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Rava/Herbert/Guidi- Flusso Sonoro Senza Fine

Paolo Marra By

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La tecnologia ci offre nuove entusiasmanti possibilità per il futuro —Matthew Herbert
A Settembre del 2015 nell'ambito del Nylon Festival a Vercelli si esibiva per la prima volta il trio composto dal trombettista Enrico Rava, il pioniere della musica elettronica e compositore Matthew Herbert e il pianista Giovanni Guidi. A seguito del positivo riscontro di pubblico e critica i tre musicisti decisero di tenere nell'arco dell'anno successivo un tour in diverse locali e festival europei, tra cui al Festival di Londra e al Roma Jazz Festival. Parte del materiale registrato durante i concerti tenuti in Italia è oggi disponibile nell'album For Mario (Live) uscito il 22 maggio per l'etichetta inglese Accidental Records (per il momento solo in versione digitale), con la veste grafica curata dalla giovane pittrice Daisy Parris.

Per l'occasione abbiamo intervistato i tre protagonisti di questo audace quanto suggestivo progetto che vede come Deus ex machina il manager Mario Guidi, amico e collaboratore di Enrico Rava per oltre trent'anni, scomparso lo scorso dicembre.

Il figlio Giovanni lo ricorda così—"Era prima di tutto un grande appassionato di musica jazz con la voglia bambinesca di scoprire e farsi stupire. Questo ha contribuito in maniera decisiva alla realizzazione di questo progetto. Matthew ha avuto l'idea di dedicare il disco a mio padre a seguito dello stretto rapporto che avevano instaurato dopo il loro incontro." Enrico Rava aggiunge—"Mario era molto entusiasta del risultato della nostra collaborazione tanto da volerne fare un disco. Propose l'idea a Manfred Eicher, produttore dell'etichetta ECM, in occasione di un nostro concerto a Bologna, a cui però non piacque la musica espressa. Per questo il disco è stato registrato per l'etichetta Accidental Records, specializzata in musica elettronica."

L'album si compone di una suite divisa in cinque parti nella quale convergono modelli e riferimenti di gran parte della musica del '900: swing, accenni classici, techno, musica d'ambiente, colonne sonore e un chiaro riferimento al periodo elettrico di Miles Davis. Il tutto sapientemente amalgamato da Matthew Herbert, innovatore geniale nell'ambito della musica elettronica, in grado di catturare e manipolare ogni tipo di suono conferendogli nuove forme ritmiche, timbriche e concettuali. Diverse le sue produzioni discografiche tra i quali spiccano Scale del 2006 e Bodily Functions del 2001 con le vocalist Dani Siciliano e Shingai Shoniwa , così come i suoi lavori con la Matthew Herbert Big Band Goodbye Swingtime, There's Me and There's You e The State Between Us dai quali emerge chiaramente il suo interesse per il jazz.

Durante il soundcheck del concerto a Vercelli Matthew ha utilizzato la tecnica di campionamento registrando ed elaborando in tempo reale i suoni estratti dagli interventi di Enrico Rava al flicorno e Giovanni Guidi al piano perché—come ci spiega lo stesso Herbert—"gli strumenti acustici emettono onde nello spazio in un modo straordinario, viscerale ma anche emotivo"—e continua—"utilizzo il campionatore da molti anni nel performance dal vivo: campiono gli strumenti in tempo reale per poi improvvisare su queste citazioni sonore in un dialogo con gli stessi musicisti. Il campionatore è uno strumento rivoluzionario perché ti permette di fare musica con qualunque sorgente sonora: i batteri, una focaccia, i rumori della città, un terremoto, una bicicletta e così via..."

Enrico Rava aggiunge "l'intera gamma di suoni presenti nel disco, anche quando non è evidente, provengono dai nostri strumenti. Durante il concerto Herbert interagiva con noi, accompagnato in alcuni momenti dal musicista di elettronica Hugh Jonas, creando ulteriori suoni su quelli precedentemente campionati ed elaborati. Il fatto che i suoni mi arrivassero in maniera inaspettata mi obbligava a reagire in un modo sempre diverso rendendo l'esecuzione dal vivo una situazione totalmente nuova per me. Avevo partecipato in precedenza ad alcuni progetti live con la presenza di musica elettronica, per esempio con Jon Hassell e Luca Aquino. In quell'occasione i sample erano costruiti con elaborazioni di brani estratti dai dischi di Miles Davis insieme a Gil Evans, i quali costituivano la base delle nostre improvvisazioni senza però l'intervento di Hassell durante il concerto. Il tour insieme ad Herbert è stata un'esperienza del tutto differente e sorprendente."

Riguardo all'incontro al Nylon Festival con Enrico Rava e Giovanno Guidi, Matthew Herbert racconta—"Non ci eravamo mai incontrati prima del giorno del concerto, ma appena abbiamo iniziato a suonare tutto ha funzionato al meglio, come se mi trovassi con degli amici di vecchia data. Nel concerto c'era una meravigliosa libertà di suonare senza pensare troppo. Facendo musica elettronica raramente ho la possibilità di suonare con dei collaboratori generosi come Rava e Guidi. E il fatto che siano dei musicisti molto diversi tra loro si è rivelato un fattore liberatorio per me." Enrico Rava aggiunge—"conoscevo Matthew solo di nome. Il primo concerto è stato una sorpresa per tutti e tre. Ci siamo messi d'accordo solo su quale dovesse essere l'incipit iniziale: dei soffi alla tromba dai quali tutto il resto ha preso lentamente corpo."

Giovanni Guidi senza mai eccedere con le potenzialità orchestrali del pianoforte ondeggia con evocativi fraseggi sul movimento artificiale creato da Matthew Herbert—"suonare con lui è stato come relazionarsi con un jazzista di alto livello"—dice il pianista—"questo ha reso l'utilizzo delle "macchine" elettroniche non un limite rispetto alla classica strumentazione acustica. Quando interagisco con una qualsiasi tipologia di strumentazione mi sto in effetti relazionando con delle note, dei colori, un timbro e un ritmo... e cosi è stato con Matthew. Il risultato non è la classica fusione tra jazz ed elettronica ma un tentativo di creare un linguaggio diverso che necessita di attenzione e predisposizione alla curiosità da parte dall'ascoltatore."

L'approccio all'improvvisazione da parte di Enrico Rava nel progetto For Mario (Live) richiama alla memoria i suoi lavori di stampo più Free, come il celeberrimo The Forest and The Zoo con Steve Lacy, alla cui base come dice il trombettista—"c'è sempre il principio dell'improvvisazione radicale, la quale viene espressa nel progetto con Matthew Herbert attraverso l'interazione con strumenti elettronici. Altra differenza rispetto al mio periodo free è la presenza all'interno del disco di frasi melodiche con una spiccata impronta lirica."

Per il musicista elettronico, che indica tra le sue fonti d'ispirazione il jazzista Thelonious Monk "perché non riesci mai a capire quale sarà la successiva nota che suonerà," l'esperienza con Rava e Guidi non rappresenta il primo progetto insieme a musicisti di estrazione jazz. Ha fondato da diversi anni la Matthew Herbert Big Band, un organico di 20 elementi con cui il mago dell'elettronica si diverte a giocare con sample di ogni tipo, avant-jazz e swing degli anni '30 e '40, attirando nello stesso tempo l'attenzione del pubblico su temi sociali e politici. A proposito del progetto Herbert ci dice-"Lo scorso anno abbiamo realizzato un disco dal titolo State Between Us che affronta il tema della Brexit in Gran Bretagna. Il disco è stato realizzato insieme a 1000 musicisti e cantanti provenienti da tutta Europa. Enrico Rava ha gentilmente partecipato al disco suonando il flicorno in una traccia." Un'ulteriore occasione per il musicista britannico di dare la possibilità alla musica concettuale di aprirsi alle masse, includendo anche i dancefloor dei vari festival europei di musica elettronica. "Per quanto riguarda le idee"—ci dice Herbert-"la musica d'avanguardia è stata spesso saccheggiata dal mainstream. Ecco perché la musica pop può essere abbastanza recettiva per cogliere i cambiamenti improvvisi dati dalla novità. Per esempio quando avevo cinque anni i Kraftwerk erano al numero uno delle pop chart"—e aggiunge—"La tecnologia ci offre nuove entusiasmanti possibilità per il futuro per quanto riguarda i timbri, la trama dei suoni e il significato che possiamo dare ad essi." Una ricerca di spazi sonori inesplorati evidente in For Mario (Live), uno dei migliori dischi usciti in questa prima parte del 2020, nel quale l'equilibrio tra le esperienze di tre musicisti appartenenti a generazioni diverse si fondono nel concetto universale di "improvvisazione," secondo Matthew Herbert racchiuso in ciò che noi umani chiamiamo "Vita."

Foto: Roberto Cifarelli.

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