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Pasquale Mirra meets Hamid Drake
Nel mare magnum di un'estate festivaliera debordante, inflazionata, dominata dai grandi festival, dai grandi sponsor internazionali, dai soliti grandi nomi di richiamo e spesso da una grande noia, emergono qua e là piccole o piccolissime isole di creatività, di coraggio, di rischio, di scelte organizzative non omologate che hanno come obiettivo principale la valorizzazione artistica e la promozione culturale. E' il caso di Soliera, piccolo centro della pianura modenese, e del suo Special Guest Jazz, rassegna giunta quest'anno alla sua sesta edizione e nobilitata dalla presenza dello straordinario Chamber Trio di William Parker, del classico Jesse Davis Quartet, e, in esclusiva per l'Emilia Romagna, del duo Pasquale Mirra/Hamid Drake.
Proprio a questa inedita formazione è spettato il compito di chiudere il minifestival, e che finale! Il vibrafonista salernitano Pasquale Mirra ed il percussionista di Monroe (Louisiana) Hamid Drake rientrano in quella schiera di musicisti a cui stanno strette etichette e definizioni, tanta è la curiosità, l'apertura mentale, il desiderio di confrontarsi continuamente, di mettersi in gioco in situazioni nuove e imprevedibili, di scoprire i limiti della propria musica e degli strumenti utilizzati.
Così che, quello che si presenta come un duo vibrafono/percussioni si rivela ben altro e ben di più di un semplice dialogo tra due valenti musicisti e dei loro veicolo espressivi. Può capitare, per esempio, che nel lungo brano d'apertura i ruoli tradizionali si invertano; il vibrafono di Mirra assume un ruolo percussivo predominante creando una ragnatela poliritmica sorprendente mentre Drake, lavorando principalmente sui legni e sulle pelli, crea un flusso melodico dai sapori ancestrali.
Può capitare altresì che il vibrafono suoni come un Fender Rhodes e lanci schegge di cristallo contro gli scudi di metallo della batteria, o che grazie all'uso di blocchetti di legno e di piccole stuoie posizionate sugli elementi crei rispettivamente secche sonorità industriali o effetti sordinati assai insoliti. Può capitare che il vento e qualche tuono lontano si trasformino in fonte di ispirazione per Drake, impegnato al tamburo e alla voce in un inno alla spiritualità universale. Può capitare che due grandi del jazz vengano omaggiati come in ogni concerto che si rispetti... La dedica a Don Cherry regala una strabiliante intro di Marra che fa letteralmente cantare il vibrafono; delicatezza di tocco e gentilezza timbrica scatenano la fantasia percussiva di Drake in un crescendo entusiasmante. Il brano di Monk ha si una lettura più canonica, ma la leggerezza interpretativa, la vena creativa e un velo spiritoso e danzante che ammanta l'esecuzione allontanano il rischio di una semplice rivisitazione.
Può capitare, così, che in una notte d'estate due musicisti ispirati riescano ad accendere la scintilla della magia e che un pubblico eterogeneo rimanga stregato dall'intensità e dalla bellezza della proposta musicale.
Foto di repertorio di Claudio Casanova.
Ulteriori immagini del tour di Pasquale Mirra e Hamid Drake sono disponibili nella galleria dedicata al concerto di Torino.
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