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Thad Jones-Mel Lewis Orchestra: All My Yesterdays

Angelo Leonardi By

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La Resonance Records ha appena pubblicato (in un lussuoso cofanetto di due CD più un libro di 92 pagine), le primissime incisioni della Thad Jones-Mel Lewis Orchestra, riprese al Village Vanguard il 7 febbraio e il 21 marzo 1966.
Sono trascorsi 50 anni dalla nascita della formazione e, agli inizi di febbraio, lo storico club ha festeggiato l'avvenimento con una settimana di concerti della Vanguard Jazz Orchestra, che dopo il decesso dei due fondatori ne rappresenta la continuazione.
Nel 2000 era stato pubblicato un bootleg con alcune registrazioni di quelle serate ma stavolta il materiale è completo e soprattutto ha una veste ufficiale, con tutti i diritti pagati ai musicisti ancora in vita o ai loro eredi.

Inutile ricordare l'importanza di quell'organico che ha rappresentato il modello per eccellenza del modern mainstream orchestrale, aggiornando la lezione delle storiche swing band, prima fra tutte quella di Count Basie.
Sono incisioni magnifiche anche per la qualità acustica: catturano tutta l'esplosiva carica ritmica dell'Orchestra, il gusto appassionante dei contrasti timbrici, i possenti collettivi che sostengono e interagiscono coi solisti in percorsi di palpabile tensione.

Prima di entrare nel dettaglio dei brani è opportuno rievocare quei giorni.
Da qualche mese Thad Jones e Mel Lewis avevano raccolto una ventina dei migliori solisti disponibili a New York (tra cui Hank Jones, Pepper Adams, Bob Brookmeyer, Jerome Richardson, Richard Davis, Joe Farrell, Snooky Young) col progetto di dare nuovo slancio al jazz orchestrale. Il trombettista aveva lasciato la band di Count Basie e s'era portato dietro un pacco di partiture che questi considerava troppo ardite. Era entrato nella Concert Jazz Band di Gerry Mulligan ma anche lì restò poco, coinvolgendo nel nuovo progetto Mel Lewis e Bob Brookmeyer che lo seguirono.

La nuova formazione iniziò a provare nel dicembre 1965 negli studi A&R di Phil Ramone e dopo un paio di mesi debuttò al Village Vanguard, inaugurando quella che diventerà una serie di esibizioni che continua ancora oggi.
Era il 7 febbraio 1966 e la musica fu ripresa da George Klabin, il futuro fondatore della Resonance, allora 19enne tecnico del suono autodidatta che s'era fatto una buona reputazione in giro. Servendosi di un registratore a due piste, un mixer portatile e appena sei microfoni (nella session del 21 marzo ne usò dieci) Klabin ottenne una sorprendente fedeltà sonora. L'incisione servì come demo a Jones e Lewis per ottenere un contratto con la Solid State, che registrò l'orchestra in estate. Klabin ottenne in cambio il permesso di trasmettere quella musica alla stazione radio del suo college. Questa splendida edizione si deve al nuovo produttore della Resonance, Zev Feldman, che ha ritrovato e rimasterizzato i nastri originali, rendendo quei brani disponibili al grande pubblico.
Com'è noto il jazz di metà anni sessanta continuava nel suo intenso rinnovamento. Pochi mesi prima era stato pubblicato E.S.P. di Miles Davis; John Coltrane aveva registrato Ascension; il suo quartetto e quello di Archie Shepp s'erano esibiti con clamore al Festival di Newport; Albert Ayler in un concerto alla Town Hall che sarà pubblicato dalla ESP; la Blue Note aveva stampato At The Golden Circle di Ornette Coleman.

Queste incisioni evidenziano che l'orchestra di Jones e Lewis, pur legata a modelli tradizionali, risente di quel clima di forte libertà espressiva. La cosa è evidente già dal brano che apre il primo CD, "Back Bone," dove l'incalzante swing convive con collettivi dissonanti, timbri urlati e frequenti innesti free. Una riuscita sintesi tra passato e presente che ancora oggi risulta coinvolgente. Seguono altre partiture di Thad Jones, a volte di fattura più tradizionale, con richiami all'estetica di Count Basie come il serrato "The Little Pixie," caratterizzato da swing contagioso, brucianti giochi di sezione e lunghi assoli.
La registrazione cattura il clima di entusiasmo che si respira nell'orchestra e si trasmette al pubblico, in un'atmosfera di libertà che non altera la proverbiale compattezza e professionalità dell'organico. Nel secondo CD, troviamo la presenza di noti standard, resi seducenti da opulenti fondali che sostengono gli interventi di Jerome Richardson, Hank Jones, Jimmy Nottingham, Bob Brookmeyer e altri. Particolarmente riuscito è il sontuoso arrangiamento "evansiano" di "Willow Weep for Me."
Sostenuta da una sezione ritmica, resa elastica e possente dal connubio Richard Davis e Mel Lewis, quell'orchestra debuttava con le sue migliori caratteristiche già in primo piano.

Concluso l'ascolto sembra incredibile che sia trascorso mezzo secolo.

Track Listing:
CD 1: Back Bone; All My Yesterdays; Big Dipper; Mornin Reverend; The Little Pixie; Big Dipper (alt.).
CD 2: Low Down; Lover Man; Ah, That's Freedom; Don't Ever Leave Me; Willow Weep for Me; Mean What You Say; Once Around; Polka Dots & Moonbeams; Mornin Reverend; All My Yesterdays; Back Bone.

Personnel: Thad Jones: direzione, cornetta; Jimmy Nottingham, Jimmy Owens, Snooky Young, Bill Berry: trombe; Bob Brookmeyer, Jack Rains, Garnett Brown, Cliff Heather: tromboni; Joe Farrell, Jerry Dodgion, Eddie Daniels, Jerome Richardson, Marv Holliday, Pepper Adams: tromboni; Hank Jones: pianoforte; Sam Herman: chitarra; Richard Davis: contrabbasso; Mel Lewis: batteria.

Title: All My Yesterdays | Year Released: 2016 | Record Label: Resonance Records


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