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Musiche del Viet Nam

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Festival Torino Settembre Musica Torino 18-22/09.06

La rassegna, giunta alla ventinovesiva edizione, pone il Viet Nam al centro dello spazio dedicato alle musiche etniche.

Il plurale è, nella fattispecie, d’obbligo, dal momento che, come spiega durante l’incontro introduttivo lo studioso Tran Van Khe - già titolare della cattedra di etnomusicologia alla Sorbona -, nel Paese del sud-est asiatico vivono cinquantatre gruppi etnici, dalle differenti tradizioni musicali.

La musica popolare, che scandisce la vita dalla culla alla morte - accompagnando il lavoro, sublimando l’amore e addolcendo il sonno dei bambini - si alterna alla musica da camera, destinata all’ascolto e all’intrattenimento colto; la musica cerimoniale, infine, si distingue tra musica di corte e musica religiosa (legata ai riti sciamanici o alla cantillazione dei testi buddisti).

Il concerto inaugurale vede protagonista la millenaria cultura dei gong, diffusa negli altipiani centrali: simile a una danza, il gesto che accompagna la percussione degli idiofoni - le cui dimensioni variano tra i 25 e gli 80 cm - s’intreccia con poliritmie ricche di significati simbolici: la densità delle pulsazioni evoca il crepitio della grandine, oppure propizia la buona riuscita del raccolto, in quanto a ciascuno strumento è associato un genio, che mette in comunicazione il mondo degli uomini con la realtà soprannaturale. Le due tipologie di gong, maschile e femminile (di foggia e dimensione diverse: con un leggero rigonfiamento al centro il primo, piatto il secondo), oltre a quello sessuale, richiamano altri dualismi, come quello di cielo e terra, fiume e montagna. Dalla compresenza di questi elementi dipende l’abbondanza dei frutti: il seme fecondatore, la matrice fecondata, la pioggia abbondante anticipata dal fragore del tuono evocato con un tamburo.

Nei giorni successivi si avvicendano altre forme musicali vietnamite, interpretate da diversi ensembles provenienti da Ha Noi: il Ca Tru, in cui una cantante declama con eleganza poemi risalenti alla dinastia cinese Tang, accompagnandosi con piccole percussioni e affiancata da un suonatore del liuto a tre corde dan day; lo Hat chèo, arte scenica popolare diffusa nel Nord, che alla vena grottesca delle vicende raccontate affianca flauti e cetre, canti di lavoro e altri di carattere ironico; lo Hat chau van, in cui danza e musica si fondono nella celebrazione del culto delle Sante Madri dei Quattro Palazzi, divinità femminili, cerimonia durante la quale gli interpreti raggiungono una sorta di trance, sostenuta da percussioni e da un liuto a due corde.

La scena raccolta ed elegante del Teatro Gobetti ben si presta ad accogliere la raffinatezza della musica da camera Don ca tai tu, diffusa nel sud del Paese. La funzione solista spetta a un liuto a due corde, dalla cassa di risonanza a forma di luna, e al dan tranh, cetra a sedici corde dotata di ponte mobile, verosimilmente importata dalla Cina; l’accompagnamento è affidato a un altro liuto a tre corde, vielle (tra le cui due corde passa l’archetto), un monocordo, munito di manico flessibile che consente di cambiare i punti di fissazione della corda, una chitarra spagnola in cui lo spazio tra le barrette è scavato per creare inflessioni e ornamentazioni analoghe a quelle del sitar indiano. Una piccola percussione in legno, il song lang, viene utilizzata dal solista per tenere il tempo e marcare alcune battute. Di altissimo lirismo la musica intonata dalla cetra, che evoca, in solitudine, la rarefatta luce primaverile e improvvisa sobriamente sul modo della tristezza nel preludio introduttivo al trio con liuto e viella.

La seconda parte è dedicata alle musiche cerimoniali (Nhac le) del sud, destinate a occasioni di carattere civile e militare ed eseguite da formazioni strumentali differenti: il gruppo civile comprende una coppia di tamburi (maschio e femmina, riprendendo il dualismo già descritto), piatti, un corno di bufalo svuotato e uno strumento ad ancia, simile all’oboe, con funzione di solista; l’orchestra militare, più solenne, include quattro viole accordate in diverse tonalità, picole percussioni e il cai bong, antico tamburo a clessidra rivestito di pelle di serpente, oggi piuttosto raro.

Nel concerto di chiusura, al Conservatorio, eleganza e solennità si bilanciano nell’affascinante interpretazione del


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