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Jazz Rebellion for GKN
Courtesy Simone Tofani
Casa del Popolo di Coiano
Prato
2 aprile 2026
La GKN di Campi Bisenzio, comune alla periferia di Firenze, è ormai da cinque anni un simbolo della lotta per i diritti del lavoro non solo in Toscana. Da quando, nell'estate del 2021 e allo scopo di dislocare la produzione in Polonia, furono recapitate le lettere di licenziamento ai quasi cinquecento dipendenti, via email e saltando le rappresentanze sindacali, i lavoratori della fabbrica si sono impegnati in una lotta che non si è fermata ai parziali risultati economici ottenuti e tuttora procede con l'intenzione di reindustrializzare il sito con nuove attività produttive e più democratiche modalità organizzative. Nel corso degli anni sono state tantissime le iniziative pubbliche a sostegno di queste lotte, molte anche con la partecipazione di artisti e personalità dello spettacolo, l'ultima delle quali, svoltasi il 2 aprile 2026 presso la Casa del Popolo di Coiano a Prato, interamente organizzata da musicisti jazz.
Organizzata e messa a punto perlopiù a distanza, grazie alla collaborazione locale di varie associazioni e di MetJazz che il giorno precedente aveva ospitato nei suoi locali la conferenza di Stefano Zenni intitolata "Freedom Now! Quando il jazz fa politica" la serata vedeva la partecipazione di ben venti musicisti, ai quali si è aggiunto in conclusione Alessandro "Snupo" Tapinassi, cantante e chitarrista che lavorava alla GKN e che è uno dei lavoratori in lotta.
Solo all'inizio della serata si è esibita una formazione ridotta a sette-otto elementi, che ruotavano sul palco e hanno interpretato "Power to the People" di Joe Henderson e il rap "Punto a capo," testo di Carlo Fait e musica di Jacopo Fagioli. Per il resto il concerto è proseguito con un'ampia orchestra, giunta anche a quindici elementi, con una folta front line di fiati i sassofonisti Dario Cecchini, Diego Carraresi e Leonardo Radicchi, i trombettisti Tommaso Iacoviello e Jacopo Fagioli, il trombonista Andrea Angeloni , le chitarre di Francesco Fiorenzani e Francesco Zampini e il vibrafono di Nazareno Caputo, oltre ai quali si alternavano i pianisti Alessandro Galati e Francesco Maccianti, le voci di Giulia Galliani (all'opera anche sull'elettronica), Valentina Bartoli (per il resto impegnata all'Hammond) e Carlo Fait, i contrabbassisti Francesco Ponticelli, Ferdinando Romano e Filippo Pedol e i batteristi Alessandro Fabbri, Andrea Melani e nientemeno che Jeff Ballard, ormai pienamente integrato nel territorio in cui si è trasferito a vivere.
In programma anche in questo caso brani coinvolgenti tratti da periodi musicali o personalità artistiche in cui musica e politica erano indissolubilmente unite, come "Theme de yoyo" e "Odwalla" dell'Art Ensemble of Chicago, "Lonesom Lover" di Max Roach, "Mopti" di Don Cherry, ma anche "Third Stone from the Sun" di Jimi Hendrix. Il tutto ovviamente confezionato con molta libertà e ampio spazio ai soli, talvolta torrenziali, alle estremizzazioni dinamiche, alle fusioni magmatiche collettive che più volte hanno coinvolto anche il numeroso pubblico presente nell'ampia sala della Casa del Popolo.
Una bella serata di musica "impegnata," come non se ne vedevano da tempo a chi scrive tornavano in mente le tante jam session organizzare nell'estate del 1994, per staccare la gente dagli schermi televisivi dell'appena insediato imprenditore dei media che infiniti lutti avrebbe poi inflitto agli italici... e come invece sarebbe opportuno fare con molta più frequenza: per la politica, per la socialità, per l'arte.
About Jacopo Fagioli
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