Home » Articoli » Live Review » Festival Micro-Action

3

Festival Micro-Action

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

View read count
Area Sismica - Forlì - 24-25.10.2008

Si è tenuto nelle due serate di venerdì 24 e sabato 25 ottobre il mini-festival denominato Micro-Action, che l'Area Sismica di Forlì ha organizzato a sostegno di una delle voci più longeve della new music in Europa, il festival Musique Action di Vandoeuvre lès Nancy in Francia che, giunto alla sua venticinquesima edizione, è a rischio di scomparsa a causa delle onnipresenti difficoltà economiche.

La prima serata del festival è stata dedicata a due esibizioni in solo: quelle degli americani Elaine Evans, alla tromba, e Paul Metzger al banjo modificato.

La Evans ha dato vita a una breve performance solitaria di circa venti minuti; nella prima parte si è aiutata con delay ed effetti elettronici che, attraverso la moltiplicazione e lo sdoppiamento del suono della tromba, creavano un fondale sonoro capace di evocare un ambiente dotato di una tonalità emotiva sfuggente e misteriosa, ma altresì densa e avvolgente.

Nella seconda parte della performance la Evans si è affidata coraggiosamente alla nuda voce della tromba (e l'esibizione in solo non è poi così frequente fra i trombettisti), cosa che le fa tanto più onore in quanto non si tratta certo di una virtuosa dello strumento che può giocare sulla capacità d'impressionare il pubblico con le sue abilità tecniche. E l'azzardo è stato sicuramente ripagato, in quanto la stessa esilità della voce, e a volte la fragilità dell'intonazione, hanno conferito al tutto un senso di precarietà che ne ha amplificato lo spessore emotivo. Fraseggi scarni e sospesi, come ad alludere a uno stato d'animo sottostante e implicito, un suono acidulo che poteva ricordare la pocket trumpet di Don Cherry (non a caso, anche lì si era ben lontani dalla pulizia e dalla perfezione formale).

Chitarrista e banjoista, Paul Metzger predilige la dimensione solitaria in cui si avventura spesso con strumenti da lui pesantemente modificati e alterati. Nell'occasione, si è esibito con un banjo a 24 corde (dodici corde doppie e altrettante corde di risonanza).

Queste indicazioni inducono fatalmente un automatismo di pensiero che farebbe prefigurare una sorta di epigono di Eugene Chadbourne, ma - almeno nell'esibizione in oggetto - Metzger si è mosso su altre coordinate. Innanzitutto l'uso di uno strumento ampiamente modificato lo ha tenuto lontano dalla sonorità tipica del banjo, e ha così spiazzato le associazioni di idee e gli accostamenti che ne sarebbero automaticamente scaturiti. In secondo luogo, Metzger ha sistematicamente evitato ogni riferimento stilistico ai canoni e ai cliché dello strumento: niente folk e niente country, né con spirito di tributo a quella tradizione, né con atteggiamento ironico o canzonatorio. Dunque, anche niente humour o gigioneria, a differenza di quello che sovente è invece lo spirito e l'approccio di Chadbourne.

L'esibizione di Metzger è consistita in un unico, lungo pezzo di oltre quaranta minuti: una costruzione sonora che si è sviluppata lentamente, partendo dall'estrema rarefazione per evolvere gradualmente fino ad arrivare a sonorità sferzanti ed aggressive.

Il suono di Metzger è allo stesso tempo scarno ed evocativo, grezzo e misterioso; il suo tocco passa dalla delicata leggerezza alla rozzezza. I suoi fraseggi hanno un'essenza fortemente melodica, ma è una melodia come sospesa, allusiva, non conclusa, che sembra evocare realtà e mondi lontani.

Si passa così da cellule melodico-ritmiche fortemente evocative della musicalità cinese all'uso percussivo del banjo modificato, che nella sonorità della cassa armonica percossa e nel fraseggio ritmico ricorda addirittura una darbouka con le figure tipiche della musica mediorientale.

Nell'evoluzione del pezzo il suono si è fatto via via più scabro; i vuoti della prima parte, funzionali agli effetti evocativi, si sono gradualmente riempiti; l'evocazione ha lasciato il posto all'aggressività e la grazia si è quasi capovolta in rozzezza del tocco.

Come bis, Metzger ha eseguito un secondo brano, che ancora una volta è partito da una suggestiva evocazione di un “altrove”, in questo caso l'India, con l'uso delle corde di risonanza e la mimica della sonorità e degli accenti espressivi del sitar. Di nuovo una dimensione sospesa, rarefatta, concentrata.

La serata di sabato ha avuto invece come protagonista il trio Konk Pack (Tim Hodgkinson, Thomas Lehn e Roger Turner), di passaggio in Italia col loro 10th Anniversary tour.

E' stato un concerto sorprendente ed entusiasmante: estroverso, diretto e aggressivo; ben poco cerebrale e dedito al raccoglimento, ma anzi all'insegna dell'assalto sonoro.

Lehn (ai campionamenti in tempo reale, ma soprattutto al sintetizzatore analogico) è stato il principale artefice dei pieni e della massa sonora. Turner, alla batteria, ha sorpreso per la potenza e l'irruenza che ha abbondantemente affiancato al suo più noto stile iperattivo, fatto di piccoli suoni, rapidi colpi e timbriche non ortodosse.

Hodgkinson (alla “tabletop guitar” per quasi tutto il concerto) in quest'occasione ha assunto invece un ruolo più defilato nella costruzione sonora complessiva, dedito com'era più a sottolineare, accompagnare e chiosare le iniziative sonore dei compagni che non a tenere le redini in prima persona.

La prima metà del concerto (consistito in un'ininterrotta improvvisazione di circa un'ora) è stata giocata su un'alternanza rapida fra momenti di accumulo e di rilascio di tensione, partendo da grappoli di eventi sonori brevi e veloci che s'infittivano e sfociavano inesorabilmente in magmi ruvidi e rumorosi. Turner in particolare si è distinto come trascinatore della dinamica e dell'energia collettive.

In alcuni momenti il binomio Turner-Lehn suonava straniante e vagamente grottesco, col primo che percuoteva i piatti a mo' di gong dell'opera cinese e il secondo che modulava gli oscillatori del suo synth in stile effettacci da b-movie di fantascienza anni '60.

La seconda metà del concerto ha lasciato spazio ad atmosfere più rarefatte e ha un po' abbassato il tasso di concitazione, mettendo in campo una maggiore ricerca timbrica e atmosferica e un clima più disteso. Il finale è comunque stato dominato da un nuovo climax energetico, con un ritmo pestato in stile quasi post-punk e la chitarra di Hodgkinson che si è sintonizzata su codici stilistici adeguati, mentre Lehn ha scaricato una definitiva bordata di rumore analogico. Sicuramente uno dei momenti più rumorosi e adrenalinici fra quelli ascoltati all'Area Sismica negli ultimi anni.

Hodgkinson ha imboccato il clarinetto solamente nel primo dei due bis concessi dal gruppo, in cui ha regalato un'improvvisazione liricamente atonale, riecheggiante le atmosfere della musica contemporanea, gradualmente e progressivamente disarticolata con timbriche urticanti che facevano da pendant coi suoni acuti di Lehn e con gli stridii di Turner che sfregava archetti e altri oggetti sui piatti.

Insomma, un decimo anniversario celebrato con grande energia e senza tracce di stanchezza.

Foto di Claudio Casanova

Ulteriori immagini del festival sono disponibili nelle gallerie dedicate ai concerti di Paul Metzger e Konk Pack.

Visita i siti di Paul Metzger e dei Konk Pack.


AAJ Italy Staff FOLLOW AAJ Italy Staff and get notified whenever a new article published.
Designated author for the AAJ Italy archive.

Tags


PREVIOUS / NEXT




Become a Sustaining Member

Get the Jazz Near You newsletter

Since 1995, All About Jazz has championed jazz as an art form and supported the musicians who create it. Over three decades, it has grown into one of the world's leading jazz resources, serving hundreds of thousands of readers, musicians, presenters and industry professionals each month.

Help Build the Future of All About Jazz

Your support helps us continue building All About Jazz for the next generation—expanding our editorial coverage, preserving jazz history, developing new community features and creating better ways to discover the music and the people behind it.

Become a sustaining member for as little as $20 per year and you'll immediately enjoy an ad-free experience along with access to subscriber features and future articles for a full year.

Together, we're not simply sustaining All About Jazz—we're building its future. Thank you for being part of the journey.

More

Popular

Chicche dall'archivio

Jazz article: Pat Metheny al Roma Jazz Festival
Jazz article: Merano Jazz Festival and Academy 2023
Jazz article: Jazz & Wine Of Peace Festival 2017

Get more of a good thing!

Our weekly newsletters highlight our top stories, top album reviews, website news, free songs, radio & podcast shows, news, and upcoming jazz events near you.