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Dinamitri Open Combo alla Sala Vanni di Firenze

Dinamitri Open Combo alla Sala Vanni di Firenze
Neri Pollastri By

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Dinamitri Open Combo
A Jazz Supreme
Sala Vanni
Firenze
6.12.2019

Il Dinamitri Jazz Folklore, formazione capitanata da Dimitri Grechi Espinoza attiva da circa un ventennio con molti titoli alle spalle, e L'Open Combo di Silvia Bolognesi, che invece esiste da circa metà degli anni e ha finora registrato un solo CD, hanno in comune molte cose: una predilezione per la musica chicagoana e la tribalità africana, il gusto per la sperimentazione e la libertà improvvisativa, una certa ludicità, l'attenzione al significato sociale della musica, ma anche Livorno come centro geografico di gravità e perfino alcuni musicisti.

Era pertanto naturale che a un certo punto si incontrassero: cosa successa quest'anno, con una residenza a Pisa Jazz che ha visto fondersi i due gruppi nel Dinamitri Open Combo e ha prodotto un repertorio apposito per la formazione allargata, denominato "Mappe per l'Eden" e incentrato sull'eredità lasciata alla musica, nel corso dei secoli, dagli incontri tra i popoli a seguito delle migrazioni. Dopo un primo concerto nel Maggio scorso, appunto a Pisa, la seconda uscita è stata quella alla Sala Vanni di Firenze, per l'ultima data 2019 di A Jazz Supreme.

La formazione (che era orfana di Pasquale Mirra, impossibilitato da una tournée intercontinentale) si è presentata con dodici musicisti sul palco, schierati in linea cinque da un lato e sei dall'altro, convergenti su Silvia Bolognesi, che fungeva da vertice. Una disposizione che, all'avvio e complice una musica che ha subito preso a volare, ha ricordato quella di un aereo, con il contrabbasso sulla prua e ai suoi lati, uno per parte, i due "motori," la batteria di Andrea Melani e le percussioni di Simone Padovani—che sono anche i musicisti comuni alle due formazioni originarie—dai quali si dipartivano le "ali," composte da una parte da Gabrio Baldacci alla chitarra, Rossano Emili e Beppe Scardino ai sax baritoni, Emanuele Parrini al violino; dall'altra parte da Pee Wee Durante al clavinet, Tony Cattano al trombone, Espinoza al sax tenore, Rossano Arcelli e Piero Bittolo Bon ai sax contralti e ai flauti.

Nel procedere del concerto la disposizione dei musicisti si è poi rivelata in realtà funzionale al tipo di musica della formazione: molto "sociale," comunitaria e rituale-come hanno anche spiegato nella presentazione Espinoza e la Bolognesi -prevedeva che a turno, piuttosto liberamente, i musicisti si spostassero al centro delle due "ali" per sviluppare assoli—come ha fatto, ruotando teatralmente come un derviscio, Espinoza—o improvvisazioni a più voci, abbracciati musicalmente dagli altri, che spesso ripetevano ossessivi ritmi-mantra con gli strumenti o anche solo vocalmente e battendo le mani.

La componente teatrale e sociale della musica è apparsa subito all'ingresso della formazione, con i fiati e il violino di Parrini che hanno suonato attraversando la platea prima di prendere posto sul palco e si è ripetuta nel finale, quando di nuovo i musicisti sono tornati a contatto con il pubblico. E più volte, nel corso del concerto, anche gli spettatori sono stati chiamati a partecipare in modo attivo, scandendo brevi riff o battendo le mani. Il tutto mentre la musica procedeva come una sorta di lunga suite, che ricordava strutturalmente l'Art Ensemble of Chicago, ma con un po' di follia libertaria in stile Sun Ra Arkestra.

Formidabili tutti i musicisti, che hanno suonato con trasporto e coinvolgimento, realmente partecipi al significato ancestrale che la musica intendeva esprimere. E se ciascuno ha offerto il proprio contributo, una menzione particolare spetta ai due "motori," che insieme alla Bolognesi dettavano la musica all'ensemble: Melani per la costante intensità con cui ha spinto la formazione, offrendo anche alcuni improvvisi cambi di marcia e di dinamicità; Padovani per come, con le sue percussioni, forniva un colore etnico alla musica. Da sottolineare anche l'apporto elettronico di Pee Wee Durante alle tastiere e di Baldacci alla chitarra, veri evocatori di spazi stellari.

Concerto splendido e musica che—come giustamente ci diceva uno dei protagonisti—"fa star bene," tanto il pubblico, quanto i suoi interpreti. E che già solo per questo sarebbe meritevole di girare largamente per festival e rassegne, oltre che per l'essere suonata da quello che è, oggi, uno dei migliori gruppi del panorama nazionale.

Foto: Eleonora Birardi.

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