Mood; Watusi Jam; Band Banter.

Personnel

Dave Brubeck: piano; Paul Desmond: saxophone, alto; Eugene Wright: bass; Joe Morello: drums.

Album information

Title: Time OutTakes | Year Released: 2020 | Record Label: Brubeck Editions

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