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James Newton Quartet: Live in Willisau

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Ecco una pubblicazione molto opportuna, a favore di un musicista il cui lavoro è assai poco documentato. Ne fotografa un momento iniziale, immerso nel campo del jazz, dentro un percorso che, nell'arco di oltre cinquant'anni, ha successivamente toccato tappe di molteplice orientamento, sviluppandosi nella musica accademica contemporanea, per orchestra e da camera, per balletto e danza moderna, senza mai perdere il legame con le radici afroamericane e l'interesse per l'improvvisazione nelle sue varie declinazioni.

Autentico virtuoso del proprio strumento, con una formazione in ambito classico, condotta contestualmente all'esperienza nell'universo afroamericano, il flautista James Newton fu pure allievo di Buddy Collette e fin dai suoi inizi è grande estimatore di Eric Dolphy. Sulla scena newyorchese, a cavallo tra gli anni Settanta e Ottanta, aveva collaborato tra l'altro con Arthur Blythe, John Carter, Chico Freeman, Anthony Davis. Con quest'ultimo fondò un quartetto molto interessante, di cui erano parte il contrabbassista Rick Rozie e il batterista Pheeroan AkLaff, che aveva girato anche l'Europa.

Sulla scia di quell'esperienza, nasce il quartetto proposto in questa registrazione, che riporta, come recitato dal titolo, un'esibizione Live in Willisau, Switzerland 1983. Non un concerto svoltosi nell'ambito del festival illustre di fine estate, fondato nel 1975 da Niklas Troxler e da lui diretto con passione per tanti anni, bensì una delle date di supporto a quella manifestazione, svoltasi in marzo. Un quartetto stellare, formato da due giovani come Allen e Cox, non ancora trentenni, da un leader che da poco aveva superato quell'età e da Cyrille, che con i suoi quarantatré anni era già consacrato tra i padri della batteria contemporanea, con collaborazioni che andavano da Cecil Taylor a Muhal Richard Abrams.

Il fatto che quel quartetto non fosse ancora documentato rappresentava una bella lacuna, che ora è colmata da questa pubblicazione, esortata dal promoter Stephan Meyner, il meritevole fondatore dell'etichetta germanica Minor Music, che nel 1984 avrebbe pubblicato come esordio del proprio catalogo lo splendido disco The Printmakers. Fu la prima registrazione della stessa Geri Allen, in trio con Cox e Cyrille. Lavoro che merita un nuovo ascolto, ottimo arricchimento correlato a questo Live in Willisau.  

Maturità e giovanile veemenza si incrociano nella musica di quel concerto, che non dimostra certamente l'età di quarantatré anni (singolarmente, la stessa età di allora del batterista, oggi un ottantaseienne ancora lucidissimo). Al contrario, quella che ascoltiamo è musica in grado di reggere bene e vincere il confronto con tante cose prodotte oggi. In primo luogo, da ammirare è il saldo, dialettico, genuino legame tra le grandi radici nero—americane e la spinta innovativa. Due composizioni delle quattro che alimentarono il concerto sono rivolte a Charles Mingus: una dello stesso musicista di Nogales, "Reincarnation of a Lovebird," e una dovuta a Newton, dedicata a lui, "Forever Charles."

La prima è poi a sua volta una celebre dedica di Mingus alla musica di Charlie Parker, che in questa versione è introdotta da una carrellata di citazioni dal repertorio di quel genio, partendo da "Ornithology" fino all'irresistibile "Salt Peanuts," contrappuntate vigorosamente dal contrabbasso di Cox, con autentiche sventagliate di blues del flauto. La splendida composizione di Mingus ricevette (e mantiene tuttora) una lettura adeguata al suo valore, con il pianoforte di Allen che insegue l'essenza dialogica ed enigmatica di quelle frasi, realizzando un colloquio intenso e una sintesi con il flauto.

"Forever Charles" è brano di grande sensibilità, il cui tema insegue le consuetudini agli sviluppi su ampie campiture, tipiche di Mingus. Ne abbiamo presente una bella versione nell'album di Newton Romance and Revolution, un Blue Note del 1987. Qui il flauto, come altrove, richiama Dolphy in modo particolare, ma si tuffa anche nelle evocazioni dionisiache e multifoniche di Rahsaan Roland Kirk. E il solo di pianoforte è tra le cose più intense del disco: inizia in completa solitudine, aprendo uno scorcio riflessivo di qualità mingusiane ed ellingtoniane, spingendosi fino a Cecil Taylor nel corso dello sviluppo con la sezione ritmica.  

Il solo di Cyrille rappresenta il cuore del brano "The Printmakers," poi riproposto nel citato album della pianista, dallo stesso titolo. Con i suoi ventun minuti, quello di Allen è il pezzo più lungo del disco: nel solo di batteria incontriamo echi dei tamburi melodici dialoganti di Max Roach, il tutto impregnato di una qualità danzante peculiare di Cyrille e del suo forte senso narrativo. "Pinkie Below" è dovuto ancora a Newton: dedicato a un figlio allora molto piccolo, ne evidenzia le doti compositive e di intenso lirismo, ancora una volta magistralmente interpretate da Allen e Cox.

Album della settimana.

Track Listing

Reincarnation of a Lovebird; Pinkie Below; Forever Charles; The Printmakers.

Personnel

Anthony Cox
bass, acoustic

Album information

Title: Live in Willisau | Year Released: 2025 | Record Label: Rhythm "n" Flow


About James Newton

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