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Stefano Gervasoni – Gustav Mahler/Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI
Gustav Mahler - Sinfonia n. 4 in sol maggiore
Auditorium Rai - Torino - 27.10.2006
Nella settimana della presentazione ufficiale del nuovo direttore artistico Lorenzo Fasolo (già responsabile, tra l’altro, di Ferrara Musica), l’Orchestra RAI dedica la sua attività concertistica a Stefano Gervasoni e a un amico di lunga data, qual è Gustav Mahler.
Quanto al compositore bergamasco - che, a poco più di quarant’anni, vanta diversi riconoscimenti e commissioni da istituzioni internazionali (da citare almeno l’IRCAM, l’Ensemble Itinéraire, Radio France, l’Ensemble Contrechamps, il Festival Archipel, la WDR Köln) -, si era già avuto modo di apprezzare a Torino il brano Die Aussicht, interpretato dal complesso cameristico dell’Orchestra durante l’edizione 2004 di “RAI Nuova Musica”: quel lavoro giovanile, la cui idea originaria risale al 1985, manifestava una cifra stilistica affatto personale, che si esprimeva per mezzo di un raffinato intreccio di seduzioni timbriche mai fini a se stesse, ma sempre funzionali alle suggestioni musicali evocate dai versi di Holderlin.
La curiosità di ascoltare musica recente di Gervasoni riceve soddisfazione ora, con la prima esecuzione di Irrene Stimme, nuova composizione per pianoforte e orchestra commissionata dalla OSN RAI. Diverse sono le associazioni e le stratificazioni di senso suscitate dal brano: il titolo stesso è un gioco verbale nella lingua tedesca, che rimanda a più significati, in particolare ai concetti di follia, errore, smarrimento, all’idea del labirinto e, non ultima per pregnanza, alla Innere Stimme, ossia alla “voce interiore” riposta nelle pieghe più intime di alcune pagine schumanniane, come la Humoresque op. 20. Queste allusioni, insieme con l’esito sonoro in cui si concretizzano, delineano i connotati essenziali dell’opera in programma, esemplificazione della poetica di Gervasoni, vivificata dalla sapiente elaborazione, scomposizione, ricostruzione di segni e forme: grazie a un linguaggio ambivalente ma padroneggiato con una sicurezza pari alla libertà, i materiali di partenza si dissolvono e riaffiorano carsicamente lungo un percorso erratico e frastagliato.
Non a caso il titolo completo del brano presentato a Torino recita, in modo volutamente fuorviante, inizio di Partita. Non si tratta, infatti, del movimento iniziale di una suite, dal momento che il mondo interiore sotteso alla voce del pianoforte si appropria interamente del brano, dilatandolo e conducendolo sino alla conclusione. I timbri che fluttuano dallo steel drum caraibico e dal cimbalom ungherese, non dissimili a sonorità elettroniche o a puntuazioni metalliche, riverberano o trasfigurano prismaticamente i colori pianistici, creando un alone d’incanto sottilmente allucinato. Altre voci interiori affiorano dall’orchestra, immerse dal fruscio degli archi sordinati in un’atmosfera non meno livida e fantasmatica. L’esteriorizzazione di questi elementi “interni” crea un intreccio dall’equilibrio precario, che in più tratti pare sul punto di collassare: le prospettive cambiano continuamente, e lo stesso accade ai ruoli del piano e dell’orchestra, entrambi intenti nella ricerca (vana) di una posizione di dominio.
Se nelle policrome trame Die Aussicht filtrava, tramite una sofisticata metafora musicale, l’enigma poetico di Holderlin/Scardanelli, in Irrene Stimme l’esplorazione obliqua di vie ignote, affrancata dagli stereotipi formali, diventa principio fondante e programmatico del comporre, portando a maturazione idee già presenti nei suoni (ma anche nei titoli) di opere più o meno recenti, come Strada non presa, Lilolela - Vagabonderia severa, Studio di disabitudine.
La destinataria di quest’ultimo brano era Jenny Lin, protagonista della serata torinese. Sin dalle prime note si capisce perché Gervasoni si sia affidato, anche in questa occasione, alla pianista di origini taiwanesi: il suo fraseggio è fluido pure nei passi più percussivi e materici; il gesto dipana le difficoltà tecniche senza sforzo apparente; l’attenzione alle indicazioni dinamiche e ritmiche rimane sempre desta, creando le premesse per un’interazione efficace con la compagine orchestrale. Talvolta il pianoforte assume le sembianze di un insetto mimetizzato nella foresta popolata da minacciosi predatori, altrove emana cupi gridi che sovrastano l’intera massa sonora. Jenny Lin trascende in questo modo il dato testuale, riuscendo a captare il non detto, a mostrare l'Altro che si cela dietro le note. A tale risultato conduce un atteggiamento orientato alla comprensione profonda degli intenti del compositore con cui di volta in volta si confronta la versatile pianista, il cui repertorio spazia da Gyorgy e Lukas Ligeti a James Tenney, da Luca Francesconi a Claude Vivier, da Frederic Rzewski ad autori della scena newyorkese (dove l’ attende, a breve, un concerto allo "Stone" di John Zorn), quali Anthony Coleman, Jim Pugliese, Elliott Sharp. Meno impeccabile - verosimilmente per via dello scarso tempo a disposizione per le prove - il contributo dell’Orchestra e del direttore, l’esperto Lothar Zagrosek: entrambi dimostrano qualche difficoltà nell’affrontare le sfumature timbriche e la complessità ritmica del brano, lasciando apparire alcune smagliature nella coesione dell’intreccio sonoro. Decisamente più rodata e lineare l’interpretazione della quarta sinfonia di Mahler, che, soprattutto nell’ultimo movimento, grazie all’espressività infusa da Chistiane Oelze al Lied, svela ironicamente il carattere illusorio di una felicità appartenente al mondo infantile, ormai irrimediabilmente perduto.
Ci si augura, viceversa, che non vada smarrito l’interesse dell’OSN RAI per la musica d’oggi, e vengano intensificati gli sforzi per incrementarne il respiro internazionale e contemporaneo, fornendole occasioni concertistiche all’estero e opportunità di collaborazioni non episodiche con i compositori ed i solisti.
Nell’attesa dei prossimi sviluppi, si segnalano alcune iniziative in questa direzione, inserite nella stagione sinfonica o collocate a contorno di essa, come il concerto tenuto, pochi giorni dopo quello torinese, nell’ambito della rassegna “Milano Musica” - con lavori di Manzoni, Varèse, Webern e Gervasoni (di cui è stato eseguito, in prima assoluta, Metà della Ripa) - la commissione di brani a Luis de Pablo e Hugues Dufourt, oltre al ciclo “RAI Nuova Musica”, per il quale è già stato approntato il programma dell’edizione 2007.
Visita i siti di Stefano Gervasoni, di Jenny Lin e dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai.
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