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Budapest Jazzforum 2010

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Recensione di Jos DeMol

Budapest Jazzforum - 8-12.09.2010

Organizzato dal locale Music Center, anche quest'anno il Budapest Jazzforum (ex Mol Festival) si segnalava per una serie di proposte altamente interessanti. L'obiettivo del direttore artistico Tamás Bognar era quello di proporre un interessante melange di musicisti ungheresi ed europei, all'insegna della più creativa progettualità.

È quanto in effetti abbiamo riscontrato soprattutto nei concerti che si sono svolti al Trafó Arts Centre con il cimbalista Miklós Lukács grande protagonista di più concerti in 3 giorni. Tra gli altri picchi espressivi del festival vanno ricordati l'Ozone Trio (il sassofonista Christophe Monniot, il pianista Emil Spányi ed il batterista Joe Quitzke) che ha dato vita ad uno straordinario percorso fatto di tradizione e suoni elettronici.

Prima del loro set, c'è stato spazio per l'eccellente progetto "Pulcinella + Dzsindzsa," originale sintesi tra musica francese e magiara: due bassisti, 3 batteristi, 2 sassofonisti ed un bandoneonista per proporre un composito mosaico sonoro fatto di diverse influenze (rock, reggae, retaggi folclorici dei due paesi d'origine dei musicisti). Una vera delizia.

Al Budapest Jazz Club si è invece esibito il trio del vocalist Gábor Winand insieme al bassista György Orbán ed il fisarmonicista Tuur Florizoone, per un concerto dove scrittura ed improvvisazione hanno convissuto felicemente. A seguire, un altro gruppo belga-magiaro (Róbert Szakcsi al pianoforte, Krisztián Pecek al basso, Dré Pallemaerts alla batteria, Bert Joris alla tromba) ha dato buona prova di sé, con un Róbert Szakcsi e Dré Pallemaerts al top delle loro capacità espressive. Bene pure la Modern Art Orchestra diretta dal trombettista Kornél Fekete-Kovács con Bert Joris come guest star ed un interessante repertorio originale dove spicca "Mr Dodo". Altro ospite della formazione, il sassofonista Perico Sambeat che ha deliziato il pubblico con una suadente interpretazione di una sua composizione contenuta nel suo cd "Flamenco Big Band".

Il Grencsó Open Collective con con l'alto sassofonista statunitense Lewis Jordan ha aperto il secondo giorno di concerti con un set altamente dinamico, grazie alla presenza di 2 bassisti in contemporanea. È stata poi la volta del Trio Braamde/Joode/Vatcher in combinazione con il trombettista/violinista Ferenc Kovács ed il già citato Miklós Lukács per una prova ricca di maestria ed empatia musicale, forti di un cd già inciso insieme (Quintet,' BMC CD 179).

Sugli scudi al Budapest Jazz Club il gruppo dello straordinario sassofonista Viktor Toth ed il trombettista belga Bart Maris. Mátyás Szandai è uno dei migliori bassisti della scena jazz contemporanea, grazie ad una profonda cavata e grandi capacità di interazione. Insieme al trombettista svedese Robert Ikiz, Mátyás Sbandai ha dato vita ad un duo molto creativo nel segno della tradizione di Ornette Coleman, rinvigorita dai samples elettronici. Un concerto delizioso. A seguire il mainstream di alta classe del trio di Dániel Szabó con il superbo trombettista polacco Piotr Wojtasik ed il camaleontico Szandai al basso.

In combinazione con il chitarrista Gábor Gádo, il bassista József Barcza Horvùath ed il batterista Tamás Geröly, il gruppo di fiati "Maäk's Spirit" (Blondiau, Van Herzeele, Massot and Orti) ha concluso la serata di concerti al Trabo. Nonostante l'elevata qualità dei solisti, il gruppo ha difettato di coerenza e sound di gruppo, probabilmente a causa anche di mancate prove prima del concerto. Un'occasione persa. Al contrario, il quartetto del vocalist (che voce!) tedesco Michael Schiefel si è reso protagonista del migliore concerto di tutta la rassegna. Al suo fianco il pianista danese Carsten Daerr, i più volte citati Miklós Lukács e Mátyás Sbandai alle prese con il repertorio dei Police ed il repertorio eurocolto. Assolutamente meraviglioso.

Al Budapest Jazz Club c'è stato ancora spazio per il trio di Albert Sainz con l'organo hammond in bell'evidenza, seguito dalla proposta coltraniana del sassofonista Gábor Bolla. Un bel gruppo da tenere a mente.

L'ultima sera del festival è stata segnata dal gruppo "Muvészetek Palotája" al Music Center. Un tedesco (il pianista Hans Lüdemann), un francese (il bassista Sébastien Boisseau) e un serbo (il batterista Dejan Terzic) ad unire idealmente il Vecchio Continente. Ludemann è un pianista ingiustamente sottovalutato, cui spetta la palma di miglior solista della manifestazione, grazie a spettacolari figurazioni armoniche e ritmiche africane. A chiudere, il quartetto "Mihály Dresch" con il bassista Sbandai, il batterista Hamid Drake ed il pianista Lafayette Gilchrist (tra le altre cose membro del gruppo di David Murray). Ottima chiusura di rassegna.

Traduzione di Maurizio Zerbo.

Foto di Bálint Hrotkó

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