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Anthony Braxton Diamond Curtain Wall Quartet
Non è banale.
Ogni volta che si ha occasione di ascoltarla, la musica di Braxton sorprende.
Sarà senz'altro perché trattasi di una vera mente creativa; e senza dubbio c'entra il fatto che Braxton affidi la propria creatività a musicisti dal valore eccezionale, che introduce ed educa alla propria specifica visione. Ma è soprattutto per un fatto intimo ed originario.
La musica di Braxton costituisce un sistema strutturalmente chiuso che proprio per questa sua natura si rivela aperto sotto il profilo di un'evoluzione genetica, cioè fondata sui propri stessi presupposti. Vale a dire che, come ogni organismo vivente, la musica di Braxton dispiega continuamente la propria complessità in un processo che è al contempo riproduttivo e innovativo.
Lo si è potuto apprezzare chiaramente assistendo alle ultime somme manifestazioni della sua Ghost Trance Music; risulta inequivocabile dopo aver assistito alla prima apparizione in Italia della Diamond Curtain Wall Music, una delle nuove feconde direzioni intraprese dal sistema di Braxton dopo la conclusione di una lunga e affascinante fase durata circa un decennio.
Se della GTM mantiene intatti i riferimenti semantici, la DCWM se ne distacca sul piano generativo, costituendo un'ambiente meno strutturato da contenuti e dinamiche preesistenti, ancora più libero, aperto, imprevedibile, epico, vissuto sul momento.
Ciò fa sì che la responsabilità della musica ricada ancor di più sui singoli componenti del gruppo, sulla loro specifica creatività, intuizione e facoltà di interconnessione. Paradossalmente però la musica ascoltata è apparsa più che mai un fenomeno organico emergente, assolutamente non riducibile alle sue parti e nemmeno ai legami tra di esse.
Una totalità gassosa. Semplicemente da aspirare.
Assai meno tesa e nervosa rispetto alle recenti prove di Mosca e Besançon, la musica ascoltata a Mestre - complici forse la conformazione della sala, che poneva i musicisti in basso tra le due ali di un pubblico attento disposto in discrete gradinate, e le bizze del sistema di amplificazione che ha inizialmente escluso il laptop di Braxton, elemento essenziale nella DCWM - attraversando scenari assai mutevoli ha rivelato possibilità ancora inaudite, di una tenerezza e un'intimità che non ci si aspettava.
Braxton in particolare ha fatto spesso sfoggio di un suono più tondo e caldo, morbido e sornione e di un fraseggio languido e rilassato, incredibilmente a proprio agio nel magmatico contesto sonoro in cui sono state tradotte le partiture grafiche splendidamente dipinte poste dinnanzi a ciascun musicista.
Avvitandosi ed espandendosi naturalmente e senza soluzione di continuità, il lungo flusso sonoro scandito temporalmente dalla solita clessidra ha mutato colore seguendo le complesse e inafferrabili dinamiche del gruppo; densità a seconda della fitta cortina timbrica di cui i musicisti (in particolare Taylor Ho Bynum, grazie al proprio fitto campionario di strumenti e soprattutto alla maestria con cui li padroneggia; e non senza qualche affronto all'intelligibilità del suono, quando il clarinetto contrabbasso di Braxton e il fagotto di Katherine Young impastavano le loro voci con gli acri borborigmi del SuperCollider nel medesimi intorno sonoro); spessore per il frequente smembramento del quartetto in unità inferiori.
È parsa proprio la frequente riduzione a duetti a costituire uno dei punti di maggiore interesse ed ammirazione dell'esibizione. Duetti che hanno visto brillare la crescente espressività di Mary Halvorson, la cui chitarra rappresenta nel gruppo un elemento discreto ma essenziale nel tracciare le direttrici di sviluppo della musica, coniugando abilmente tessitura ritmica e inventiva sintattica.
Più che in altre occasioni, questa nuova DCWM lascia l'impressione di un profondo rimescolamento interiore ma senza quel vago stordimento che accompagnava la conclusione di un brano di GTM. Qui il viaggio si fa leggero, e l'attraversamento del velo creato da Braxton e dai suoi musicisti accarezza dolcemente e sospinge verso ulteriori vertigini.
Foto di Emiliano Neri
Ulteriori immagini di questo concerto sono disponibili nella galleria immagini.
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