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Ai Confini tra Sardegna e Jazz 2006

AAJ Italy Staff By AAJ Italy Staff

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Prendersi una pausa di riflessione ogni tanto è pratica che, se quando si è nel pieno di una attività sembra quasi impensabile, risulta a volte salutare e consente di ragionare al meglio sulle cose e sulle loro prospettive.

Certo l'edizione 2006 della rassegna "Ai Confini tra Sardegna e Jazz 2006" [probabilmente il festival italiano che negli ultimi anni ha dimostrato il maggiore coraggio e la capacità di offrire a un numero incredibile di musicisti straordinari l'occasione per presentare progetti e sinergie] ha offerto non per colpa propria un programma più ristretto rispetto agli stupefacenti cartelloni delle edizioni passate: una serie di difficoltà e intoppi di finanziamento [segnale davvero sconfortante della lungimiranza di alcuni interlocutori, dato il livello assoluto e la tradizione dell'appuntamento] ha portato il direttore artistico Basilio Sulis a ridurre numericamente e decentrare gli appuntamenti.

Meno concerti quindi e l'abbandono della consueta Piazza del Nuraghe a Sant'Anna Arresi: la circostanza ha però consentito di pensare e proporre i concerti in una serie di luoghi del sud-ovest della Sardegna che si sono rivelati affascinanti e funzionali.

Sono stati dapprima una serie di concerti a cura degli insegnanti della scuola di Chicago cui erano affidati i consueti corsi - sempre molto seguiti - a "scaldare" l'ambiente, specialmente nel suggestivo borgo abbandonato di Tratalìas, mentre una miniera di Iglasias è stata lo scenario per il concerto, seguitissimo, dell'orchestra Buena Vista Social Club. Ormai "orfana" dei suoi grandi "vecchietti" come Rubèn Gonzalez o Compay Segundo, la formazione cubana offre oggi una musica abbastanza deludente, priva di particolari finezze e al tempo stesso non così irresistibile sul piano del ballo come molte altre formazioni sanno essere. Il pubblico più "generalista" è parso apprezzare molto, ma sembra che il fenomeno Buena Vista viva ormai più di rendita che di reali meriti.

Nell'impervio, ma affascinante scenario di Villaperuccio, l'Orchestra di Jazz di Cagliari ha dovuto fare a meno della conduction di Butch Morris, rimasto in America per problemi di salute, e ha presentato un repertorio più convenzionale, con ospiti qualche insegnante di Chicago e il sempre brillante Sandro Satta al sax contralto. Complice l'inattesa rigidità della temperatura, la serata è sembrata scorrere su binari piuttosto modesti.

Ben altra storia la sera successiva, in quella cornice straordinaria che è Monte Sirai a Carbonia: una intensa performance dei giovani italiani Guitto Gargle [da seguire con attenzione questi musicisti] ha preceduto uno dei concerti più convincenti ascoltati da Steve Coleman e i suoi Five Elements negli ultimi tempi. La musica del sassofonista ha assunto ora una fisionomia nuova e interessante, fatta di lunghi crescendo melodici che esplodono poi in quella cifra ritmica che ben conosciamo, qui sostenuta da un Dafnis Prieto in forma strepitosa. Anche il ruolo della voce di Jen Shyu, che era sembrata in altre occasioni troppo presente, ha ora raggiunto un equilibrio interessantissimo, lavorando insieme ai fiati. Un concerto emozionante, seguito con attenzione quasi religiosa dal foltissimo pubblico stipato nell'arena.

Nello stesso luogo, con una luna complice a tramontare dentro il mare di Sant'Antioco, due sere dopo, ha dato spettacolo il World Saxophone Quartet con il suo progetto Experience dedicato alla musica di Jimi Hendrix. Festoso, bruciante di blues e funk anche grazie al basso inimitabile di Jamaladeen Tacuma e alla batteria di Gene Lake, con Craig Harris al trombone a sostenere i quattro "cavalieri" del sassofono [ma Murray si è anche prodotto come non disprezzabile cantante soul], il concerto è stato una lucente sferzata di energia e ritmo.

A questo punto le prospettive e gli auspici sono che già dall'edizione del prossimo anno le difficoltà possano essere superate e che il percorso del festival e del suo insostituibile, tenace, direttore Basilio Sulis, possa continuare a scrivere pagine fondamentali per il jazz dal vivo in Italia, come ha fatto negli anni passati. Il mare e la terra di Sardegna, sempre meravigliose, lo meritano davvero.

Foto di Claudio Casanova


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