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Brianza Open Jazz Festival 2008
“New”. Questo era il filo conduttore dell'ottava edizione del Brianza Open Jazz Festival. New come “nuovi nomi” (estranei al giro dei soliti noti), ma anche come “nomi nuovi” (giovani musicisti emergenti). In linea di principio un'ottima idea, anche se rimane il dubbio che le proclamate aperture alla novità siano un eufemismo per mascherare ristrettezze di budget. Si fa di necessità virtù, e questo va benissimo. Ma, date le circostanze, si potrebbe anche mettere in discussione la struttura stessa del festival.
Stiamo pensando, ad esempio, alla gratuità dei concerti. Una politica divulgativa che può avere senso nelle prime 2-3 edizioni di un festival, quando l'obiettivo è quello di incuriosire, far avvicinare, far prendere consuetudine al pubblico con il jazz. Dopo otto edizioni, tuttavia, riteniamo che il pubblico del Brianza Open abbia ormai compreso qual è la musica che viene proposta nel corso della manifestazione, e che quindi la gratuità dei concerti non abbia più senso.
Un altro punto che merita una riflessione, sia artistica che a livello di budget, è quello relativo alla formula del doppio concerto per sera, soprattutto quando il divario tra le due proposte è elevato, e riduce la prima performance al semplice, inutile, e forse imbarazzante per gli stessi musicisti, ruolo di “supporto”.
Infine, e qui chiudiamo con le considerazioni di carattere generale per passare alla cronaca dei concerti, crediamo sarebbe opportuno ricercare qualche sponsor privato che sostenga l'iniziativa. Mi ha molto colpito, infatti, l'assoluta assenza di pubblicità sia sul luogo dei concerti (e questa forse è buona cosa), che nel materiale promozionale del festival, come il sito internet, i poster ed i booklet.
Passando alla musica, la nostra cronaca sarà concentrata sulle tre serate monzesi, cuore della manifestazione che ha comunque coinvolto otto comuni della Brianza, per un totale di quindici concerti.
L'apertura di queste serate è stata affidata al quartetto del sassofonista Daniele Tittarelli (Pietro Lussu al pianoforte, Vincenzo Florio al contrabbasso, Marco Valeri alla batteria), che ha iniziato il concerto con un brano di Wayne Shorter ("Deluge"), per poi proseguire lungo orizzonti coltraniani / tyneriani. Pieni anni '60, quindi, suonati molto bene, con energia e precisione, ma anche con troppa aderenza al modello originale. Come dire: non basta essere giovani per essere “nuovi”. In questo senso, abbiamo apprezzato i timidi tentativi di Lussu di inserire, all'interno di una cornice storicizzata, frammenti di un linguaggio più contemporaneo.
Travolgente come sempre, invece, il duo Javier Girotto - Luciano Biondini, coppia più che consolidata (il loro sodalizio dura ormai da otto anni). La loro musica, inizialmente concentrata su tanghi, milonghe, sulle musiche di derivazione argentina, negli ultimi tempi si è permeata di mille influenze, dal rock 'n' roll a (almeno per quanto riguarda Biondini) certe aperture liriche à la Antonello Salis (anch'egli presente al festival). Generosi ed energici, i due hanno dato vita ad un concerto esaltante, virtuosistico nel senso positivo del termine. Bravi!
La seconda serata si è aperta con il concerto per solo piano di Luca Mannutza. Premesso che il piano solo è una formula difficile ed insidiosa, che a mio parere pochissimi al mondo si possono permettere. E premesso che Luca Mannutza è un ottimo musicista (basta ascoltarlo con gli High Five per rendersene conto), l'impressione che abbiamo avuto è che il pianista non sia in grado di reggere un'esibizione in completa solitudine. Cosa di cui, forse, si è reso conto egli stesso, tanto è vero che ha fatto spesso ricorso a pattern e cromatismi, quasi a voler cercare rifugio e conforto rispetto ad una situazione disagevole.
Davvero eccellente l'esibizione del Tinissima Quartet del sassofonista Francesco Bearzatti (Giovanni Falzone alla tromba, Danilo Gallo al basso, Zeno De Rossi alla batteria). Il quartetto ha presentato la Suite per Tina Modotti (pubblicata per la Parco Della Musica Records), enfatizzando al massimo l'energia, la grinta, gli aspetti più squisitamente rock delle composizioni. Un travolgente giro del mondo in musica, che tocca i luoghi che hanno segnato la vita dell'avventurosa fotografa (si parte dal natio friuli per passare alla Russia, agli Stati Uniti, al Messico). Padroni della scena sono ovviamente i due front- men Bearzatti e Falzone, fantasiosi ed estroversi, che hanno dialogato in modo impeccabile, ciascuno con la propria cifra stilistica personale e riconoscibilissima. Importantissimo il ruolo svolto dalla coppia Gallo-De Rossi, solida sezione ritmica che fornisce supporto e spinta alle volate solistiche dei fiati. Gran concerto!
Lunedì 30 giugno abbiamo ascoltato il quartetto del pianista Giovanni Guidi (Dan Kinzelman al sax, Stefano Senni al cotrabbasso, Christian Calcagnile alla batteria), uno dei nomi di punta della nuova generazione di jazzisti italiani. Non a caso, il nostro ha avuto l'imprimatur (per così dire) di Enrico Rava, uno che di giovani talenti se ne intende, e che ha usato per Guidi parole molto simili a quelle usate, qualche anno addietro, per Stefano Bollani. Forte di un nuovo album già pubblicato e pronto per l'uscita (sarà presentato ad Umbria Jazz), anche in questa serata Guidi ha confermato quelle doti che lo hanno fatto eleggere “migliore nuovo talento” del 2007 dalla rivista Musica Jazz. Dal punto di vista esecutivo Guidi è senza dubbio molto più maturo dei suoi 23 anni anagrafici. Dal punto di vista compositivo, ci sono ancora alcune disomogeneità e dunque margini di miglioramento, ma registriamo con piacere che il pianista si sta gradualmente affrancando da quelle atmosfere “nordiche” (alla ECM, per intenderci) che avevano segnato i suoi primi lavori, e sta progressivamente trovando una scrittura personale.
Infine è stata la volta della Cosmic Band di Gianluca Petrella (Beppe Scardino al sax baritono, Francesco Bigoni al sax tenore, Mirko Rubegni alla tromba, Giovanni Guidi al pianoforte, Gabrio Baldacci alla chitarra, Alfonso Santimone alle tastiere, Francesco Ponticelli al contrabbasso, Federico Scettri alla batteria, Simone Padovani alle percussioni), orchestra di musicisti giovanissimi, e indubbiamente uno degli organici più interessanti dell'attuale panorama jazzistico italiano. Musica eclettica, irriverente ma anche solidissima nell'approccio e nell'esecuzione, cui non sono certo estranee influenze quali l'Instant Composer Pool, Roswell Rudd, Zentralquartett o la Millenial Territory Orchestra di Steven Bernstein. Davvero un bel modo, per il festival, di salutare il pubblico monzese e dare appuntamento all'anno prossimo.
Foto di Claudio Casanova (Girotto, Bearzatti, Guidi, Petrella), Sergio Cimmino (Tittarelli) e Dario Villa (Mannutza).
Ulteriori immagini di questo festival sono disponibili nelle gallerie dedicate ai concerti di Pietro Ciancaglini e Norma Winstone.
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