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Enrico Rava "New York Days" Quintet

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Teatro Politeama - Poggibonsi - 05.02.2009

Se ne sentiva parlare come di uno dei migliori gruppi messi assieme dal leader negli ultimi anni, sulla base delle indiscrezioni che riguardavano New York Days, il disco adesso appena uscito. E le voci si erano accentuate dopo le primissime uscite dell'ensemble dal vivo. E questo concerto ha confermato che il nuovo quintetto di Enrico Rava è veramente un progetto di grandissima qualità, una delle cose più interessanti attualmente presenti sulla scena internazionale.

Nel momento in cui scriviamo queste righe non abbiamo ancora potuto confrontare quanto apprezzato al teatro Politeama di Poggibonsi, tra Siena e Firenze, con quanto registrato su disco; certo qualche differenza senz'altro ci sarà, visto che il quintetto in tour in Italia per promuovere il CD non manca solo, come previsto, di Paul Motian (il quale, come noto, ha deciso di non muoversi più da New York per motivi di salute), ma anche del sassofonista Mark Turner, infortunatosi ad una mano e impossibilitato a prender parte alla tournée. Però va riconosciuto che lo spettacolo messo in scena in quest'occasione aveva ben pochi limiti e sbavature.

Musica straordinariamente aperta e creativa, generata attraverso continui cambiamenti d'organico sulla scena (minoritari i momenti in cui i cinque suonavano tutti assieme, rispetto alle frammentazioni in duetti, trii, quartetti, sempre variati nelle formazioni), sostituzioni di leader (e qui Rava, da autentico e maturo caposquadra, ha più di altri guardato la scena da un angolo, lasciando che ora Bollani, ora Grenadier conducessero le danze), mutamenti di atmosfere (che slittavano senza soluzione di continuità dal lirismo di storiche composizioni del trombettista a brani di grande libertà, fino a momenti costruiti interamente attorno ai formidabili apporti dei singoli). Musica che proprio sulla qualità dei singoli - com'è giusto che accada nel jazz - faceva perno, trovando in tutti un'adeguata risposta.

Può sembrar strano, in un quintetto con due eccellenti fiati nella front-line, ma il cuore del gruppo è apparso il trio Bollani-Grenadier-Ballard. Di Bollani si sa ormai tutto (sebbene egli non finisca mai di stupire), e in particolare si sa come riesca a catturare con la sua genialità e la sua verve l'attenzione del pubblico; in questo caso va però sottolineato come Grenadier, talmente maturato da imporsi oggi come uno dei capofila dello strumento, sia riuscito a tenergli testa, imponendosi sulla scena non meno del pianista.

Con due artisti di tale sontuosità, che hanno tenuto sempre alta la qualità dei suoni e si sono prodotti in assoli di grande fantasia e intensità, per Rava e Blake era da un lato facile dare il meglio di sé, dall'altro rischioso porsi a confronto. Il primo ha superato i rischi suonando come (purtroppo) non sempre fa ultimamente, ovvero senza cliché, ma con grande fantasia, libertà e misura; il secondo lo ha fatto muovendosi forse con un po' di circospezione e seguendo con cura proprio le linee del piano e del basso, ma in tal modo aprendosi i giusti spazi per esprimere coerentemente il suono del suo tenore.

Un jazz moderno, libero ed emancipato anche dall'orrore per la liricità, che non è mancata, né è parsa in alcun modo disturbare la libertà stessa dell'improvvisazione e dell'inventiva. Un jazz che va oltre ogni pregiudizio e che ha riscosso ampio successo, certamente non solo per il "nome" dei protagonisti. I quali, tutti, meritano grandi complimenti, che spettano in particolare a Rava, capace di sfoderare ancora grandi idee e grandi gruppi.

Foto (di repertorio) di Claudio Casanova


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