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Lee Konitz New Nonet

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Teatro Manzoni - Milano - 12.11.2006

Lee Konitz è musicista che non ama la routine. Alla soglia degli ottant’anni, invece di portare in giro il proprio bagaglio storico-musicale in una legittima celebrazione di se stesso, decide di rimettersi in gioco, come ha fatto lungo tutto l’arco della sua carriera. In che modo?

Inventandosi una nuova formazione dalla strumentazione non proprio canonica (due sax, una tromba, un clarinetto basso, chitarra e violoncello più la sezione ritmica) e circondandosi di un gruppo di giovani improvvisatori provenienti da paesi diversi, predisposti, come il nostro, all’ascolto/confronto con diverse fonti stilistiche ed in confidenza con materiali sonori tra di loro eterogenei.

Scherza Lee Konitz, con l’umorismo di chi nella vita ne ha vista di acqua passare sotto i ponti e ha saputo affrontate le vicende umane e musicali con intelligenza e forza d’animo. Scherza con il pubblico, Lee Konitz, giocando sull’assonanza del termine prayer (preghiera) e player (suonatore), scherza con i fotografi della prima fila, scherza con i componenti del gruppo; ma la sua è una musica tremendamente seria.

Proveniente in gran parte all’acclamato Lee Konitz New Nonet pubblicato da Omnitone, la musica suonata da Konitz si potrebbe definire universale e al di fuori del tempo, per la ricchezza dei riferimenti e per l’originalità con la quale questi vengono rielaborati e trasformati in qualcosa di assolutamente nuovo e personale.

Se l’iniziale “The Song Is You“, unico standard eseguito durante il concerto, serve principalmente a scaldare il motore dell’ensemble, rivela altresì le strategie di approccio al materiale sonoro del sassofonista israeliano Ohad Talmor e il suo splendido, raffinato lavoro sul versante degli arrangiamenti.

Ne esce così un’idea di swing non sempre esplicita, un’esposizione obliqua della melodia, un senso di indefinita leggerezza, una linearità che spesso si interrompe o si frammenta in aeree particelle sonore trattenute e rilanciate dalla fantasia ritmica del bravissimo Dan Weiss alla batteria.

Poi con “Warmer in Heaven“ e “Springin'“ emerge la componente più riservata dell’arte di Konitz, un pensiero musicale quasi pudico, riluttante a disvelare completamente l’essenza intima della propria natura. E’ musica di sussurri piuttosto che di grida, splendidamente chiosata dal violoncello di Greg Efferman.

Ma l’esibizione milanese del New Nonet verrà ricordata soprattutto per due lunghe composizioni in forma di suite. La prima, “Ohad“, intriga per il gusto della stratificazione compositiva, per la lettura a diversi livelli che propone, per la varietà ritmica e la sofisticatezza armonica che la innervano, per il concetto di suono piuttosto che di passerella solistica. La seconda, “ChromaticLee Suite“, declina il blues in otto forme diverse magistralmente raccordate da Talmor, ed esibisce in maniera corposa, come non accadeva da tempo, il Konitz solista.

Certo la brillantezza lascia qualche volta a desiderare, così come l’intonazione non è sempre cristallina, ma a Konitz piace mettersi in gioco, e allora al diavolo sbavature e imperfezioni, se ad emergere è la creatività, la fantasia e l’originalità di un musicista che ha scritto alcune pagine memorabili nella storia della musica jazz.

Foto di Roberto Cifarelli [ulteriori foto di questo concerto sono disponibili nella galleria immagini]


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