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Marc Ribot al Parco della Musica di Roma
Parco della Musica
Roma
18.01.2018
Marc Ribot è sicuramente uno dei chitarristi più difficili da inquadrare in qualche categoria predefinita, talmente varie e numerose sono le esperienze musicali accumulate nei suoi quaranta anni di attività, dal punk alla contemporanea, dal latin rock al free jazz. Probabilmente la frequentazione ricorrente di un personaggio come John Zorn definisce in qualche modo la sua appartenenza alla scena dell'avanguardia newyorkese, ma Ribot è molto di più, come testimonianole sue collaborazioni negli anni con artisti quali Tom Waits, Elvis Costello e anche il nostro Vinicio Capossela. Inoltre, tra i suoi progetti figurano la composizione di diverse colonne sonore, e l'esecuzione live di alcune di esse realizzate per alcuni film muti.
Il suo eclettismo emerge in modo particolare nei concerti in solo, come quello presentato all'Auditorium romano nella prima delle due uniche tappe italiane all'interno di un tour europeo aperto proprio dalla data di Roma. Come sua consuetudine, Ribot ha utilizzato sia la chitarra acustica che quella elettrica dividendo il concerto in due parti distinte separate da un breve intervallo. La prima parte, acustica, è stata occupata da lunghi medley di brani sospesi tra atmosfere blues, standard della tradizione americana, persino "We Are Soldiers in the Army," un inno del movimento per la lotta per i diritti civili, presentata dal chitarrista con le parole "da cantare quando uno viene arrestato, in caso qualcuno di voi ne abbia bisogno... ne abbiamo bisogno proprio ora nel mio paese," oltre a brani originali eseguiti con un suono volutamente aspro e sporco e armonizzazioni spesso dissonanti. Per la seconda parte del concerto Ribot imbraccia la chitarra elettrica, sulla quale esegue la trascrizione di una composizione di John Cage originariamente per organo, "Some of the Harmony of Maine," caratterizzata da note prolungate e distorte. Per una buona mezz'ora il chitarrista suona leggendo la musica dai numerosi fogli della partitura, scartati man mano che vengono completati, e dando l'impressione che l'ordine degli stessi non sia tanto importante. Nonostante qualche perplessità tra il pubblico, per lo più legata alla lunghezza forse eccessiva della composizione di Cage, il bis viene richiesto, e concesso dal chitarrista che interpreta in maniera più tradizionale uno standard.
Ribot ha confermato la sua assoluta non convenzionalità sia come musicista che come chitarrista, evitando di proposito qualsiasi forma di compiacimento nei confronti del pubblico, ponendosi come l'anti-chitarrista per eccellenza, tenendo volutamente un atteggiamento quasi ruvido e scostante, ma dimostrando allo stesso tempo di saper far convivere le tante anime diverse della sua musica profondamente radicata nei tanti aspetti della cultura americana, e rivelando nei suoi concerti solistici quella che è la sua vera natura.
Foto (di repertorio): Dragan Tasic.
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