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Sunrise Jazz Orchestra
Non è facile far stare una Big Band all'interno di un jazz club come il Pinocchio, sul quale si alternano di solito formazioni di non più di cinque o sei elementi. Ma, superati i disagi degli spazi ristretti e gli imbarazzi di suonare a gomito con gli spettatori, inizia per tutti il divertimento, che è legato proprio al piacere di mescolare senza soluzione di continuità musicisti e pubblico, così da far sentire questo ben più partecipe dscalella musica e quelli, alla fin fine, parte del pubblico stesso.
La Sunrise Jazz Orchestra, nata dalla Filarmonica Michelangelo Paoli di Campi Bisenzio, è attiva da vent'anni e unisce musicisti navigati ad appassionati amatori. Diretta dal 2002 da Stefano Rapicavoli, unisce brani tradizionali ad altri meno tipici per una formazione del genere e a originali. Il tutto sempre con molto dinamismo e molta accuratezza.
La serata al Pinocchio vedeva la presenza, come ospite speciale, di Dario Cecchini ed è stata aperta dalla "sigla" dell'orchestra di Count Basie, a cui ha fatto seguito "Doxy" di Sonny Rollins, con un lungo e intenso assolo di Cecchini al sax baritono, poi affiancato dall'orchestra, la quale - tra stacchi e variazioni dinamiche - ha arricchito ulteriormente l'orizzonte timbrico.
Al terzo pezzo, di Gershwin, ingresso della cantante Maria Loscerbo, che ha poi proseguito su brani come "Oh, Lady Be Good" e "Lady Is a Tramp". Voce calda, interpretazione sorprendentemente vivace, anche la vocalist ha contribuito a tenere alto il dinamismo dell'orchestra, che ha concluso il primo set con l'ellingtoniana "Moon Indigo".
Il secondo set s'è avviato subito in modo atipico, con il Coltrane di "Moment's Notice". Poi, dopo "Ain't Misbehavin'" di Fats Waller, è seguito uno sfrenato brano soul interpretato di nuovo dalla Loscerbo e da Cecchini, quindi ancora Ellington - "Concerto per Cootie," con menzione speciale per Enzo Scalzi che alla tromba si è misurato con Cootie Williams - e un'inusitata "Birdland" di Joe Zawinul, con eccellenti interventi del contralto di Sandro Morini e della chitarra di Andrea Sinceri.
Per concludere, un brano del direttore, Stefano Rapicavoli: uno ska dedicato all'orchestra - che ha sede a Campi, e che quindi non poteva che chiamarsi... "Skampi".
Un concerto piacevolissimo, di un'orchestra serissima ma divertita e divertente. Un concerto che dimostra la vitalità di un tipo di formazione - la Big Band - che i pregiudizi e i costi hanno quasi fatto sparire dalla scena, ma che invece - se condotta con ironia e passione e se ascoltata in condizioni ideali, come possono essere quelle solo apparentemente "sacrificate" di un jazz club - ha ancora molto da dire e da far apprezzare al pubblico.
Foto di Dana Ram.
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