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Lubuaku Quartet
Un incontro nato da una comune prospettiva e curiosità musicale che abbraccia un’orizzonte amplissimo, quello dei quattro musicisti che hanno dato vita a questo nuovo progetto italo-statunitense.
Il Lubuaku Quartet è nato dai ripetuti incontri dei suoi componenti negli ultimi anni fra Stati Uniti e Italia. Si può dire che il minimo comun denominatore di queste quattro personalità e del loro progetto è la volontà di non rinchiudersi in un genere musicale predeterminato, in clichè stilistici standardizzati, in formule rigide e univoche. Nessun linguaggio, nessuno stilema, nessuna ispirazione sono scartate a priori; forse l’unica preclusione dichiarata è quella nei confronti della commercialità, di ciò che è prefabbricato allo scopo di una facile assimilazione da parte di un pubblico distratto e di una riproposizione sterile del già detto.
Scott Rosenberg al sax tenore è al contempo potente e lirico; al sopranino invece è più tagliente e acido, e ricorda a volte le astratte melodie di Steve Lacy. Thollem McDonas è pianista dallo stile vigoroso e capace di grande duttilità e ricchezza di registri. Sembra comunque prediligere i fraseggi poderosi costruiti su blocchi di accordi - sia che si tratti d’intrecciare preziosi tappeti armonici o al contrario di creare tempestosi fondali irti di cluster. Un’altra costante è la creazione di un continuum, un flusso sonoro in costante divenire, come un fiume in perenne scorrimento, in cui i diversi registri si susseguono e s’intrecciano senza soluzione di continuità, trapassando l’uno nell’altro, da piccole gocce di cellule melodiche a dirompenti piene sonore.
Jacopo Andreini è polistrumentista (batteria, sax, clarinetto, chitarra...). In questa occasione si è esibito quasi esclusivamente dietro ai tamburi, ma si è dimostrato batterista di prim’ordine: tecnicamente ineccepibile, musicalmente fantasioso, sempre funzionale alla costruzione di un coerente sound collettivo, e in alcuni passaggi anch’egli decisamente dirompente. Matteo Bennici ha svolto egregiamente il suo compito, offrendo un valido sostegno alla macchina sonora e solide fondamenta all’impianto ritmico-armonico, anche se forse è parso il meno incisivo e il più in ombra dei quattro musicisti.
Il concerto inizia con un brano d’impronta free-melodica che richiama alla mente il pathos della Liberation Music Orchestra, con Rosenberg ad evocare al tenore la potenza sonora e la passionalità del Gato Barbieri degli anni d’oro. Si entra poi nei territori dell’improv più libera con un brano più materico: grappoli di note sparse e isolate, che tendono poi ad infittirsi progressivamente. Il momento più interessante è l’inizio, con gli strumenti impegnati in un gioco di mimica incrociata e concatenata delle reciproche timbriche e sonorità: il contrabbasso con l’archetto fa il verso al sax; la cordiera del pianoforte imita i suoni prodotti dalla batteria. Un altro interessante cambio di registro si ha con un brano sviluppato a partire da un drone suonato all’unisono dai quattro musicisti, nell’occasione tutti quanti impegnati con strumenti a fiato (Andreini al sax alto e McDonas alla tromba).
McDonas si ritaglia un breve ma intenso spazio in solo; i fraseggi sono rapidissimi, direi quasi nervosi, eppure intrinsecamente melodici. C’è l’uso di brevi e rapide cellule ritmico-melodiche che vengono sovente reiterate, in analogia coi procedimenti del minimalismo.
Infine, degni di nota i due brani conclusivi del concerto. L’uno con un tema di aroma mediorientale e/o klezmer, in stileMasada, ma sostenuto da un impianto ritmico-armonico molto più vicino alla musica latina, che nella parte centrale dei soli si scioglie in energica libertà collettiva. Infine, la chiusura è affidata a un brano dal breve tema su ritmo martellante e incalzante (qualche reminiscenza può essere trovata nelle atmosfere nervose e “urban” dell’avanguardia newyorkese), che culmina in un’apoteosi di free-improv furiosa, in particolare con batteria e pianoforte quasi selvaggi.
Il quartetto, oltre ad essersi dimostrato ispirato nell’improvvisazione, ha così presentato un repertorio di composizioni interessanti e convincenti, talvolta decisamente poetiche, talaltra incalzanti e trascinanti. Questo repertorio vedrà la luce sul CD registrato sempre all’Area Sismica nei giorni successivi al concerto, che uscirà nei prossimi mesi.
Foto di Claudio Casanova [ulteriori immagini tratte da questo concerto sono disponibili nella galleria immagini]
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