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Branford Marsalis: In My Solitude - Live at Grace Cathedral

Angelo Leonardi By

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Il primo jazzman non pianista a incidere in piena solitudine fu il sassofonista Coleman Hawkins, con il celebre "Picasso" del 1947. Per molto tempo la solo performance è stata marginale nella musica afroamericana e solo negli anni settanta ha conosciuto ampia diffusione grazie a strumentisti come Steve Lacy, Anthony Braxton, Roscoe Mitchell, Bill Dixon o Albert Mangelsdorff.

Oggi è caduta nuovamente in secondo piano e ci pensa Branford Marsalis a riproporla, operando una sintesi con il passato remoto già a partire dal luogo scelto per l'esecuzione: la Grace Cathedral di San Francisco fu infatti il luogo che nel 1965 ospitò Duke Ellington per l'esecuzione del "Sacred Concert."
Più che impegnarsi a esplorare i limiti tecnici o forzare le possibilità espressive dello strumento (cosa ampiamente fatta dai musicisti citati) Marsalis si concentra su due aspetti: da un lato la dimensione melodica dell'improvvisazione e dall'altro la componente del suono, vista in rapporto alla magnifica acustica della cattedrale.
Queste scelte gli fanno evitare quei pericoli d'eccessiva introspezione e sperimentalismo narcisistico che si manifestarono negli anni settanta. Il primo interesse di Marsalis è infatti di comunicare col pubblico, evitando forzature autoreferenziali: "Suonare un mucchio di note può essere impressionante in un primo momento -ha detto il sassofonista -ma questo farà presto apparire tutti i brani simili. Così il repertorio che ho suonato alla Grace Cathedral s'è basato sul pezzi fortemente melodici, utilizzando il feeling dell'ambiente."

In realtà la fruizione del disco non è poi così facile come queste parole fanno supporre. Se l'esecuzione di "Stardust" resta sempre vicina alla melodia originale (in un'improvvisazione tematica esemplare per equilibrio e lirismo) quattro esecuzioni sono improvvisazioni istantanee che richiedono concentrazione ed anche le altre non favoriscono un ascolto disimpegnato. Il brano d'apertura "Who Needs It" è di Steve Lacy e Branford imbraccia il soprano. Un doveroso tributo al grande musicista che ha lungamente operato in solo. L'esecuzione è una delle gemme del disco per l'equilibrio che evidenzia tra fantasia improvvisativa e alta suggestione sonora.

Un altro brano di forte presa, col soprano ancora protagonista, è "The Moment I Recall Your Face" austero tema di Branford che si dipana nello spazio della cattedrale neo gotica in un cantabile sviluppo tematico. In altri momenti il sassofonista passa al tenore, equilibrando la dimensione spettacolare (l'accattivante "Blues For One") con quella astratta delle improvvisazioni istantanee. In perfetto isolamento si colloca "MAI, op. 7" del compositore giapponese Ryo Noda: Marsalis passa al contralto regalando una sequenza di suggestiva esplorazione timbrica.

Track Listing: Who Needs It; Stardust; Improvisation No. 1; Sonata in A Minor for Oboe: I. Poco adagio; The Moment I Recall Your Face; Improvisation No. 2; MAI, Op. 7; Improvisation No. 3; Improvisation No. 4; Blues for One; I'm So Glad We Had This Time Together.

Personnel: Branford Marsalis: sax soprano, tenore e contralto.

Title: In My Solitude - Live at Grace Cathedral | Year Released: 2015 | Record Label: Okeh

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