Home » Articoli » Live Review » Randy Hansen - Leon Hendrix
Randy Hansen - Leon Hendrix
...una sorta di trasfigurazione magica, che si consuma sul palco, attraverso la quale Randy diventa Jimi.
Il trio di Randy Hansen ha incendiato il Naima con la musica di Jimi Hendrix. Il locale forlivese era strapieno per la gioia di tutti gli appassionati. Ospite straordinario era Leon Hendrix, il fratellino più giovane di 5 anni e qualche mese del leggendario Jimi. Leon è salito sul palco per una breve chiacchierata e ha confermato che questa è la prima volta che viene in Italia e che ritiene il manager Michael Jeffrey responsabile della morte del fratello, avvenuta a Londra il 18 settembre del 1970.
Dopo questa introduzione storica il trio di Randy Hansen (con i fidi compari tedeschi Ufo al basso e Manny alla batteria) si è scatenato in una esibizione funambolica che comprendeva solo brani hendrixiani, da "I Don't Live Today" ad "Are You Experienced," da One Rainy Wish" a "Voodoo Child," da "Hey Joe" a "Little Wing" e a "All Along the Watchtower" (queste tre cantate da Leon Hendrix, così come uno dei bis, la famosissima "Purple Haze") per giungere ai due lunghi bis finali che prevedevano anche una rara versione live di "1983," uno dei brani più fascinosi di Jimi, un vero e proprio tour de force che nella versione originale, presente su Electric Ladyland, metteva in campo l'uso più creativo possibile delle risorse dello studio di registrazione. Vederla oggi eseguita dal vivo, con apparente naturalezza, è stata una esperienza davvero indimenticabile.
Un altro momento particolarmente 'magico' lo abbiamo vissuto quando dalla chitarra di Hansen sono partite come per magia, nel bel mezzo di un brano hendrixiano, le note psichedeliche di "Lucy in the Skies with Diamonds" che poi, come per effetto di un morphing naturale, sono diventate "Dear Prudence". Citazioni beatlesiane preziose che lo stesso Jimi avrebbe sottoscritto prontamente.
Anche in questa occasione Randy Hansen ha dimostrato di essere sempre più calato nella parte che si è autoassegnato. Quello che ci fa ascoltare non è la reinterpretazione di Jimi Hendrix fatta da Randy Hansen ma è una sorta di trasfigurazione magica, che si consuma sul palco, attraverso la quale Randy diventa Jimi. Il suo è un puro atto d'amore. Con le eccellenti doti musicali che madre natura ha abbondantemente profuso in lui avrebbe potuto avere una carriera importante come musicista a tutto tondo. E invece no, Randy Hansen ha deciso che lo spirito di Jimi Hendrix deve rivivere attraverso di lui e molto umilmente si è prestato, derogando solo in occasione della registrazione della colonna sonora di Apocalypse Now, forse l'unica vera occasione nella quale ha espresso pienamente la sua musica senza andare a pescare nel book hendrixiano.
Foto di Claudio Casanova (la prima).
Tags
PREVIOUS / NEXT
Become a Sustaining Member
Since 1995, All About Jazz has championed jazz as an art form and supported the musicians who create it. Over three decades, it has grown into one of the world's leading jazz resources, serving hundreds of thousands of readers, musicians, presenters and industry professionals each month.
Help Build the Future of All About Jazz
Your support helps us continue building All About Jazz for the next generation—expanding our editorial coverage, preserving jazz history, developing new community features and creating better ways to discover the music and the people behind it.
Become a sustaining member for as little as $20 per year and you'll immediately enjoy an ad-free experience along with access to subscriber features and future articles for a full year.
Together, we're not simply sustaining All About Jazz—we're building its future. Thank you for being part of the journey.




