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Noah Haidu ricorda Kenny Kirkland

Photo credit: Chris Drukker (immagine di Carol Weinberg)

Angelo Leonardi By

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Kenny Kirkland era chiamato dagli amici Doctone (ovvero Doctor of Tone) ed è questo il titolo del progetto multimediale elaborato dal pianista Noah Haidu a più di vent'anni dalla scomparsa. Un ricco tributo della Sunnyside Records consistente in un libro d'interviste, un film documentario e un album di suoi brani eseguiti da Haidu con Todd Coolman al contrabbasso, Billy Hart alla batteria e qualche ospite: i sassofonisti Steve Wilson, Gary Thomas, Jon Irabagon più il percussionista Daniel Sadownick.

Deceduto a 43 anni il 12 novembre 1998 nella sua casa del Queens, Kirkland aveva raggiunto l'apice del successo come membro dei gruppi di Sting, Wynton Marsalis e di Branford Marsalis. Era la metà degli anni ottanta e Kirkland era ancora molto giovane.

Oggi il suo nome è quasi ignoto alle giovani generazioni e il ricordo rischia di sbiadire anche tra il pubblico maturo. Sembra incredibile ma le numerose incisioni di Kirkland lo vedono soprattutto in veste di sideman. Nel ruolo di leader c'è l'unico album omonimo inciso nel 1991 per la Grp.

Il progetto multimediale di Noah Haidu è il primo lavoro interamente dedicato alle composizioni e alla biografia di Kirkland. È stato presentato lo scorso 28 settembre, giorno di nascita del pianista, ed è molto più di un tributo. Porta infatti alla luce episodi significativi della sua vita privata e professionale, ed evidenzia la sua statura di compositore.

Il libro

La prima connessione che lega Haidu a Kirkland risale agli anni ottanta quando il giovane Noah era adolescente e ascoltava sia il rock che il jazz di quegli anni. Famosissimo era allora The Dream of the Blue Turtles il primo album solista di Sting, che presentava una vivace sintesi col jazz grazie ai giovani musicisti del gruppo: Branford Marsalis, Darryl Jones, Omar Hakim e appunto Kenny Kirkland, che restò a lungo nel progetto diventando famoso.

Quando a 19 anni Noah Haidu s'iscrisse alla Rutgers University e studiò con Kenny Barron (già insegnante di Kirkland) venne la seconda connessione. Dopo il 1998 Noah ha iniziato a coltivare la sua musica, con l'idea di scrivere anche una biografia. Oggi quel lontano progetto prende forma, presentando dodici lunghe interviste con amici e partner musicali. Ognuno di loro privilegia un particolare periodo nella vita di Kirkland consentendo di condividere il suo percorso esistenziale grazie a testimonianze dirette. C'è un filo conduttore cronologico che lega le varie testimonianze e consente di tracciare il suo percorso biografico. Le interviste iniziano col fratello maggiore Frank, che ne ricorda l'adolescenza ed i primi interessi musicali. Per citare i nomi più noti seguono quelle con Rodney Jones, Ronnie Burrage, Billy Hart, Jeff "Tain" Watts, {Sting, Delfeayo Marsalis, Jason Moran e altri.

Alcune testimonianze ci riportano agli esordi di Kirkland come professionista nella seconda metà degli anni settanta. Sia Billy Hart che Jeff "Tain" Watts lo ricordano far parte della scena fusion assieme ai Brecker Brothers, al gruppo Spyro Gyra, a Lew Soloff e Michal Urbaniak (con cui realizzò alcuni dischi). Watts in particolare spiega come nacque il suo soprannome: «Wynton (Marsalis) iniziò a chiamare Kenny "The Doctor" perché sapeva tutto. "Oh, man. You're the doctor». Poi doctor fu associato a tone e trasformato in doctone per sottolinearne il tocco prezioso. «Tutti notavano la bellezza del suo suono—continua Watts—Ho lavorato con tanti musicisti e talvolta anche i grandi hanno difficoltà a trovare un bel timbro con differenti pianoforti (...). Kenny non si lamentava mai degli strumenti e aveva una naturale relazione col suono (...) Operava con il suono e il volume in modo molto rilassato. Anche se suonava con grande intensità non lo faceva come stesse combattendo». L'intervista col batterista è una delle più approfondite e complete. È ricca di aneddoti e storie personali, che rivelano i risvolti edificanti della sua personalità (la mitezza e la generosità), sia il lato "oscuro" che riguarda l'uso di stupefacenti.

Anche l'intervista con Sting è stimolante. La collaborazione con Kirkland andò avanti per undici anni, e cinque album. Il cantante ricorda la bellezza di un suo assolo in un concerto parigino: «Ho avuto il privilegio di editare il suo assolo su "Bring on the Night." Penso fosse lungo circa venti minuti e non vedevo l'ora di arrivare a quel momento dello show quando potevo sedermi nelle quinte e ascoltare quegli incredibili fuochi d'artificio che si sviluppavano. Putroppo ho dovuto editare il brano e l'assolo in studio». Tra le ultime voci del volume c'è quella di Delfeayo Marsalis, che fu il co-produttore dell'unica incisione da leader del pianista. Quell'album fu realizzato nel corso di due anni, nel corso di un tour mondiale con Sting. Delfeayo ricorda che Kenny non amava la responsabilità di essere un leader e preferiva il ruolo del sideman. La gemma di quel disco è "Ana Maria" che fu poi suonato al suo funerale.

Il disco

Come abbiamo detto Noah Haidu ha riletto le composizioni di Kirkland in un disco con Todd Coolman al contrabbasso e Billy Hart alla batteria più l'aggiunta in qualche brano dei sassofonisti Steve Wilson, Gary Thomas o Jon Irabagon e del percussionista Daniel Sadownick. Anche se in Italia è poco noto, Haidu è un pianista d'alto valore ed il suo ultimo album Infinite Distances è stato incluso da "Down Beat" tra i migliori del 2017. Dopo studi classici, e un breve approccio con la chitarra, Noah ha studiato alla Rutgers University con Kenny Barron ma dopo due anni ha scelto di farsi le ossa sul campo, trasferendosi a Filadelfia. Dal 1993 vive a New York dove ha perfezionato i suoi studi alla New School e ha realizzato i primi due dischi Slipstream del 2011 e Momentum del 2013 entrambi per la PosiTone Records.

Le reinterpretazioni che offre Haidu sui temi di Kirkland rispettano l'identità degli originali cercando nuove soluzioni. Talvolta offrono versioni più estese di quelle che erano semplici intuizioni ("Blasphemy"), altre volte ne esaltano i valori armonici e melodici ("Midnight Silence"), in altri momenti introducono nuove tessiture ritmiche (il morbido swing di "Steepian Faith" si trasforma in marcato groove nella prima parte per riconciliarsi col clima originale nella seconda). Il confronto evidenzia il personale lavoro di Haidu anche se talvolta gli originali risultano vincenti: un esempio è "Mr JC" che non scalfisce la magistrale, appassionante versione originale del 1991, eseguita in quartetto con Branford Marsalis, Charnett Moffett e Tain Watts. Il disco termina con una ricercata versione in piano trio di "Chance."

Il documentario

Diretto da Jeffrey Chuang, è un documentario di 38 minuti che alterna brevi spezzoni musicali di Kenny Kirkland a interviste con gran parte dei nomi presenti nel libro. Le testimonianze si alternano a partire dalle parole di Sting ("È stato uno dei migliori esseri umani che ho conosciuto") e si snoda con un rapido montaggio, ripercorrendo i momenti salienti nel breve percorso esistenziale del pianista. Subito dopo Sting vediamo Noah Haidu—ripreso in sala d'incisione coi suoi partner—che illustra nei primi minuti del film il suo coinvolgimento nella musica del pianista e il progetto generale.
Anche se può essere visto come un'introduzione alle lunghe interviste del libro, il documentario riporta cose originali. Una di queste è l'intervista che Marian McPartland fece a Kirkland per la sua trasmissione radiofonica del 15 gennaio 1987. È davvero un bel dialogo, con il pianista che ricorda dove ha studiato, il suo coinvolgimento nel jazz e la scrittura nel gruppo di Sting. Le testimonianze di Frank Kirkland, Rodney Jones, Jason Moran, Jeff "Tain" Watts, Billy Hart si susseguono velocemente e il film si conclude con il ricordo dell'allora girlfriend Bemshi Shearer, che traccia il suo ritratto privato.

Il giudizio conclusivo? È un progetto encomiabile che speriamo possa stimolare iniziative simili su altri jazzmen degli anni settanta/ottanta che rischiano di essere dimenticati.

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