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Südtirol-Altoadige Jazz Festival 2008
In questi ultimi anni, una delle tendenze dei festival jazz, soprattutto estivi, è quella di estendere sempre più la propria durata, tanto che difficilmente si ha la possibilità di seguirli dall'inizio alla fine. Ciò vale per esempio per il Südtirol-Altoadige Jazz Festival, che quest'anno, oltre a durare dal 6 al 14 giugno, ha assunto una diffusione territoriale più vasta che in passato, toccando in contemporanea varie località della provincia di Bolzano, senza per altro nascondere intenti di promozione turistica. Purtroppo l’instabilità delle condizioni atmosferiche della prima metà di giugno ha influito sull’affluenza del pubblico in alcune situazioni, soprattutto nella serata d’apertura al Messner Mountain Museum di
Castel Firmiano. La variegata gamma, stilistica e qualitativa, delle scelte artistiche non ha inoltre giovato alla definizione di una precisa identità estetica di questo festival in continua trasformazione.
Nella terzultima giornata, i concerti svoltisi a Bolzano si sono concentrati su quartetti americani. Uno dei pregi del gruppo di Jeff Siegel è stato quello di rispettare le quote rosa: il leader, alla batteria, ed il contrabbassista Carlo De Rosa, di origine palermitana, erano infatti affiancati dalla pianista Francesca Tanksley e dalla sassofonista Erica Lindsay. L'impronta della formazione è parsa prevalentemente coltraniana: dall'impianto melodico dei temi al pianismo decisamente tyneriano, al ruolo di basso e batteria. Ne è scaturita però una performance un po' risaputa e spenta; la pronuncia del tenore della Lindsay è sembrata afona e piatta, mentre lo strumentista più notevole è risultato essere il contrabbassista.
Le cose sono andate decisamente meglio col quartetto del settantaduenne Roswell Rudd, ritornato in questi ultimi anni sulle scene internazionali più esuberante che mai. Alla testa del suo quartetto, ancor più che nelle recenti collaborazioni con Archie Shepp o con Enrico Rava, il trombonista ha dimostrato come in lui rimangano ancora vive le tracce dell'esperienza dixieland dei suoi esordi. Nell'affrontare un repertorio variato nelle strutture formali e nei contenuti, la sua tipica voce strumentale ha esposto un fraseggio essenziale, esplicito, declamatorio, un sound di straordinaria potenza, un uso magistrale di glissando, di note ruvide e delle sordine.
Una certa originalità e potenzialità da sviluppare ha evidenziato la cantante di origine sud coreana Sunny Kim, mentre l'apporto del contrabbassista Brad Jones è stato caratterizzato da un piglio sicuro, anche all'archetto. Il pianista Lafayette Harris ha incrociato Monk e Nichols ingentilendoli; appunto l'interpretazione da parte del duo piano-trombone di un tema di Nichols ha rappresentato uno dei vertici del concerto, alla fine del quale ci si è resi conto che la mancanza della batteria non solo non si è fatta sentire, ma ha ulteriormente contribuito a delineare la fisionomia di questo progetto di Rudd.
Fra l’altro il trombonista ha dimostrato grande disponibilità intervenendo, la mattina di sabato 14 presso il Park Hotel Laurin, alla presentazione del libro Parlami di musica di Alberto Bazzurro, edito da Zona. Per l’occasione Rudd si è misurato con tre musicisti locali (Paolo Bega, Stefano Colpi e Gianni Benedini, rispettivamente soprano, basso e batteria) nell’interpretazione di alcuni standard, dando spessore al breve set. Contemporaneamente presso il Rifugio Comici, a duemila metri di altitudine, si svolgeva il concerto del collaudato duo Luciano Biondini - Javier Girotto, molto apprezzato dagli escursionisti convenuti.
La penultima serata è stata invece dedicata a trii europei. La musica del trio di Bojan Z (iniziale di Zulfikarpasic), anche se dall'andamento preconfezionato, è parsa accattivante e dinamica, ben sviluppata in progressioni sostenute e speziate di aromi forti. Gli original del leader, che ha alternato e integrato con abilità pianoforte e tastiere elettroniche, si sono accesi di lontane reminiscenze balcaniche e di bagliori visionari. Del tutto funzionali all'estetica del pianista sono sembrati il drumming dell'olandese Martijn Vink, anche se a volte un po' greve, e il sostegno del contrabbassista Thomas Bramerie, che però non ha potuto godere di una particolare esposizione solistica.
Come in Nomad, recente CD della Enja, il trio del chitarrista Ferenc Snetberger, completato dagli ottimi Arild Andersen e Paolo Vinaccia, ha proposto una musica transculturale del tutto matura, sostenuta da un immancabile senso della forma e da uno stretto interplay. I temi evocativi hanno beneficiato di una costante attenzione per un sound fortemente caratterizzato. La chitarra acustica di Snetberger ha proceduto con una narrazione limpida e finalizzata, delicata ma mai sdolcinata. Andersen, confermatosi contrabbassista autorevole come pochi altri, ha profuso una sonorità ampia e un fraseggio paradigmatico. Dotato di un elastico senso dinamico, Vinaccia si è imposto come colorista delle percussioni, transitando con naturalezza dal forte al piano, da colpi fitti e secchi a sonorità dilatate e risonanti, da accenti etnici a frammenti di densa concretezza. Nel loro set, indubbiamente coinvolgente, il virtuosismo tecnico, mai fine a se stesso, si è saldato ad una vitale partecipazione emotiva.
Il festival si è chiuso nel segno della musica brasiliana con il quartetto di Tania Maria, della quale si sono potute apprezzare le doti di esperta cantante e pianista: l'eloquio diretto e spontaneo, il timbro brunito, avvolgente, appena velato, della voce, il modo di affrontare lo scat, così diverso da quello della tradizione jazzistica, il pianismo percussivo, con sprazzi di eccentrico ardore, la professionalità con cui ha esteso ed articolato le interpretazioni di un variegato repertorio, sviluppando con verve e smaliziato senso ritmico situazioni di genuina comunicativa.
Foto di Andrea Ceccarelli (R. Rudd), Roberto Cifarelli (F. Snetberger), Michael Hoefner (Bojan Z).
Altre immagini del festival sono disponibili nelle gallerie dedicate ai concerti di Bojan Z e Ferenc Snetberger.
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